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Servo di Dio Stefano Ferrando Vescovo

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Rossiglione (Genova), 28 settembre 1895 – Quarto (Genova), 20 giugno 1979


Ecco un’altra santa figura di vescovo missionario, scaturito dalla grande Famiglia Salesiana. Stefano Ferrando nacque a Rossiglione (Genova) il 28 settembre 1895 da Agostino Ferrando e Giuseppina Salvi, sin da adolescente avvertì la vocazione religiosa ed entrò nella Società Salesiana di s. Giovanni Bosco.
Nel 1912 a 17 anni emise la professione religiosa a Foglizzo Canavese (Torino); da giovane religioso fu insegnante nella Casa salesiana di Borgo S. Martino (Alessandria) e qui gli giunse una lettera della Direzione Generale delle ‘Opere don Bosco’, che in un questionario allegato, chiedeva di indicare a quale forma di apostolato, avrebbe voluto dedicarsi una volta consacrato sacerdote; e Stefano rispose: Missionario!.
A vent’anni nel 1915, gli giunse la chiamata alle armi, l’Italia era coinvolta nella Prima Guerra Mondiale e per quattro anni fu sergente nella Sanità a ridosso della prima linea.
In quest’opera si fece onore soccorrendo con la barella i feriti, tra lo scoppio delle bombe; per il suo “sprezzo del pericolo” gli fu assegnata la medaglia d’argento al V. M. nel 1917.
Nel 1920, sano e salvo, Stefano Ferrando poté ritornare tra i suoi salesiani, riprendendo gli studi interrotti e il 18 marzo 1923 fu ordinato sacerdote a Borgo San Martino.
Qualche mese dopo ricevé l’incarico di capo spedizione di dieci giovanissimi salesiani e aspiranti salesiani, che avrebbero fatto l’anno di noviziato in India e precisamente in Assam.
Pur stupito dell’improvvisa decisione, che lo vedeva impreparato soprattutto per la sua non conoscenza dell’inglese, allora lingua ufficiale dell’India, il giovane sacerdote non rifiutò, ma ubbidì lo stesso come del resto farà per tutta la vita.
Con il nome di ‘Assam’ in quel tempo si indicava tutto il Nord-Est dell’India, la regione confina con il Tibet, la Cina, la Birmania; il gruppo arrivò a Shillong la capitale, il 23 dicembre 1923 e un mese dopo si diede inizio al noviziato di cui era maestro padre Deponti e Ferrando il suo aiutante.
Ma dopo pochi mesi padre Deponti si ammalò e dovette ritornare in Italia e il superiore della Missione mons. Mathias incaricò padre Stefano Ferrando come superiore e maestro dei novizi; ancora una volta fu preso di sorpresa: “Non ho ancora imparato niente e già devo insegnare. Il Signore continua a scherzare con me; da sergente di Sanità a sergente del suo esercito spirituale! Se si fida lui….”.
Fu impegnato con grande capacità ed ardore in questa carica, poi anche come superiore dei futuri sacerdoti missionari per dieci anni, al servizio degli altri e sempre alla presenza di Dio.
Il 9 luglio 1934 papa pio XI lo elevò alla dignità episcopale, ancora una volta con sua grande sorpresa e destinato a reggere la diocesi di Krishnagar nel Bengala Occidentale, a 100 km. a nord di Calcutta; il 10 novembre 1934 fu consacrato solennemente a Shillong dall’arcivescovo di Calcutta; lasciò con rimpianto la Missione, per diventare il primo vescovo della nuova diocesi di Krishnagar.
Ma come scrisse nelle sue ‘memorie’, il Signore amava giocare con lui e dopo un anno fu richiamato a Shillong come vescovo, in sostituzione di mons. Mathias nominato arcivescovo della grande diocesi di Madras nel sud dell’India.
Il 14 marzo 1936 fece il suo ingresso come pastore nella diocesi, che aveva visto per dieci anni il suo operato di giovane sacerdote missionario, ritrovando i suoi carissimi chierici salesiani e centinaia di cristiani; percorrendo in groppa ad un cavallo bianco tre km, fra due ali di popolo festante e alla luce di torce accese.
Cominciò così il suo lungo episcopato ‘itinerante’ durato ben 35 anni; ai suoi sacerdoti raccomandò: “Non potete convertire le anime spostandovi in automobile; per avvicinarle e risolvere i loro problemi occorre camminare a piedi” e dando loro l’esempio cominciò a spostarsi continuamente soprattutto a piedi, attraversando tutta la sua diocesi, dalle colline alle pianure, tra foreste e paludi.
Attaccato dalle zanzare, pericolosissime per la malaria che inculcavano, smarrito nella giungla, appollaiato con altri missionari sugli alberi per sfuggire alle bestie feroci.
Mons. Stefano Ferrando fu l’artefice della ricostruzione nel 1967, della grande cattedrale e del complesso missionario, dopo i disastrosi incendi del 1936; fondò le ‘Suore Missionarie Catechiste’ tutte indiane, per sostituire in futuro le ‘Figlie di Maria Ausiliatrice’ venute dall’Italia; preparò la fondazione delle nuove diocesi di Dibrugarch e di Tezpur e della nuova archidiocesi di Shillong (1969).
Visse in prima persona le vicende tristi e gioiose dell’Assam, partecipando con il suo popolo e con i suoi sacerdoti, alle angosce dell’invasione giapponese nell’agosto 1942, durante la Seconda Guerra Mondiale, come pure partecipò alla gioia generale per l’indipendenza dell’immensa India il 15 agosto 1947.
Fu al Concilio Vaticano II e nello spirito dello stesso Concilio, il 20 giugno 1969 a quasi 75 anni, presentò a papa Paolo VI le sue dimissioni, il pontefice accettandole gli conferì la dignità di Arcivescovo Titolare di Troina.
Al suo posto a coronamento di tutti i suoi sforzi per il clero locale, fu nominato un arcivescovo indiano mons. D’Rosario e indiani furono gli altri due vescovi delle nuove diocesi da lui preparate nella costituzione; prima di lasciare l’India consacrò uno dei due vescovi, che era un ragazzino da lui conosciuto nei primi tempi della sua opera missionaria.
Aveva trovato in Assam 4000 cattolici, ne lasciava 500.000. Ritornò fra la sua gente nel 1972 per quattro mesi come ‘pellegrino apostolico’ e consacrò la completata Cattedrale Arcivescovile di Shillong il 24 aprile 1973.
In Italia il vecchio missionario si ritirò nella Casa Salesiana di Quarto (Genova); a chi gli domandava come mai aveva lasciato l’India dopo 47 anni di missione, rispondeva: “Perché finalmente è spuntato il giorno che da 47 anni sospiravo, il giorno in cui la Chiesa in India può far da sé!”:
Morì serenamente il 20 giugno 1979 nella Casa di Quarto; nel 1987 le suore indiane richiesero i resti mortali del loro Fondatore e il 12 novembre 1987 l’urna di mons. Stefano Ferrando fu deposta nella Cappella del Convento di S. Margherita a Shillong, sua seconda patria.


Autore:
Antonio Borrelli

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Aggiunto il 2005-04-27
Letto da 1697 persone

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