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Beato Luigi Ludovico Allemandi (Louis d'Aleman)

16 settembre

San Michele di Prazzo, Cuneo, 1382 – Salon, 1450

Martirologio Romano: A Salon nella Provenza in Francia, transito del beato Luigi d’Aleman, vescovo di Arles, che visse in assoluta pietà e penitenza.


La nobile famiglia germanica degli Allemandi si trasferì, al tempo degli imperatori Ottoni, in Piemonte e più precisamente presso San Michele di Prazzo, in Val Maira. Qui assai probabilmente nacque il beato odierno, anche se secondo altre ipotesi sarebbe nato nella vicina regione francese del Bugey. La cosa certa sono comunque le origini saluzzesi della famiglia, visti i futuri buoni rapporti che Ludovico intrattenne con il cardinal Amedeo dei marchesi di Saluzzo.
Intraprese la carriera ecclesiastica in giovanissima età e, entrato tra i canonici di Lione, venne elevato alla dignità di priore di Piellonez e Contamines-sur-Arles. All’università di Avignone conseguì la laurea in diritto nel 1414. Ricevette vari incarichi quale insegnate presso abbazie a Tours, a Valenza ed a Barbona. Prese parte ai concili di Pisa e di Costanza, entrambi finalizzati ad una positiva conclusione dello scisma d’Occidente. Il papa Martino V lo destinò poi alla cattedra episcopale di Maguelonne nel 1418 e di Arles nel 1423. Insignito della porpora cardinalizia, nel 1424 divenne governatore di Bologna, ove dovette fronteggiare la lotta in corso tra guelfi e ghibellini. Qui fu imprigionato per alcuni lunghi giorni dalla potente famiglia guelfa dei Canetoli. Liberato, si trasferì a Roma ove operò alla corte papale. Dal 1431 partecipò al concilio di Basilea indetto dal pontefice Eugenio IV. Quest’ultimo, temendo di vedere la sua autorità compromessa dal concilio, ne trasferì la seda a Ferrara, per poter dirigere personalmente il procedere dei lavori. Alcuni cardinali non accolsero però benevolmente tale autoritaria presa di posizione e continuarono a riunirsi a Basilea, ove procedettero all’elezione di un nuovo papa nella persona dell’ex duca sabaudo Amedeo VIII, che assunse il nome di Felice V. Il cardinal Allemandi, rimasto coinvolto in questa diatriba sulla superiorità del concilio rispetto al Romano Pontefice, poté essere reintegrato nella pienezza delle sue funzioni solo quando nel 1449, con il nuovo papa Niccolò V si giunse alla riappacificazione con i seguaci di Felice V che abdicò. Quest’ultimo fu ricompensato, per la sua opera in favore dell’unità della Chiesa, con la nomina a cardinale, mentre l’Allemandi poté riprendere possesso ufficialmente della sede di Arles. Ritiratosi dunque nella città provenzale, dedicò il resto della sua vita anima e corpo alla cura pastorale del gregge a lui affidato. La morte lo raggiunse nel 1450 presso il convento francescano di Salon. Fu però comunque sepolto nella cattedrale e la sua tomba non tardò a divenire meta di pellegrinaggi e luogo miracoloso. LO storico Saxius volle così riassumere la sua vita: “Angelicam vitam duxit”, cioè “condusse una vita angelica”, caratterizzata da una spiccata devozione mariana concretizzata nel sostegno al dogma dell’Immacolata Concezione. Nel 1527 il papa Clemente VII volle confermare ufficialmente il suo culto dichiarandolo “beato”.


Autore:
Fabio Arduino

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Aggiunto il 2005-06-02

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