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Giuliana Giuditta Antonia Signorini Fondatrice

Testimoni

Firenze, 17 gennaio 1815 – Badia a Ripoli (FI), 20 novembre 1873


In quel clima di sconvolgimento sociale, politico, religioso, che caratterizzò la seconda metà dell’Ottocento italiano, ci fu, pur fra le soppressioni di Congregazioni religiose volute dal Governo del nascente Regno d’Italia, un fiorire di Istituzioni sia maschili che femminili, che alla luce delle nuove necessità assistenziali e sociali, diedero vita a tante opere, come orfanotrofi, ospedali, ospizi, scuole, convitti e la loro benemerita esistenza in maggior parte, è giunta fino a noi.
Frutto di quello storico periodo, fu anche la Congregazione delle “Suore Serve di Maria SS. Addolorata di Firenze”, le quali hanno questa specifica denominazione fiorentina, per identificarle nel variegato elenco di suore Serve di Maria, che pur avendo origine comune nella spiritualità dei Servi di Maria, hanno specificità propria secondo le località in cui le varie Congregazioni sorsero.
L’inizio storicamente accertato, non è proprio quello di una Congregazione, ma di un gruppo di Terziarie Serve di Maria, che volute da suor Veronica Donati nel 1858, per far scuola ai poveri, trascorsero ben sette anni di peripezie e traslochi in vari Comuni della provincia fiorentina; la forte e caparbia volontà di suor Veronica, combattuta dalle autorità civili, dall’incomprensione degli ecclesiastici, dalle calunnie della gente incredula, riuscì per ben sette volte ad evitare la soppressione definitiva del gruppo di Terziarie, anche se alla fine dovette personalmente ritirarsi, per morire sola e in silenzio in data sconosciuta, ma non prima del 1886.
Nel 1865, nella storia del gruppo di Terziarie Serve di Maria Addolorata, compare la figura della pia vedova Giuditta Signorini Cinganelli, che diverrà la guida provvidenziale dell’Istituto, che con lei prese incremento e vera fisionomia di Famiglia religiosa.
Giuditta Antonia Signorini, nacque a Firenze nella zona della parrocchia di S. Frediano, il 17 gennaio 1815; educata cristianamente dalla sua famiglia, a 21 anni sposò Leopoldo Cinganelli, nozze celebrate il 10 ottobre 1836 nella chiesa di S. Ambrogio; dall’unione dei due buoni giovani, nacque due anni dopo la figlia Cesira.
Ma la serenità della famiglia scomparve dopo 10 anni, il 28 luglio 1848 il marito Leopoldo morì a soli 43 anni, lasciandola vedova, ancora giovane di 33 anni e con la figlia.
Giuditta, donna di profondi sentimenti cristiani, accettò la dolorosa prova con rassegnazione, accudendo amorevolmente la figlia e curando l’anziano suocero, offrì alla Vergine Addolorata, madre comprensiva di tutti i dolori, di cui era Terziaria dei Servi di Maria, tutte le sue pene, certa di trovare consolazione.
I padri della Santissima Annunziata dei Servi di Maria e il parroco di S. Frediano don Valentino Monti, le furono vicini ammirando la sua disponibilità e religiosità.
Dopo un certo tempo, ecco che arrivò inaspettata la proposta del parroco Monti, di prendersi cura della pericolante comunità del Cestello, cioè delle cinque povere Terziarie, rimaste senza guida e sostegno, praticamente senza futuro, dopo l’allontanamento della loro fondatrice suor Veronica Donati.
In particolare i Padri Servi di Maria della SS. Annunziata, che l’avevano accolta fra le loro Terziarie, caldeggiarono la proposta e così Giuditta Antonia Signorini vedova Cinganelli, a 40 anni, dopo aver sistemato con prudenza e amore la figlia Cesira, accettò di diventare la madre della piccola comunità.
L’impatto con le cinque suore Terziarie non fu facile, esse si aspettavano una giovane con esperienza religiosa, per lo meno quanto la loro e invece si trovarono davanti una vedova con figlia, senza precedenti specifici, vissuta fino a pochi giorni prima nel mondo, l’insoddisfazione fu evidente.
Ma Giuditta è vero che non era una direttrice navigata, ma era pur sempre un’anima eletta, passata attraverso il crogiolo della sofferenza, desiderosa di santificare se stessa e di guidare per la via della santità le sue consorelle.
Trasfuse alle sue figlie spirituali il valore della pazienza, rassegnazione, povertà, l’amore per le anime, riuscendo in breve tempo a conquistarle con il sorriso, la chiarezza delle sue idee e con la delicatezza dei suoi modi.
Devotissima di santa Giuliana Falconieri, prese il nome di suor Giuliana di s. Anna; si rese conto che non ci sono frati senza Regola, così è altrettanto vero per le suore; il 28 novembre 1855 scrisse all’arcivescovo esponendo la situazione precaria delle suore, assicurando nel contempo il suo totale impegno per ridare stabilità e futuro alla Comunità, esponendo le linee operative per attuarlo.
Consapevole di essere stata chiamata da Dio a coltivare questo giardino, si immerse nelle attività di riordino, di regolamentazione, di funzionalità, di lavoro della comunità, utilizzando soprattutto esempio, virtù, preghiera.
Intanto la Casa di S. Frediano si rivelò poco adatta, quindi si trovò nel territorio di Badia a Ripoli un edificio, un tempo monastero dei monaci Vallombrosani, preso in affitto per le suore e per la scuola; si trasferirono con il consenso dell’arcivescovo nel maggio 1867.
In questo luogo tranquillo e silenzioso, non molto distante dalla città, l’Istituto delle Suore Serve di Maria Addolorata, metterà le sue radici espandendosi e diventando uno dei più prestigiosi istituti religiosi femminili fiorentini.
Madre Giuliana, intuendo la profonda spiritualità di suor Francesca Dugini, le affidò il delicato compito di Maestra delle Novizie, per aiutarle a scoprire il senso della loro vocazione e il carisma dell’Istituto.
A Badia a Ripoli, aprì subito una scuola gratuita per le figlie del popolo, che in breve fu frequentata da ben 150 bambine; inoltre un educandato per giovinette per una educazione più completa; cedendo alle richieste di autorità civili ed ecclesiastiche, fondò un Istituto per bambine povere anche a San Gersoló e una scuola di lavoro a Barberino del Mugello.
In regola con le leggi ecclesiastiche e civili, l’attività scolastica a favore delle bambine povere, crebbe e si consolidò a Badia e Comuni vicini, sostenuta da qualche contributo del Comune, dalla questua e qualche nobile della zona offrì locali e contributi economici.
Nel 1870 madre Giuliana poté ammettere alla vestizione sette giovani novizie, preparate con zelo e saggezza materna; mentre numerose giovani maestre si associavano all’opera d’istruzione dell’Istituto.
In quel periodo infuriava una malattia, la tisi polmonare, che falciava anche giovani vite e le suore non furono risparmiate, dal 1865 al 1873 ben cinque suore morirono, assistite amorevolmente da madre Giuliana, ma alla fine anche lei ne fu colpita, il medico intervenuto per tempo fece tutto il possibile, ma il morbo avanzando lentamente ad un tratto esplose e in pochi giorni venne la fine, madre Giuliana Signorini morì il 20 novembre 1873 a 58 anni, in un’età che poteva ancora dare tanto sostegno e amore alla sua Istituzione, che ormai veleggiava agevolmente e con spiritualità nuova.
Fu sepolta nel cimitero del Pino di Badia a Ripoli e dopo alcuni anni i suoi resti mortali, vennero per sbaglio deposti nell’ossario comune, dove riposano mischiati per sempre a quelli dei poveri e dei semplici.
Resta il rimpianto di non avere una tomba su cui pregare, rimangono comunque le sue promesse fatte sul letto di morte alle sue figlie lì radunate, di proteggerle sempre dal cielo.
E la sua protezione fu sempre visibile nelle prove anche terribili, che l’Istituto delle “Suore Serve di Maria Addolorata di Firenze”, ha dovuto affrontare e superare nei 122 anni trascorsi dalla sua morte.
Oggi l’Istituto con la guida delle illuminate madri generali, succedutasi nei 150 anni di vita, opera in 35 Case distribuite in Italia, Cile, Colombia, India, Ungheria.
Le suore pur ritenendosi figlie dell’opera caparbia e sofferta di madre Veronica Donati, riconoscono in madre Giuliana Signorini Cinganelli, la reale fondatrice della Congregazione con tutte le caratteristiche, regole e spiritualità giunte fino a noi.


Autore:
Antonio Borrelli

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Aggiunto/modificato il 2005-06-03

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