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Sant' Irene la Giovane Imperatrice d’Oriente

7 agosto (Chiese Orientali)

Atene, 750 ca. – Lesbo, 7 agosto 803


Visse al tempo dell’iconoclastia in Oriente (movimento propugnato dall’imperatore Leone III Isaurico (675-741) contro il culto superstizioso delle immagini sacre).
Irene nacque ad Atene nel 750 ca. da una modesta famiglia e come accadde per altre imperatrici bizantine, fu scelta in circostanze non note, per essere la sposa di Leone, principe ereditario dell’imperatore Costantino V Copronimo (718-775).
Si sposarono il 18 dicembre 768 e l’anno dopo fu nominata ‘augusta’; la principessa Irene aveva un’educazione mediocre, ma restava fedele al culto delle immagini, che dal 726 era proibito severamente.
Quando nel 775 suo marito Leone IV, Chazaro (750-780) divenne imperatore, Irene dovette prestare il giuramento di non accettarle mai; ma ciò non le impedì di venerarle di nascosto.
Quando nel settembre 780 morì il marito, Irene divenne reggente per il figlio Costantino ancora minorenne. La situazione dell’impero in quel periodo, era influenzata dall’iconoclastia; l’amministrazione civile e l’esercito erano nelle mani dei nemici di questo culto, la stessa Chiesa Bizantina aveva molti vescovi aderenti a questo movimento, scelti apposta dall’imperatore; ma il clero e il popolo restavano fedeli al culto tradizionale.
Come imperatrice Irene ebbe come prima cura il ristabilimento del culto delle immagini; lavorò a questo progetto di restaurazione molti anni, senza riuscirci completamente.
Secondo i suggerimenti del patriarca Tarantasio, convocò allo scopo un Concilio nel 786, da tenersi a Costantinopoli, ma una rivolta militare lo impedì; i soldati ostili furono allontanati dalla capitale e i vescovi poterono così riunirsi a Nicea nell’autunno 787, condannando l’iconoclastia e ripristinando il culto alla Vergine. Durante la reggenza nel 783, pose fine alla guerra con gli Arabi.
Quando nel 790 il figlio Costantino VI (771-797), divenne maggiorenne, la madre cercò comunque di tenerlo sotto la sua influenza, provocando così inevitabili conflitti.
Nel novembre 788 ella gli fece sposare una giovane armena di Paflagonia, Maria d’Amnia; continuando i dissidi fra madre e figlio, Costantino finì per aderire nel dicembre 790 ad un complotto contro il potente eunuco Stavrakios, principale consigliere dell’imperatrice Irene; e dopo la reazione furiosa di lei, la rivolta militare le tolse il potere. Nel gennaio 792 il debole figlio Costantino VI la richiamò a corte associandola al trono.
Ma Irene approfittando dello scandalo suscitato dal divorzio dell’imperatore da sua moglie e dal matrimonio illegittimo successivo con Teodota (795), ne sminuì la popolarità accusandolo di bigamia.
Qui subentrò il lato più oscuro e tragico della vita di Irene; il figlio imperatore, cadde vittima di un complotto e dovette fuggire; ricondotto al palazzo fu accecato per ordine della madre, causandone la morte.
Ripreso in pieno il potere, assunse il titolo di “basilissa” (imperatrice), si conquistò il favore del popolo per le sagge leggi amministrative e ne suscitò l’ammirazione per il fasto della corte bizantina.
In politica estera fu poco efficace per l’impero; pensò perfino ad un’alleanza con Carlo Magno con un matrimonio, ma la proclamazione di questi ad imperatore romano (25 dicembre 800) le fece abbandonare il progetto.
Acconsentì a pagare un tributo oneroso nel 798, ad Haroun-al-Rachid e non contrastò la penetrazione degli Slavi nell’impero.
Tutti questi motivi provocarono l’ostilità di parte della corte, il riaffacciarsi degli antichi partigiani dell’iconoclastia, soprattutto i militari e si tramò contro di lei.
Approfittando di una sua assenza, il generale Niceforo, s’impadronì del palazzo e si proclamò imperatore, era il 31 ottobre 802; il colpo di Stato, rischiò di fallire per l’opposizione del popolo.
Irene per evitare spargimento di sangue, allora preferì ritirarsi e contrariamente alle promesse ricevute da Niceforo, fu esiliata nell’isola di Prinkipo e poi a Lesbo, dove morì solitaria il 7 agosto 803.
Il suo corpo riportato a Costantinopoli, venne accolto e venerato dal popolo come una reliquia. Irene fu senz’altro una donna superiore, che sceglieva i mezzi per realizzare i suoi progetti con un’abilità non priva di astuzia; voleva assicurare il culto delle immagini e per questo credette necessario restare al potere.
Fu una grande ambiziosa, per lei l’autorità doveva essere intransigente e questa concezione del potere la condusse fino al delitto nei confronti dell’imperatore suo figlio.
La Chiesa Ortodossa, la canonizzò, nonostante l’atroce comportamento contro il figlio, perché Irene pose fine, sia pure temporaneamente all’iconoclastia e fu munifica protettrice del clero, che beneficò in ogni modo.
Favorì anche le arti e le lettere; la tradizione narra che era bellissima e appassionata e come tale venne rappresentata dagli artisti e scrittori.
La Chiesa Bizantina l’ha iscritta nel suo calendario al 7 agosto.


Autore:
Antonio Borrelli

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Aggiunto/modificato il 2005-09-21

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