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Sant' Eutimio Abate

20 gennaio

Melitene, Armenia, 377 – Sahel, Palestina, 20 gennaio 473

Il santo abate Eutimio, armeno di nascita, sin da piccolo fu consacrato a Dio, si recò a Gerusalemme e, dopo parecchi anni trascorsi in solitudine, morì celebre per la sua umiltà, la sua carità e la perfetta osservanza della disciplina monastica. Il Martyrologium Romanum lo commemora in data odierna.

Martirologio Romano: In Palestina, sant’Eutimio, abate: di origine armena e consacrato a Dio fin dall’infanzia, giunse a Gerusalemme e, trascorsi molti anni in solitudine, fu fino alla morte saldo e solerte nell’umiltà e nella carità, insigne nell’osservanza della disciplina.


Una Vita del santo igumeno Eutimio a noi pervenuta fu redatta dal monaco Cirillo di Scitopoli, servendosi di notizie di prima mano.
Sant’Eutimio nacque nel 377 a Melitene, in Armenia, dai genitori Paolo e Dionisia, che ottennero il dono di questo figlio dopo parecchi anni di matrimonio, pregando sulla tomba del martire locale San Polieuto. Eutimio non aveva che tre anni quando perse suo padre. La madre adempì al voto fatto di consacrare il figlio al Signore e lo affidò allora al vescovo Otreio che lo accolse in episcopio, lo battezzò e, con un’adeguata preparazione, gli conferì la tonsura e lo ordinò lettore, ammettendo anche Dionisia tra le diaconesse. Le sue virtù emersero presto tra i suoi condiscepoli ed a soli diciannove anni meritò di essere ordinato sacerdote dal nuovo vescovo Letoio e di essere nominato ispettore dei monasteri circostanti la città. Amante della solitudine, Eutimio era solito trascorrere gran parte del tempo nel monastero di San Polieuto ed in quello dei Trentatré Martiri. Ogni anno trascorreva la quaresima isolato su una montagna deserta.
Vedendo nei suoi incarichi un ostacolo al perfezionamento della sua anima, dopo una decina d’anni fuggì a Gerusalemme, ove visitò i luoghi santi e venne a contatto con i padri del deserto. Decise poi di stabilirsi nella laura di Pharan, fondata da San Caritone, dove strinse amicizia con San Teotisto l’Igumeno. Per guadagnarsi il pane apprese il mestiere di panieraio ed iniziò a combattere le proprie passioni con prolungate veglie, breve sonno e ferrei digiuni. Ogni anno trascorreva l’intera quaresima con l’amico nella solitaria Koutila, in riva al Mar Morto. La quinta volta invece, anziché fare ritorno a Pharan, Eutimio e Teotisto preferirono fermarsi nel Wadi-el Dabor: qui una vasta caverna offrì loro asilo e fu prontamente trasformata in una chiesa. I due amici, liberi da ogni preoccupazione terrena, potettero così dedicarsi in assoluta tranquillità alla preghiera ed al lavoro, alla penitenza ed alla salmodia. Tramite alcuni pastori molti vennero a conoscenza della presenza dei due anacoreti e domandarono di poter abbracciare il loro stile di vita. Si costituì allora una nuova “laura” sulla sporgenza della roccia: Teotisto ne assunse la direzione, mentre Eutimio nella grotta riceveva ed ammaestrava gli aspiranti, senza esigere da essi pratiche strane, ma semplicemente fedeltà alla residenza, distacco dai beni terreni, fiducia nella Provvidenza con conseguente rifiuto di un reddito fisso, lavoro manuale, devoluzione del superfluo ai poveri, interdizione alle donne di entrare nella laura per una più sicura custodia della castità ed infine la pratica di una sollecita ubbidienza, di una profonda umiltà e di una sincera carità.Verso l’anno 420 un drappello di arabi si presentò alla laura chiedendo di poter vedere Eutimio, ma Teotisto rispose loro: “Non è possibile: egli dimora tutta la settimana nella sua grotta e non appare qui che il sabato”. Ma uno sceicco ribattè: “Che cosa? Ho qui mio figlio Tèrèbon, affetto di emiplegia; la notte scorsa Eutimio gli apparve e gli promise di guarirlo se fosse venuto a trovarlo nella sua solitudine”. Il santo anacoreta, avvertito di quella visita, non ritenette opportuno andare contro le visioni divine e con un segno di croce sul fanciullo lo guarì. Assai meravigliati, i presenti si prostrarono dinnanzi a lui chiedendogli il battesimo. Eutimio allora li istruì e poi li battezzò. Questa guarigione miracolosa rese celebre il nome di Eutimio in tutta la Palestina e molti malati iniziarono ad accorrere da lui.
Il santo iniziò però così a percepire la mancanza della profonda solitudine a lui tanto cara. Nonostante la dissuasione perpetrata da Teotisto, Eutimio prese con sé Domiziano, si diresse verso Rouban, salì sulla montagna dei Marda e vi eresse una cappella, ove rimase qualche mese. Si trasferì poi nel deserto di Ziph, dove il re Davide aveva cercato scampo dall’ira di Saul: qui convertì e battezzò un gruppo di messaliani, setta ereticale che negava i sacramenti e la gerarchia ecclesiastica, affermando che la preghiera costituisse l’unico mezzo per vincere il demonio ed unirsi a Dio. Un notabile della vicina città di Aristoboulias gli condusse il figlio posseduto dal demonio ed il santo lo liberò. Gli abitanti della città e dei dintorni edificarono allora un monastero, in cui nuovi anacoreti poterono porsi sotto la sua direzione.Nella sua umiltà, mal sopportando come sempre il crescente concorso del popolo, Eutimio pensò di tornare suoi passi nella comunità retta da Teotisto, ma a circa tre miglia dal monastero si fermò in una grotta della collina di Sahel. Appena saputo del suo arrivo, Teotisto lo invitò a ritornare, ma egli acconsentì soltanto a celebrare con loro l’Eucaristia domenicale.A Sahel Eutimio dovette inoltre accettare alcuni discepoli provenienti da varie parti dell’Oriente. Una voce misteriosa gli aveva infatti consigliato di non rifiutare coloro che chiedevano desiderosi di vivere sotto la sua guida, in quanto gli erano inviati direttamente da Dio. Sorse sotto tale impulso la laura di Eutimio, alquanto simile a quella di Pharan. Tra i monaci non tardò a farsi sentire la povertà, ma Eutimio scovò la maniera di dimostrarsi liberale. Un giorno si presentarono a Sahel ben quattrocento pellegrini armeni, desiderosi di rivedere il santo loro compatriota. Questi diede allora ordine a Domiziano di preparare loro da mangiare. Nonostante nella dispensa avesse dovuto esserci appena il minimo per nutrire dieci persone, Domiziano con sua grande meraviglia non riuscì ad aprire la porta talmente era abbondante il cibo ammassato in essa.Dalla sua laura Eutimio partecipò ai grandi avvenimenti della Chiesa, principalmente mediante suoi discepoli che presero parte ai concili celebrati in quel frangente storico. Quando Dioscoro, un vescovo che rifiutò le dottrine conciliari calcedonesi, si insediò con la forza sul trono patriarcale di Gerusalemme, Eutimio non esitò a disconoscerne l’autorità e fuggì nel deserto di Rouban con altri monaci, finchè nel 458 l’imperatore non ristabilì nella sua legittima sede il precedente patriarca Giovenale. Il dissidio tuttavia non cessò subito, a causa dell’imperatrice Eudossia, pia e caritatevole, ma al tempo stesso sostenitrice dei monofisiti. Come consuetudine alla corte bizantina, l’imperatrice esercitava un grande influsso sui monasteri e sul popolo, ma con il prezioso aiuto di Eutimio fu ricondotta sul retto sentiero. Travolta delle sventure familiari, Eudossia iniziò a dubitare della saldezza della sua fede. San Simeone lo Stilita, al quale si era rivolta per chiedere consiglio, le rispose: “Perchè andare a cercare l’acqua lontano quando hai la sorgente presso di te? Tu hai Eutimio, segui i suoi insegnamenti e sarai salva”. Eudossia allora si fece costruire una torre nei pressi della laura ove poté incontrare il santo, che la indusse ad optare per i dogmi stabiliti nel Concilio di Calcedonia.La Chiesa greca considera Eutimio come uno dei principali organizzatori della sua liturgia e gli attribuisce la prima codificazione delle leggi monastiche e dei dettagli del servizio divino, che passarono nel Typicon o formulario di San Saba e del monastero costantinopolitano di Stoudion.
Dio fece conoscere ad Eutimio il giorno della sua morte, ma egli preferì non dire nulla ai suoi discepoli sino all’Ottava dell’Epifania del 473. Morì il 20 gennaio di quell’anno, non prima di aver predetto che Domiziano lo avrebbe seguito sette giorni dopo e che la laura si sarebbe trasformata in cenobio. Sant’Eutimio ricevette sepoltura nella sua stessa grotta, in cui rimase fino alla metà del secolo VIII, dopodichè si persero le tracce delle sue reliquie.
Il Martyrologium Romanum lo commemora al 20 gennaio nell’anniversario della nascita al Cielo.


Autore:
Fabio Arduino

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Aggiunto il 2006-01-10

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