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San Raffaele Guizar Valencia Vescovo

6 giugno

Cotija, Messico, 26 aprile 1878 – Città del Messico, Messico, 6 giugno 1938

Il beato messicano Raffaele Guizar Valencia, vescovo di Veracruz, durante la persecuzione religiosa esercitò il suo ufficio episcopale sia da esule sia da clandestino, equiparandosi quasi ai numerosi martiri di tale periodo. Giovanni Paolo II lo beatificò il 29 gennaio 1995.

Emblema: Mitra, Pastorale, Tricorno

Martirologio Romano: A Città del Messico, transito del beato Raffaele Guízar Valencia, vescovo di Vera Cruz in Messico, che in tempo di persecuzione, benché esule e clandestino, esercitò con coraggio l’ufficio episcopale.


Il cattolico Messico, prima ancora della cattolica Spagna, ha conosciuto l’orrore di una lunga Guerra Civile (1910-1937), con la persecuzione di vescovi, sacerdoti, religiosi e laici cattolici e il martirio di tanti figli della Chiesa messicana, come lo fu poi per la Chiesa spagnola.
E anche per i martiri e perseguitati messicani, si stanno celebrando le cause di beatificazione; e già molti sono stati proclamati beati e 25 di questi proclamati santi il 21 maggio 2000, in pieno Anno Santo Giubilare.
E fra i tanti perseguitati di quel turbolento periodo, ci fu il beato Raffaele Guízar Valencia vescovo messicano. Egli nacque a Cotija, diocesi di Zamora, nello Stato di Michoacán, Messico, il 26 aprile 1878, ottavo degli undici figli di Prudenzio Guízar e Natività Valencia, proprietari terrieri e ferventi cristiani.
Crebbe nel clima di grande carità della famiglia, la madre benché facesse parte di una delle più distinte famiglie di Cotija, andava personalmente a lavare gli indumenti dei lebbrosi, confinati fuori del paese.
I primi studi furono fatti nella scuola parrocchiale di Cotija; rimase orfano della madre quando aveva 9 anni e di lui si occupò la sorella maggiore Dolores, anche lei donna di solide virtù cristiane e di vasta carità.
A 12 anni, nel 1890, Raffaele insieme al fratello Antonio entrò nel Collegio di San Simone dei padri Gesuiti, ma già l’anno successivo, essendo stato il collegio soppresso dal governo e avvertendo una certa chiamata al sacerdozio, entrò nella filiale del Seminario minore di Zamora, situata a Cotija.
Nel 1894 ebbe una crisi vocazionale e ritornò in famiglia, interruppe gli studi e prese a lavorare nelle fattorie agricole del padre.
A 18 anni, nell’autunno 1896 avendo superata la crisi, si decise per il sacerdozio, entrando nel Seminario maggiore di Zamora la sua diocesi; per gli studi di filosofia e teologia; in questo importante periodo formativo, espresse una fervorosa devozione al Sacro Cuore di Gesù, che rimarrà una nota caratteristica della sua vita.
Fu ordinato sacerdote il 1° giugno 1901, solennità di Pentecoste; negli anni che seguirono fu impegnato nella predicazione delle ‘missioni popolari’ nella città di Zamora e in diverse regioni del Messico; nel 1903 fu nominato direttore spirituale del Seminario di Zamora, dove insegnò anche teologia ascetica e mistica; gli fu affidata inoltre la direzione diocesana dell’Apostolato della Preghiera.
Il 3 giugno 1903 fondò la Congregazione di Nostra Signora della Speranza, diretta da suo fratello don Antonio Guízar Valencia, con lo scopo di offrire gratuitamente le missioni al popolo, nelle diocesi più povere di mezzi e di clero; la Congregazione comunque fu soppressa il 21 giugno 1910.
Nel 1905 fu nominato missionario apostolico, compito a cui si dedicò con zelo, propagando la devozione al Sacro Cuore.
Dal 1907 al 1909 ci fu un’interruzione della sua attività apostolica, per una sospensione del suo vescovo; obbediente, dimostrò esemplare umiltà, finché non venne riabilitato nel 1909, dopo la morte del vescovo.
Nel 1910 scoppiò la Rivoluzione Messicana, padre Raffaele Guízar Valencia si oppose alla campagna di stampa rivoluzionaria contro la Chiesa, impiantando nel 1911 a Città del Messico, una moderna tipografia per stampare il giornale cattolico “La Nación”, che fu presto chiuso dai rivoluzionari.
Nel 1912 fu nominato canonico della cattedrale di Zamora; ma quando nel 1913 s’intensificò la persecuzione religiosa, rimase a Città del Messico non potendo ritornare a Zamora, vivendo per alcuni anni senza fissa dimora, sopportando ogni specie di pericoli e privazioni; per poter esercitare il suo ministero, fu costretto a travestirsi da venditore ambulante, da medico, da musicante, ecc. per non farsi riconoscere come sacerdote; in questo modo poteva avvicinare i malati, assistere i moribondi, amministrando loro i Sacramenti.
Fu condannato a morte due volte e braccato dalla polizia riuscì a sfuggire alla fucilazione, continuò comunque ad assistere i moribondi che cadevano a seguito delle battaglie armate della Guerra Civile.
Diventata impossibile la sua permanenza in Messico, alla fine del 1915 si rifugiò negli Stati Uniti e l’anno successivo in Guatemala, dove con il nome di Raffaele Ruiz predicò un gran numero di missioni.
Per la sua fama di missionario, fu invitato nella vicina isola di Cuba, dove per alcuni anni si prodigò in una intensa attività missionaria e a Cuba lo raggiunse l’inaspettata notizia del papa Benedetto XV, il quale il 1° agosto 1919 lo nominò vescovo di Veracruz, immenso territorio in Messico.
Fu consacrato vescovo il 30 novembre 1919 nella cattedrale de L’Avana; il trasferimento nella sua diocesi, avvenne dopo il disastroso terremoto del 9 gennaio 1920, che lo vide impegnato da subito a soccorrere le vittime del sisma; stabilì per questo la sua residenza a Jalapa, allora non eretta a diocesi.
Il suo ministero episcopale durato circa 18 anni, dal gennaio 1920 al giugno 1938, lo vide impegnato a percorrere l’immensa diocesi di Veracruz di 46.000 km², nella visita pastorale alle parrocchie anche le più sperdute, diede impulso alle missioni popolari, alla catechesi, alla devozione al Sacro Cuore di Gesù.
Riscattò il vecchio seminario di Jalapa, ristrutturandolo completamente, ma il governo lo confiscò nuovamente a fine lavori; il vescovo Guízar allora trasferì il Seminario per la formazione dei sacerdoti a Città del Messico, dove funzionò clandestinamente per 15 anni; fu l’unico Seminario a sopravvivere alla persecuzione in Messico, contando fino a trecento seminaristi.
Ma il tenace vescovo poté risiedere nella sua diocesi di Veracruz, in tutto per poco più di otto anni; infatti dal 1926 al 1929 fu costretto all’esilio negli Stati Uniti e nei Paesi dell’America Centrale; dopo il suo ritorno dovette di nuovo allontanarsi dal 1931 al 1937, sempre a causa dell’imperversare della persecuzione contro il clero da parte del governo rivoluzionario.
Pur da lontano seguì le sorti della diocesi, attraverso lettere ai suoi vicari di Curia; pacificato in parte il territorio nazionale con il Presidente Lazaro Cardenas, poté ritornare nella diocesi stabilmente nel 1937.
Pur essendo di costituzione robusta, mons. Raffaele Guízar Valencia, fu affetto per diversi anni da una grave forma di diabete, da insufficienza circolatoria, da flebite e ulcere varicose, gli anni stressanti dell’esilio peggiorarono la situazione.
Così nel dicembre 1937, mentre predicava una missione a Cordoba fu colpito da un attacco cardiaco, che lo costrinse definitivamente a letto; morì il 6 giugno 1938 a Città del Messico dov’era ricoverato.
La sua salma fu portata a Jalapa (poi diocesi e capitale dello Stato di Veracruz), dove si svolsero i trionfali funerali e poi tumulata nella cattedrale della città; la sua tomba divenne meta di migliaia di pellegrini.
Il 4 aprile fu introdotta la causa di beatificazione; è stato proclamato Beato il 29 gennaio 1995 da papa Giovanni Paolo II

E' stato canonizzato dal papa Benedetto XVI il 15 ottobre 2006, a Roma in Piazza san Pietro. La sua festa celebrativa è al 6 giugno.


Autore:
Antonio Borrelli

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Aggiunto il 2005-10-20

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