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Ruth

Personaggi biblici

Bisnonna di Davide, nuora di Noemi, lasciò il proprio nome legato a un libro della Bibbia.


La scorsa settimana avevamo introdotto il nostro lettore nell'antifemminismo che pervade alcune pagine bibliche e che, come per i testi "violenti", è il segno di una Rivelazione divina non astratta, ma incarnata nei limiti e nelle catene della storia dalle quali vorrebbe lentamente liberarci. In questo mese - che ha al centro la solennità dell'Assunzione di Maria, cioè una figura femminile concreta ("corpo e anima"), ma gloriosa - vorremmo però mostrare come in realtà nello stesso Antico Testamento brillino personaggi femminili straordinari sia per umanità sia per spiritualità (già, mesi fa, presentammo la "profetessa e giudice" Debora).
Cominceremo con la vicenda di una straniera entrata nella comunità. di Israele così intimamente da divenire antenata di Davide e dello stesso Gesù (Matteo 1,1-6): è Rut del popolo di Moab, in Transgiordania. Il libretto che ne narra la vicenda è un gioiello letterario,steso in un ebraico perfetto e raffinato, "un poema di pace biblica, patriarcale, notturna", come diceva lo scrittore francese Victor Hugo, che su un versetto del testo biblico (3,7) aveva costruito nel 1859 un poema in 22 quartine (tante quante sono le lettere dell'alfabeto ebraico), intitolato Booz endormi.
La scena, infatti, più emozionante è appunto quella in cui Rut si accosta al suo futuro sposo Booz, addormentato sull'aia dove si era celebrata la festa della mietitura dell'orzo... "Verso mezzanotte quell'uomo si svegliò, con un brivido, si guardò attorno ed ecco una donna gli giaceva ai piedi. Le disse: chi sei? Rispose: sono Rut, tua serva; stendi il lembo del tuo mantello sulla tua serva, perché tu hai il diritto del riscatto" (3,8-9). Per comprendere la scena bisogna risalire alla storia originaria di questa donna.
Essa - il cui nome significa "amica, compagna" - aveva sposato il figlio di un ebreo di Betlemme, emigrato a Moab in cerca di lavoro con sua moglie Noemi (((graziosa", "dolcezza mia") e due figli. Alla morte del marito, Rut aveva deciso di seguire sua suocera Noemi, anch'essa vedova, che ritornava a Betlemme dicendole: "il tuo popolo sarà il mio popolo, il tuo Dio sarà il mio Dio; dove tu morrai, morrò anch'io e là sarò sepolta" (1,17). A Betlemme, ove le due donne vivono in miseria spigolando nei campi, risiede però un ricco proprietario terriero, Booz appunto, che è parente prossimo del marito defunto di Rut.
Ora, per la legge ebraica detta del levirato, egli avrebbe il dovere del "riscatto", cioè del prendere in moglie la vedova del parente. Ma un ostacolo si frappone: c'è un parente più "prossimo" a cui spetta questo diritto. Booz lo farà rinunziare formalmente e, così, in quella notte sarà Rut stessa a prendere l'iniziativa per il matrimonio. Quel matrimonio da cui si originerà la dinastia davidica. Ma il libretto di Rut è meraviglioso soprattutto perché è pervaso dalla tenerezza dei sentimenti d'amore e anche perché la narrazione è tutta immersa nella serenità e nella nostalgia di un "piccolo mondo antico", sullo sfondo semplice e pittoresco della vita della campagna e dei villaggi.


Autore:
Gianfranco Ravasi


Fonte:
Famiglia Cristiana

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Aggiunto/modificato il 2009-02-05

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