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Beato Pio (Pius Ludwik) Bartosik Sacerdote e martire

12 dicembre

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Kokanin, 21 agosto 1909 - 12 dicembre 1941

Martirologio Romano: Vicino a Cracovia in Polonia, beato Pio Bartosik, sacerdote dell’Ordine dei Frati Minori Conventuali e martire, che, durante l’occupazione della Polonia da parte di un regime straniero ostile a Dio, prostrato dalle torture portò a termine il suo martirio per Cristo nel campo di sterminio di Auschwitz.


Ludwik nacque il 21 agosto 1909 a Kokanin, primogenito di Wojciech, calzolaio, e Wiktoria Tomczyk. La sua famiglia era alquanto povera, ma grazie a molti sforzi e con l’aiuto dei conoscenti e del parroco del luogo, il ragazzo ricevette una così buona preparazione intellettuale da poter iniziare gli studi presso il ginnasio inferiore “Tadeusz Kosciuszko” di Kalisz. Nel 1926 venne dunque accolto dall’Ordine dei Frati Minori Conventuali, ove cominciò il noviziato il 7 settembre a Kalwaria Paclawska e poi a Pagiewniki. L’8 settembre 1927 emise i suoi primi voti religiosi e gli fu imposto il nome di Pius. Proseguì gli studi nel seminario minore francescano, in un primo tempo a Sanok ed in seguito a Leopoli, giungendo finalmente nel 1931 al diploma di maturità. Intraprese poi gli studi filosofici e teologici nel seminario maggiore francescano di Cracovia, in cui ricevette l’ordinazione presbiterale il 23 giugno 1935 per mano del vescovo monsignor Stanislaw Rospond. Come prima destinazione fu inviato al convento di Krosno, ove si distinse sempre per la sua devozione e soprattutto per l’assiduità nel ministero di confessore. Nell’agosto 1936 fu trasferito a Niepokalanów, su richiesta esplicita del futuro San Massimiliano Kolbe, allora appena eletto guardiano di tale convento. Notando in padre Pius parecchie qualità sia spirituali che intellettuali, il Kolbe non esitò ad affidargli alcuni incarichi di responsabilità, in particolare come redattore delle riviste “Cavaliere dell’Immacolata”, “Piccolo Cavaliere dell’Immacolata” e “Miles Immaculatae”. Tra i suoi numerosi scritti spicca un libro mariologico, di cui si consera la versione dattiloscritta. Padre Pius fu ricordato dai frati quale sacerdote premuroso, che dedicava molto tempo al confessionale e trattava i suoi confratelli con gentilezza e rispetto esemplari. Il 19 settembre 1939, con una quarantina di altri confratelli tra proprio il Kolbe, fu imprigionato dai tedeschi e passò all’incirca tre mesi nei campi di concentramento di Lamsdorf, Amtitz e Ostrzeszów. Sopportò pazientemente la fame e le sofferenze, solendo ripetere: “Fino ad ora abbiamo scritto e abbiamo detto agli altri come sopportare le sofferenze, ora tocca a noi superare tutto questo, altrimenti che valore avrebbero le nostre parole?”. Una seconda volta venne arrestato il 17 febbraio 1941, nuovamente con padre Kolbe, padre Antonin Bajewski ed altri due, e condotto a Varsavia nella prigione di via Pawiak, ove sopportò con pazienza ogni tormento. Il 4 aprile 1941, durante la settimana santa, padre Pius e padre Antonin furono deportati nel campo di concentramento di Oswiecim: Pius venne registrato con il numero 12832 ed assegnato ai lavori forzati di costruzione. Inseguito, ormai fisicamente esaurito dalle percosse, da un’infezione cutanea e da una dolorosa ferita alla gamba, venne ricoverato nell’ospedale del lager. Malato tra i malati, non si astenne però dall’aiutare gli altri con la massima dedizione, curandone le ferite, soccorrendo tanto fisicamente quanto spiritualmente, principalmente con il sacramento della riconciliazione. Ripeteva abitualmente: “Le sofferenze di questo momento non possono essere confrontate con la gloria futura, con la futura felicità che avremo presso Dio, nel Regno dei cieli”. Pius Bartosik, nonostante duramente provato fisicamente, sopportò con estrema pazienza questa tragica situazione. Morì, dopo aver ricevuto l’unzione degli infermi, nella notte tra il 12 e il 13 dicembre 1941. Proprio al 12 dicembre questo santo frate è ricordato dal martirologio: “Presso Cracovia in Polonia, ricordo del Beato Pio Bartosik, presbitero dell’Ordine dei Frati Minori Conventuali e martire, che, al tempo della Polonia oppressa da un regime straniero dispotico e ostile a Dio, venne deportato nel campo di sterminio di Oswiecim (Auschwitz) portandovi a compimento il suo martirio per Cristo, finendo schiantato dalle torture”.


Autore:
Fabio Arduino

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Aggiunto il 2005-10-23

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