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Beato Antonio (Antonin Jan Eugeniusz) Bajewski Sacerdote e martire

8 maggio

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Vilnius, 17 gennaio 1915 - Oswiecim, 8 maggio 1941

Martirologio Romano: Nel campo di sterminio di Auschwitz vicino a Cracovia in Polonia, beato Antonio Bajewski, sacerdote dell’Ordine dei Frati Minori Conventuali e martire, che, durante l’imperversare della guerra, crudelmente torturato in carcere per la sua fede raggiunse la gloria di Dio.


Jan Eugeniusz nacque a Vilnius, capitale lituana, il 17 gennaio 1915, unifo figlio di Jan e Aniela Wilkowska, genitori alquanto benestanti. Il 14 marzo 1918 ricevette il battesimo nella vicina chiesa parrocchiale dello Spirito Santo. Studiò prima nel ginnasio regio e poi in quello umanistico. Giovane molto intraprendente, parlava correntemente varie lingue. Egli stesso raccontò come vedeva il suo futoro dopo la fine di tale scuola: “Superato l’esame di maturità nel 1933, mi trovai di fronte al dilemma se diventare frate o prete diocesano. Poiché al ginnasio avevo già dei colleghi che venivano dal seminario diocesano e li visitavo spesso, optai per la seconda soluzione, anche se con il cuore ero più inclinato verso un Ordine religioso”. Entrò così nel seminario maggiore di Vilnius, ma tuttavia la vocazione alla vita religiosa era così forte che dopo solo un anno di studi lasciò il seminario diocesano per accedere all’Ordine dei Frati Minori Conventuali nella Provincia polacca il 17 agosto 1934. Già il 1° settembre vestì l’abito francescano, prendendo il nome di Antonin. Novizo a Niepokalanów, dove emise i primi voti religiosi il 2 settembre 1935, riprese poi con gli studi teologici nel seminario francescano di Cracovia. Il suo percorso formativò culminò nella professione solenne il 1° novembre 1938 e con l’ordinazione sacerdotale il 1° maggio 1939. Prima sua destinazione fu Niepokalanów. Il guardiano del convento, padre Kolbe, lo scelse presto come secondo vicario del convento. Dai confratelli padre Antonin fu ricordato quale sacerdote premuroso, dalla fede profonda, dallo spirito di preghiera e sempre delicato nei rapporti col prossimo. A Causa della sua salute cagionevola padre Antonin trascorse il suo primo periodo a Niepokalanów nella casa di cura “Lasek”, immersa nel bosco. Qui fu sorpreso dallo scoppio della seconda guerra mondiale. Fortunatamente, quando i tedeschi il 19 settembre 1939 arrestarono e deportarono i frati del convento di Niepokalanów, coloro che dimoravano al Lasek evitarono prigionia e persecuzioni. Padre Antonin non evitò tuttavia l’arresto in un secondo momento, il 17 febbraio 1941, quando la Gestapo lo deportò insieme con il Kolbe, il Bartosik ed altri due padri e furono rinchiuso in prigione a Varsavia. Qui Antonin incoraggiava con estrema pazienza i compagni di prigionia, invitandoli ad un comportamento corretto e cedendo loro le razioni di cibo a lui destinate. Anche in prigione persistette a portare l’abito francescano, nonostante ciò si rivelasse causa di maltrattamenti da parte delle SS. Nella notte tra il 4 e il 5 aprile 1941 fu trasferito con padre Pius ad Oswiecim e gli fu assegnato il numero 12764. All’arrivo al lager venne brutalmente percosso con la corona francescana che portava sempre al fianco. Nel frattempo padre Antonin era stato colpito da tifo addominale, ma nonostante la malattia nel lager si dedicò al servizio dei malati fornendo loro aiuto fisico e spirituale, principalmente tramite la confessione sacramentale, ponendo seriamente a rischio la propria sopravivenza. Sopportava pazientemente le sofferenze del lager, solendo ripetere: “Sono inchiodato alla croce insieme con Cristo”. Esausto del lavoro forzato, padre Antonin morì nel campo di concentramento l’8 maggio 1941. Incaricò il suo confessore: “Di’ ai miei confratelli di Niepokalanów che sono morto qui, fedele a Cristo e a Maria”. All’8 maggio questo santo frate è ricordato dal martirologio: “Nel campo di sterminio di Oswiecim (Auschwitz), presso Cracovia in Polonia, ricordo del Beato Antonio Bajewski, presbitero dell’Ordine dei Frati Minori Conventuali e martire, che vi fu rinchiuso durante la guerra a causa della sua fede cristiana, pervenendo infine, dopo innumerevoli tormenti, alla gloria del Signore”.


Autore:
Fabio Arduino

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Aggiunto/modificato il 2005-10-23

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