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Servo di Dio Franciszek Harazim Sacerdote e martire

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Don Franciszek è nato nel 1885 in Osiny. Dal 1901 ha frequentato il collegio salesiano di Oswiecim. È entrato nella Congregazione salesiana nel 1906 e ha emesso la professione religiosa nel 1907 a Daszawa. Ha studiato in Italia, dove nel 1915 è stato ordinato sacerdote. Dopo essere tornato in Polonia ha lavorato tra l’altro a Oswiecim e Krakow. Fu arrestato il 23 maggio 1941 e dopo un mese di prigione fu trasportato nel campo di Auschwitz. Lì è morto il 27 giugno 1941, ammazzato nelle cave di ghiaia.


Nacque ad Osiny (Alta Slesia) il 22 agosto 1885, da Carlo e Maria Sojka; fu martirizzato anche lui nel campo di concentramento di Oswiecim il 27 giugno 1941, a 55 anni d'età, 34 di professione e 26 di sacerdozio.
Entrò nel nostro Istituto di Oswiecim nel 1901 per fare il ginnasio, dopo il quale entrò nel nostro noviziato di Daszawa. Emise la professione religiosa il 27.01.1907.
Fece il tirocinio pratico ad Oswiecim, a Gorizia, ed un anno lo passò a Torino, dove conseguì la laurea in Sacra Teologia e fu ordinato sacerdote il 25 maggio 1915 (Ivrea).
Nel lavoro quotidiano mostrò tutto il suo grande spirito salesiano. Superiore dolce e sorridente, tradusse in pratica il metodo pedagogico del nostro Santo Fondatore, prima come consigliere scolastico e insegnante, poi come Direttore di vari nostri ginnasi, e infine come Direttore dello studentato filosofico e teologico.
Scriveva elegantemente in versi ed in prosa, si occupò del teatro, formando con le sue opere un bel repertorio teatrale per la gioventù. Incomparabile insegnante, specialmente delle lettere polacche e tedesche, possedeva una soda e profonda dottrina, che sapeva comunicare con un metodo semplice, ma interessantissimo.
Era pure ricercato predicatore e conferenziere. Nonostante la sua vasta istruzione a larghi orizzonti era coi confratelli infantilmente semplice, sinceramente umile, ispirandosi al Vangelo e ai sentimenti dell'infanzia divina.
Fu Superiore delicatissimo, prudente e zelante, e per molti anni sempre consigliere ispettoriale.
Arrestato dalla Gestapo il 23 maggio 1941, dopo breve sosta fatta nella prigione di Montelupi di Cracovia, fu trasportato con gli altri confratelli nel campo di concentramento di Oswiecim, dove il 27 giugno 1941 fu crudelmente martirizzato, quale terza vittima di quel giorno. Ecco la testimonianza di un prigioniero testimone oculare.
Dopo la breve pausa del dopo pranzo, venne il turno di Don Francesco Harazim ... Dovette subire gli stessi tormenti dei suoi predecessori. Spinto in una profonda fossa, Don Francesco, dopo che gli ruppero le mani e i piedi, non potè levarsi. Il “Capo" si precipitò nella fossa, lo stese supino a terra e mentre con raffinata crudeltà lo tormenta fisicamente, incomincia una discussione contro la religione. Se credi in Dio perché non ti aiuta? Lo voglio vedere qui questo Dio, voglio vedere un miracolo… lo sono Iddio, perchè posso ucciderti o lasciarti in vita”. Dopo un momento il “Capo” si avvicina ad un gruppo di sacerdoti, i quali lavoravano poco distante: “Chi di voi capisce il tedesco?”. Allora s'alzò Don Giuseppe Wybraniec. “Va’ a confessare quel buffone di prete!", gli comandò; “ma la confessione dev’essere ad alta voce”.
Don Wybraniec s'accostò all'amico. Ma senza confessarlo gli imparti l'assoluzione. Allora il “Capo" giù colpi da orbo, facendolo sanguinare. Ma egli è pronto a dare la vita, piuttosto che compromettere la confessione.
Il sanguinario ”Capo", sorpreso da questa condotta inaspettata, consegna l'infelice Vittima all'addetto del blocco e se ne va a cercarne un'altra. Questa fu Don Casimiro Wojciechowski, che gli sbirri costrinsero a mettersi a fianco dell'agonizzante Don Francesco. Gettarono sul loro collo una stanga di ferro e sedendosi alle due estremità soffocarono i due martiri, facendo uscire il sangue dalle loro bocche. Così morirono insieme il professore Don Francesco Harazim e il suo antico discepolo Don Casimiro Wojciechowski.


Fonte:
www.sdb.org

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Aggiunto/modificato il 2005-11-01

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