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San Gereone e Compagni Martiri

10 ottobre

m. Colonia (Germania), inizio IV secolo

Si tratta di uno dei santi da sempre indicati come «padri» nella fede per la città renana di Colonia. Il Martirologio romano lo riporta come martire assieme a un numero imprecisato di compagni «che con sincera pietà offrirono coraggiosamente il collo alla spada». Queste poche parole riflettono i frammenti di storia che riguardano questo santo e che la Chiesa riconosce come credibili. Il resto rimane purtroppo in una fitta nebbia aggravata dalla lontananza nel tempo. Il dato centrale, quindi, sarebbe quello del martirio per decapitazione, presso la celebre città tedesca, di un gruppo di cristiani capeggiati da un tale Gereone. Gli agiografi, però, si sono sbizzarriti nell'individuare il numero di questi martiri, che, nella versione più accreditata sarebbero stati 319, tutti arruolati nella leggendaria «Legione Tebea». L'iconografia relativa ai Santi Gereone e compagni è solita presentarlo con tutti gli attributi tipici dei soldati tebei: la palma del martirio, la spada, lo stendardo con croce rossa in campo bianco e la Croce Mauriziana, cioè trilobata, sul petto. (Avvenire)

Patronato: Colonia (Germania)

Emblema: Palma, Spada, Stendardo, Croce Mauriziana

Martirologio Romano: A Colonia in Germania, santi Gereone e compagni, martiri, che per la vera fede porsero coraggiosamente il collo alla spada.


La città di Colonia, “teatro” della prima Giornata Mondiale della Gioventù del pontificato di Benedetto XVI, festeggia in data odierna un misterioso gruppo di martiri, primi in tale centro abitato, citati dal nuovo Martyrologium Romanum, approvato all’alba del terzo millennio da Giovanni Paolo II: “A Colonia in Germania, ricordo dei Santi Gereone e compagni, martiri, che con sincera pietà offrirono coraggiosamente il collo alla spada”.
Queste sintetiche parole delineano dunque la versione ufficiale della Chiesa, cioè il martirio per decapitazione, presso la celebre città tedesca, di un gruppo di cristiani capeggiati da un tale Gereone. Nulla di più infatti è possibile dire sul loro conto con certezza storica.
Fantasiosi agiografi non hanno però esitato a sbizzarrirsi nell’azzardare il numero di questi martiri, definito quale 319, ed arruolarli nella leggendaria Legione Tebea, come d’altronde centinaia di altri antichi martiri tedeschi e decine di martiri nel resto dell’Europa occidentale, concentrati prevalentemente tra la pianura padana e la Svizzera. Quest’ultima vide verso la fine del II secolo dell’era cristiana lo spargimento di sangue della cosiddetta “Angelica Legio”, un’esercito di origini egiziane che rifiutò l’ordine imperiale di adorare divinità pagane o, secondo un’altra versione, di uccidere i cristiani indigeni ove erano di servizio. Il martirologio riporta tale commemorazione al 22 settembre, presso Saint-Maurice nel cantone svizzero del Vallese, segnalando i nomi di Maurizio, Essuperio, Candido e del veterano Vittore. Secondo successive cronache solo due furono i soldati ufficialmente scampati a tale sanguinoso eccidio, i santi Urso e Vittore venerati al 30 settembre, ma un po’ ovunque iniziarono a fiorire leggende del tutto infondate storicamente, circa la possibilità che altri soldati avessero trovato rifugio in svariate località, intraprendendovi una capillare opera di evangelizzazione per poi subire anch’essi il martirio.
Ecco uno di questi casi essere appunto costituito San Gereone ed i suoi compagni, che impregnarono con il loro sangue la terra tedesca e più precisamente la città di Colonia. Prova lampante dell’avventatezza dell’arruolamento di questi santi nella legione sta proprio nella nascita quasi casuale del loro culto, originato dal rinvenimento di resti umani presso la città tedesca nel 1121 e dall’ingenua supposizione che si trattasse di reliquie di martiri cristiani. Andando alla ricerca di un fondamento storico ci si imbatte in una prova archeologica consistente in un’iscrizione secondo la quale prima del V secolo qualcuno fu seppellito a Colonia “in compagnia dei martiri”. San Gregorio di Tours, che visse nel VI secolo, ricorda che in città “esisteva una basilica costruita sul luogo in cui cinquanta martiri della Legione Tebea erano stati messi a morte per Cristo”. Sempre Gregorio soggiunse che i preziosi mosaici, che adornavano la chiesa ad essi dedicata, fecero si che i martiri vennero soprannominati “sancti aurei” e forse proprio ciò fece supporre la loro provenienza africana (“Mauri”). E’ curioso che Gregorio non abbia comunque citato il nome di Gereone.
Nel XIII secolo un monaco cistercense si cimentò poi nell’elaborazione di una dettagliata “passio” in cui sostenette il ritrovamento delle reliquie dei santi addirittura da parte dell’imperatrice Santa Elena, che edificò anche la primitiva chiesa in loro onore a Colonia.
In sostanza le uniche cose certe paiono essere quei pochi dettagli riportati dal nuovo martirologio, cioè la decapitazione a Colonia di San Gereone e di alcuni suoi compagni in epoca imprecisata.
Il presupposto che San Gereone e 318 suoi leggendari compagni abbiano militato nella Legione Tebea di origini egiziane, ha contribuito alla diffusione del loro culto anche presso la Chiesa Copta, che venera dunque specificatamente non solo San Maurizio ma anche tutti quei suoi leggendari compagni il cui ricordo si è diffuso in un qualche piccolo santuario d’Europa.
L’iconografia relativa ai Santi Gereone e compagni è solita presentarlo con tutti gli attributi tipici dei soldati tebei: la palma del martirio, la spada, lo stendardo con croce rossa in campo bianco e la Croce Mauriziana, cioè trilobata, sul petto.


Autore:
Fabio Arduino

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Aggiunto il 2005-12-07

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