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Serva di Dio Gabriella Teresa Borgarino Religiosa

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Boves, Cuneo, 2 settembre 1880 – Luserna San Giovanni, Torino, 1° gennaio 1949


Dopo più di due secoli dalle prime apparizioni e rivelazioni dell’Amore del Cuore di Gesù a s. Margherita Maria Alacoque (1647-1690), suora professa dell’Ordine della Visitazione in Francia, il Sacro Cuore apparve di nuovo in tutto il suo splendore, effondendo il suo incommensurabile Amore, ad una semplice suora, Gabriella Borgarino, della Congregazione delle Figlie della Carità, che consumò la sua esistenza fra i fornelli e gli umili servizi ai ricoverati bisognosi.
Nacque il 2 settembre 1880 a Boves in provincia di Cuneo, da Lorenzo Borgarino agricoltore e da Maria Cerato, sposi cristiani, ricchi di fede e di carità.
Al battesimo, ricevuto insieme al fratello gemello, poi morto verso gli otto anni, fu chiamata Teresa; in casa Borgarino, erano già nati cinque figli prima dei due gemelli e altri cinque nacquero in seguito.
‘Ginota’, com‘era chiamata in casa, ricevé la Cresima a sette anni, secondo le consuetudini dell’epoca e la Prima Comunione nel 1890 a poco più di nove anni.
Dai suoi successivi racconti, sappiamo che ancora bambina, riceveva il dono di sentire parlare dentro di sé l’amabile voce di Gesù, così appena ricevuta la Prima Comunione, sentì la sua divina voce che le diceva: “Ti farai suora”.
Ad undici anni dopo aver frequentato le prime tre classi elementari, incominciò a lavorare, come del resto le sue sorelle, in una delle dieci filande esistenti in quel tempo a Boves; il padre oltre l’orto proprio, lavorava con i figli maschi nelle numerose cave di marmo, di lavagna, e pietra da calce, esistenti nei dintorni.
Era un’adolescente, quando fu necessario ricoverarla nell’ospedale di Boves per estirpare una cisti, qui incontrò per la prima volta le suore “Figlie della Carità”, che prestavano la loro assistenza spirituale e infermieristica ai ricoverati.
Teresa Borgarino fu favorevolmente colpita dalla bontà delle suore e anche dalla caratteristica cornetta che portavano come copricapo, che le faceva sembrare degli angeli consolatori con le ali e che per secoli caratterizzò la suora ospedaliera in genere; per le evidenti necessità di movimento, specie in sala operatoria e per i disturbi emicranici che molte suore venivano a soffrire a causa di questo copricapo, le Figlie della Carità nel 1964, hanno dovuto rinunciarvi, prendendo un velo più pratico.
Da quel giorno, Teresa prese a frequentare le suore nell’ospedale, intrattenendosi con loro e collaborando nell’assistenza pratica ai malati; man mano sentiva sempre più l’attrattiva dello stato religioso, ma un cruccio l’angustiava, si riteneva troppo povera ed ignorante per essere accolta fra le suore.
A 17 anni Teresa Borgarino lasciò il lavoro nella filanda e andò a servizio presso una famiglia di Boves; qui si trovò a suo agio, tanto più che la figlia dei padroni di casa sua coetanea, aveva aspirazioni di farsi suora fra le clarisse del convento di Boves; la sua vocazione poté così essere alimentata con frequenti visite al suddetto convento insieme alla signorina Caviglia, riuscendo però a comprendere meglio che non era fatta per la vita di clausura, ma bensì per una più attiva.
Vincendo le resistenze dei familiari, a 18 anni fece domanda di entrare fra le Figlie della Carità, venendo accolta il 2 febbraio 1899.
La Congregazione era stata fondata nel 1633 da s. Vincenzo de’ Paoli (1581-1660), il quale affidò la formazione delle postulanti alla vedova Luisa di Marillac (1591-1660), proclamata santa nel 1934, la quale ne divenne cofondatrice e prima superiora; le “Figlie della Carità” costituiscono il ramo femminile delle fondazioni vincenziane, mentre il ramo maschile fondato nel 1625, è costituito dai “Padri della Missione”, detti anche ‘Lazzaristi’ o ‘Vincenziani’.
La superiora dell’ospedale di Boves, nel marzo 1900, accompagnò Teresa all’ospedale di Fossano, dove era situato il Postulandato, per intraprendere la preparazione alla vita consacrata a Dio; ma la sua salute dopo un infortunio capitatole, risentì dei pesanti lavori che con umiltà e ardore, eseguiva per la comunità e per l’ospedale; per cui i superiori decisero di rimandarla per qualche tempo in famiglia.
A casa, la famiglia cercò di convincerla ad indirizzarsi verso le clarisse di Boves, tanto più vicine, ma lei una volta ristabilita, accettò con gioia la chiamata delle suore “Figlie della Carità” e dopo una parentesi all’Ospedale Militare di Torino, il 30 giugno 1901 riprese il seminario di preparazione, nella Casa Provinciale della Congregazione a Torino.
Alternando preghiera, studio e lavoro, e la conoscenza approfondita dello spirito e lo stile di consacrazione a Dio, stabilito dal fondatore, completò il postulato il 10 marzo 1902.
Il 10 maggio 1902, Teresa Borgarino, che cambiò il nome in suor Caterina, vestì l’abito religioso proprio della Congregazione, con una semplice cerimonia nella Cappella della Casa Provinciale presente la Suor Visitatrice.
Il suo primo incarico da novizia, fu quello di cuciniera nella “Misericordia” di Angera (Varese), sulla sponda sinistra del Lago Maggiore, giuntavi con il semplice bagaglio di un sacco, datale in seminario, contenente il suo umile corredo di suora; si distinse subito per la sua dedizione ai poveri che affluivano nell’umile casetta delle Suore, per avere un aiuto e un conforto; dalla cucina suor Caterina distribuiva con gentilezza e amore, la minestra preparata.
Presto le altre Sorelle e quanti l’avvicinavano, intravidero in lei lo speciale rapporto con Dio che cresceva e traboccava anche nelle piccole cose di ogni giorno.
Trascorsero così quattro anni, benvoluta da tutti, parroco, suore, pescatori del lago, poveri e suor Caterina si preparava ormai ai primi voti, quando dalla casa Provinciale di Torino, giunse l’annunzio di una nuova destinazione, sempre come cuciniera, nell’importante Casa di Riposo “Rezzonico” di Lugano, nella Svizzera italiana; dove giunse in una glaciale domenica del gennaio 1906 sotto un’abbondante nevicata.
Aveva 26 anni, robusta e sicura di sé, semplice e concreta, si impegnò nel lavoro con diligenza e bontà; subito gli ospiti della casa di Riposo presero a volerle bene e i più attivi la collaboravano negli umili lavori di pulizia, cucina e allevamento dei polli.
Il 2 luglio 1906, vestita a festa, nella Cappella dell’Ospizio, pronunciò i voti di castità, obbedienza, povertà e servizio ai poveri, prendendo il nuovo nome di suor Gabriella.
Vicino alla casa vi era la chiesa della “Madonnetta”, dove le suore ogni mattina vi si recavano per la Santa Messa e in questo luogo di preghiera, suor Gabriella riceverà grazie particolari da Gesù.
La prima domenica d’ottobre del 1907, arrivò alla “Madonnetta” come rettore, don Annibale Lanfranchi e per un caso fortuito, suor Gabriella fu la prima persona che incontrò in chiesa vicino al Tabernacolo; egli sarà il promotore del Santuario dedicato al Sacro Cuore (sostenuto da suor Gabriella con le preghiere e il sacrificio), completato poi il 6 novembre 1927.
Dal 1907 suor Gabriella prese a dire: “Gesù mi ha detto!”; “Gesù mi dice…”, fra pentole, fornelli e pollaio, questa sconosciuta suora diventerà sempre più la confidente di Gesù; ma anche per lei come per tutti i mistici, venne la “notte dello spirito”, in cui non si ode più alcuna voce interiore, né si avverte la presenza divina, tutto sembra sprofondare nel nulla e tutto sembra inutile e ci si sente abbandonati.
Questo stato di buio interiore, durò per suor Gabriella cinque anni, il suo abituale confessore e guida spirituale, che veniva da Como a Lugano, per lo scoppio della Prima Guerra Mondiale, non poté più giungervi e a lei venne a mancare l’apporto spirituale della sua guida.
Nel 1915 il parroco della cattedrale di Lugano, mons. Emilio Poretti, divenne il confessore delle Suore e con quest’incontro e con l’impegno per il costruendo Santuario del Sacro Cuore, passò la “notte oscura” di suor Gabriella, che tornò alla consolazione di avvertire l’infinito Amore Divino per lei e per l’umanità.
Durante il mese di giugno 1919, è la stessa suor Gabriella a raccontarlo nel suo Diario segreto, più volte sentì dentro di sé Gesù che le dava indicazioni come onorare il suo Sacro Cuore; durante la celebrazione della Messa nella Chiesa della “Madonnetta”, dopo la Comunione, mentre faceva il ringraziamento, vide il Cuore di Gesù attorniato da rose bianche e rosse e posto al centro come di un grande lenzuolo bianco e Gesù le diceva: “Questo è l’ornamento del mio divin Cuore. Io voglio che tu componi un coroncino che ricordi i miei 33 anni che ho passato sulla terra. Queste rose rosse sono 33 e queste cinque bianche significano le mie cinque piaghe, nelle quali i peccatori troveranno il perdono e la salute eterna”.
Con il consiglio del suo confessore, suor Gabriella continuò le sue mansioni in cucina, senza dire niente a nessuno; se Gesù voleva qualcosa di preciso, avrebbe ancora espresso la sua volontà; nel frattempo il confessore le chiese di scrivere, sia pur nel suo semplice ma essenziale italiano, le sue esperienze mistiche.
Il Signore continuò a farsi sentire da suor Gabriella, le indicò come recitare il coroncino, nelle cui pause bisognava recitare la giaculatoria: “O mio dolce Tesoro, Gesù, dammi il Tuo bel Cuore”; il coroncino doveva iniziare e terminare con la recita della preghiera: “O Gesù d’amore acceso, non t’avessi mai offeso; o mio caro buon Gesù, con la tua santa grazia, non ti voglio offendere più”, che in Lombardia e nel Canton Ticino equivale all’atto di dolore.
Gesù ancora le affidò una missione, pregare e sacrificarsi in modo particolare, per i sacerdoti e religiosi infedeli alla loro vocazione e per la conversione dei massoni, avversari della Chiesa.
Inoltre Cristo le chiese di percorrere e di aiutare a percorrere “la piccola via della carità”, che consiste nell’esprimere, nelle tante occasioni quotidiane, verso le consorelle, i poveri, l’amore del Cristo e fatta di attenzione e premura per tutti.
Nel novembre del 1919, forse per un normale avvicendamento delle religiose, suor Gabriella venne trasferita da Lugano a Grugliasco (Torino) presso la Casa San Giuseppe, ricovero per anziani e suore ammalate e al compito di cuciniera si aggiunse quello del servizio alle sorelle inferme; solo a trasferimento avvenuto, confidò tutto alla Madre Superiora.
Ma anche a Grugliasco le confidenze di Gesù continuarono, non solo con indicazioni ma anche con visioni, così il 25 giugno 1920 durante la benedizione Eucaristica, non vide più l’Ostia consacrata, ma al suo posto il Cuore di Gesù circondato da rose rosse e bianche; come pure l’apparizione di Gesù sotto l’aspetto di un giovane di straordinaria bellezza, che a sinistra dell’altare nella Cappella, l’aspettava dopo che lei si era dovuta allontanare per obbedienza, interrompendo la sua quotidiana adorazione e che le disse: “Perché sei andata via per obbedienza, io ti ho aspettato per amore”.
Intanto mons. Poretti e mons. Lanfranchi, con l’approvazione del card. Gamba, arcivescovo di Torino, nel 1927 fecero stampare migliaia di immaginette del Sacro Cuore con le rose e il coroncino, ma nel marzo 1928, la stampa fu proibita dal Sant’Uffizio, con grande dispiacere anche di suor Gabriella, comunque lei e i due monsignori si adeguarono con obbedienza assoluta.
Ancora una volta, ella fu trasferita nel luglio 1931, a Luserna San Giovanni (Torino), diocesi di Pinerolo, dove le Figlie della Carità avevano la ‘Casa Immacolata’, aperta in seguito ad una donazione; gli fu affidata la dispensa, il refettorio delle suore ammalate; poi le affidarono l’orto, il pollaio e il controllo degli operai addetti ai vari lavori di manutenzione.
Continuando anche a Luserna le manifestazioni del Sacro Cuore, lei ormai sicura che non fossero allucinazioni, prese a chiedere il riconoscimento dei Superiori della manifestazione di Lugano, incontrando però scetticismo e tacciata di fantasia.
E a Luserna, il 27 settembre 1936, ci fu la terza importante manifestazione del Sacro Cuore; Gesù le disse: “Sappi che il mio divin Cuore è tanto pieno d’amore che vorrebbe espandersi, fa conoscere alle mie creature e apprezzare, la mia Provvidenza divina” e le insegnò la giaculatoria: “Provvidenza Divina del Cuore di Gesù, Provvedeteci”, che in altra apparizione le fu data scritta su un foglietto, che Gesù tutto splendente gli porgeva, dopo sceso gli scalini dell’altare e avvicinatosi al suo banco.
Le giaculatorie nel tempo, furono approvate e diffuse dal vescovo di Lugano l’8 maggio 1940 e il 19 luglio 1944 dal card. Maurilio Fossati di Torino.
Man mano la sua fama di confidente del Cuore di Gesù si diffuse, e tanti giungevano nel piccolo paese di Luserna San Giovanni, per incontrarla e chiederle consigli e preghiere.
Le numerose confidenze che riceveva da Gesù nei tanti mistici colloqui e visioni, suor Gabriella per ordine della Superiora suor Pesenti, li annotò per obbedienza in taccuini, diari, appunti, che hanno permesso di conoscere l’intima unione che avvolgeva questa semplice suora cuciniera al Sacro Cuore di Gesù.
Nel 1948 la sua salute cominciò a declinare, l’artrite prese a deformarle le gambe, tanto che rimaneva in piedi con pena; tolta dalla cucina le fu affidata la biancheria delle suore ammalate, finché le fu diagnosticato un tumore al fegato e ricoverata in infermeria.
Nel Natale del 1948, dietro sua richiesta le fu amministrata l’Unzione degli Infermi; piena di pace e di intima unione con Dio, assistita amorevolmente dalle consorelle, accompagnata dalla preghiera di tutta la Congregazione, dei sacerdoti e vescovi che la conoscevano, lasciò questa terra alle 23,45 del 1° gennaio 1949, a 68 anni.
La sua salma rimase esposta per due giorni all’omaggio devoto di suore e fedeli provenienti da tutta la provincia; fu sepolta nel piccolo cimitero di Lucerna; prima di seppellirla nella nuda terra, come i tanti poveri che aveva assistito, le consorelle cantarono la sua giaculatoria, ormai diffusa dappertutto: “Provvidenza divina del Cuore di Gesù, provvedeteci!”.
La sua tomba divenne meta di pellegrinaggi e tante grazie furono ricevute per sua intercessione; nel decennale della sua morte, il 29 maggio 1959, con la presenza di 170 Figlie della Carità, 12 sacerdoti e dei Superiori della Congregazione, i resti mortali di suor Gabriella Borgarino, furono traslati in un sarcofago posto in una cappellina costruita lungo il muro di cinta del giardino della ‘Casa dell’Immacolata’ a Luserna, dove riposano tuttora.
Il 4 gennaio 2004, si è concluso il processo diocesano tenutasi a Pinerolo, i cui atti sono stati trasmessi a Roma per la Causa di Beatificazione, presso la competente Congregazione Vaticana.
Le comunità religiose, gli ospiti degli ospizi, i ricoverati degli ospedali, i fedeli, di Boves, Fossano, Angera, Lugano, Grugliasco, Luserna, attendono con fiducia il riconoscimento ufficiale della Chiesa, delle virtù e beatitudine dell’umile cuciniera Figlia della Carità, suor Gabriella Teresa Borgarino, mistica confidente del Cuore amabile di Gesù.


Autore:
Antonio Borrelli

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Aggiunto/modificato il 2005-12-13

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