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Santa Teodora di Costantinopoli Imperatrice d’Oriente

11 febbraio (Chiese Orientali)

Paflagonia, 800 circa – Costantinopoli, 11 febbraio 867

Santa Teodora di COstantinopoli, imperatrice d’Oriente, non è da confondere con l’omonima santa moglie dell’imperatore Giustiniano I. La santa oggi in questione fu invece sposa dell’imperatore Teofilo l’Iconoclasta. Come ricorda l’appellativo tributatogli, egli fu intransigente contro la venerazione delle icone, ma alla sua morte, nell’842, Teodora divenne reggente per il figlio Michele III e l’anno seguente condannò ufficialmente l’iconoclastia, sancendo così la vittoria dell’ortodossia. Proseguì la lotta contro Arabi e Bulgari, ma al raggiungimento della maggiore età da parte del figlio lasciò il governo per ritirarsi nel monastero di Santa Eufrosina, dove trascorse gli ultimi otto anni della sua vita, dedita all’ascesi. Morì verso l’anno 867 ed è commemorata in data odierna dai menologi orientali.


Fra le numerose sante di nome Teodora (significato: “donata da Dio”), spiccano le due sante imperatrici d’Oriente, Teodora († 548) sposa dell’imperatore Giustiniano (v. scheda nel sito) e Teodora († 867), sposa dell’imperatore Teofilo, oggetto di questa scheda, ambedue godono di culto nella Chiesa Bizantina.
Bisogna dire che s. Teodora imperatrice a Costantinopoli, è stata venerata per lungo tempo anche in Occidente, oltre che in Oriente, tanto è vero, che è riportata in autorevoli testi come la ‘Bibliotheca Sanctorum’, ma non è elencata nel Martirologio Romano, il testo ufficiale delle ricorrenze liturgiche dei Santi venerati dalla Chiesa Cattolica.
Teodora nacque nell’800 ca. in Paflagonia, da Marino Mamikonian e Teoctista detta Florina, fedeli cristiani; i genitori per la loro fede, rimasero devoti al culto delle sacre immagini, quando nell’815, l’imperatore Leone l’Armeno scatenò la persecuzione iconoclasta.
Nell’821 l’imperatore regnante Michele II (820-829), associò al governo dell’impero bizantino, il figlio Teofilo, che però non era ancora sposato; per questo si bandì per la scelta della futura “basilissa”, il solito concorso di bellezza fra le candidate proposte.
Nella fase finale della scelta, rimasero Ikosia (Cassia) e Teodora, la prima troppo vivace fu scartata, favorendo la più graziosa Teodora; si dice con l’appoggio del precettore di Teofilo, il futuro patriarca Giovanni Grammatico.
Il 12 maggio 821, si celebrò il matrimonio nella tradizionale Chiesa di S. Stefano di Dafni; secondo le consuetudini bizantine, tutti i familiari della principessa, divennero nobili; la madre Teoctista divenne patrizia secondo l’Ordine “della cintura”; le tre sorelle andarono in spose ad alti ufficiali e i due fratelli Barda e Petrona furono insigniti di titoli alti ed influenti.
Nell’ottobre 829, morì l’imperatore Michele II detto Il Balbuziente, e gli succedette il figlio Teofilo (829-842), il quale sarà tristemente famoso per avere, sotto l’influsso di Giovanni Grammatico, scatenato contro i difensori del culto delle immagini sacre, l’ultima e più crudele persecuzione. Teodora cercò di mitigare in parte il furore iconoclasta del marito, continuando a venerare di nascosto le icone sacre.
Ebbe ben sette figli, ai quali dedicò tutte le sue cure in quegli anni; specialmente educò l’ultimo, di nome Michele come il nonno, destinato a succedere al padre Teofilo, dopo l’immatura morte del primogenito Costantino.
Il 20 gennaio 842, morì Teofilo, quando il piccolo Michele aveva poco più di tre anni, toccò allora a Teodora assumere la reggenza per il figlio, assistita dai fratelli Barda e Petrona.
Per più di un anno, l’augusta Teodora si adoperò con pazienza, a ripristinare il culto, proibito dal marito, delle immagini sacre, fece deporre il patriarca Giovanni Grammatico, fece tornare dall’esilio tanti santi confessori, appoggiò il nuovo patriarca san Metodio nella convocazione di un Concilio nell’843, che condannò l’iconoclastia.
Il suo nome va inoltre legato anche alla cruenta persecuzione contro gli eretici Paoliciani (setta eretica di origine armena, che distingueva un Dio buono, creatore del cielo, da uno cattivo, creatore della materia, negavano la redenzione, non davano valore alla Chiesa ufficiale); Teodora appoggiò l’elezione del patriarca sant’Ignazio nell’847 e in Asia Minore fronteggiò le agitazioni degli ‘zeloti’ (setta estremistica religiosa-politica d’origine giudaica).
Con la collaborazione del logoteta (funzionario superiore) Teoctisto, suo favorito e nominato Primo Ministro, difese energicamente l’Impero, contro gli Arabi (ma con alterni successi ed insuccessi), gli Slavi della Grecia Meridionale ed i Bulgari.
Purtroppo il suo governo, esemplare nel campo economico, subì intrighi familiari, tipici della secolare tensione fra gli intransigenti e i liberali, che agitavano l’ex Bisanzio.
Capo della congiura contro il suo governo, fu il fratello Barda (816-866) già suo consigliere, al quale era stato preferito Teoctisto nell’incarico di Primo Ministro; del resto lo stesso figlio Michele III, ormai diciottenne, male sopportava la rigida tutela della madre, la quale l’aveva costretto a lasciare l’amante, per sposare Eudocia Decapolita.
La congiura portò, il 20 novembre 855, all’uccisione del Primo Ministro Teoctisto e il 15 marzo 856, il Senato proclamò il figlio Michele III detto poi l’Ubriacone (856-867), sovrano con pieni poteri.
L’imperatrice madre Teodora, dovette scomparire dalla scena, due anni dopo nell’858, ritenuta complice di un attentato contro il potente fratello Barda, molto influente su Michele III, fu costretta a ritirarsi nel monastero suburbano di Gastria, dedicato a Sant’Eufrosina, fondato dalla madre Teoctista, che vi aveva trascorso molti anni; con lei erano le figlie Tecla, Anna, Anastasia e Pulcheria.
In seguito Michele III, assegnò alle sorelle maggiori il monastero urbano di Karianos, dove sarebbero state ‘tonsurate’, cioè divennero monache, forse non di loro volontà, lasciando a Gastria, Teodora e la più giovane delle sorelle Pulcheria.
E qui l’imperatrice madre, trascorse gli ultimi 10 anni di vita, in una forzata clausura, dedita alla preghiera e all’ascesi; in quell’esilio poté sapere della morte violenta del fratello Barda (21 aprile 866), che aveva alimentato in quegli anni lo scisma del patriarca Fozio (820-895); il papa Nicola I, il 13 novembre 866 le inviò una lettera, forse non pervenutale, d’incoraggiamento e d’esortazione a rimanere fedele alla Sede Apostolica, e al legittimo patriarca di Costantinopoli sant’Ignazio (797-877).
La “basilissa” Teodora, morì a Costantinopoli l’11 febbraio 867, prima di vedere il figlio Michele III, assassinato il 23 settembre, pugnalato da Basilio, già omicida di Barda e che divenne il nuovo imperatore (Basilio il Macedone, 867-886).
Basilio richiamò nell’867, il patriarca Ignazio che era in esilio e in quel periodo probabilmente, Teodora fu iscritta nell’Albo dei santi bizantini.
Com’era consuetudine, la Chiesa Orientale, considerava Santi tutti quegli imperatori e imperatrici, che avessero convocato un Concilio o emanato leggi a favore della cristianità o schieratisi e contrastato, le frequenti eresie dottrinarie del tempo; Teodora fu considerata santa, per la sua aperta lotta contro l’iconoclastia e per il ripristino del culto delle icone sacre.
Fu sepolta nel monastero di S. Eufrosina di Gastria, sul lato destro della chiesa, in una tomba dove riposarono anche le salme delle figlie Tecla, Anastasia e Pulcheria; nel lato opposto v’erano i sarcofagi del fratello Petrona, della madre Teoctista e una piccola cassa con la mascella del fratello Barda.
Nei Sinassari greci è ricordata l’11 febbraio, in qualcuno la ‘memoria’ è stata anticipata al 10.


Autore:
Antonio Borrelli

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Aggiunto/modificato il 2006-12-14

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