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Melania Calvat Veggente de La Salette

Testimoni

Corps (Grenoble, Francia), 7 novembre 1831 – Altamura (Bari), 14 dicembre 1904


Un filo comune fatto di sofferenze, incomprensioni, perdita della tranquillità, solitudine e spesso morte precoce, unitamente ad una struggente nostalgia di Cielo, ha legato le figure dei veggenti delle Apparizioni Mariane dei secoli XIX e XX; figure semplici, sincere, innocenti, quasi sempre bambini e adolescenti incapaci di fingere, a cui la Santa Vergine volle affidare dei messaggi all’umanità, chiedendo soprattutto penitenza e conversione dai peccati.
La loro giovane esistenza cambiò totalmente, venendo proiettati dalla quieta vita campestre, montana o pastorale, e dalla tipica giocosità e spensieratezza della loro età, verso nuove situazioni, problemi, responsabilità, turbamenti, sconcerto, certamente superiori alle loro possibilità d’affrontarli, che coinvolsero anche le famiglie e le comunità in cui erano nati e vivevano.
Dopo le Apparizioni Mariane che li videro protagonisti loro malgrado, sulla base dei messaggi ricevuti e da loro divulgati, sorsero sui luoghi sacri a Maria, Basiliche ed Opere che attirarono e attirono folle innumerevoli di pellegrini, bisognosi, penitenti, e dove spesso sono avvenute guarigioni miracolose; ma i veggenti già dopo qualche anno, non furono più presenti sui luoghi delle apparizioni, ritiratosi in conventi lontani, oppure morti in giovane età, o come quelli di La Salette, in giro per il mondo.
Così fu per s. Bernadetta Soubirous (1844-1879) veggente di Lourdes, morta a 35 anni nel convento delle Suore della Carità di Nevers; per Lucia Dos Santos (1907-2005) veggente di Fatima, morta a 98 anni nel convento delle Carmelitane Scalze di Coimbra e per Francesco Marto (1908-1919) morto ad 11 anni e Giacinta Marto (1910-1920) morta a 10 anni, anche loro veggenti di Fatima e oggi proclamati Beati; per Maximin Giraud (1835-1875) veggente de La Salette, che ebbe vita travagliata e morì celibe a circa 40 anni, il cui cuore riposa nel Santuario dell’Apparizione.
Ma la vicenda terrena della veggente de La Salette, Melania Calvat, ha dello straordinario in molti sensi, i flash della sua vita, rivelano una molteplicità di figure sante e venerabili, ma anche di altre inquiete, frustrate, dissuadenti, che si incrociarono nel prosieguo della sua vita.
Gli anni successivi la vedranno girovaga per l’Europa, in cerca di un posto dove fermarsi e restare nel nascondimento e alla fine morirà sconosciuta ad Altamura in Puglia dove è sepolta, lontana dal luogo della sua esperienza sconvolgente di veggente di Maria.

I due pastorelli
Dodici anni prima delle apparizioni di Lourdes, avvenute nel 1858, ci fu nella stessa Francia l’apparizione de La Salette, località del Dipartimento dell’Isère, nel cuore del circo delle Alpi francesi, in cui scorre il fiume Drac e a circa 1800 metri di altezza.
Protagonisti furono i due pastorelli Mélanie Calvat di quasi 15 anni e Maximin Giraud di 11 anni, nessuno dei due era mai andato a scuola, né al catechismo, quindi non sapevano né leggere né scrivere. Le famiglie erano poverissime e la povertà si rifletteva sui ragazzi anche con la mancanza di cultura e di affetti.
Mélanie Calvat era nata il 7 novembre 1831 a Corps, diocesi di Grenoble, quarta dei dieci figli del boscaiolo Pietro Calvat e di Giulia Bernaud; per la povertà della numerosa famiglia, spesso i piccoli erano mandati ad elemosinare per le strade del paese.
Melania molto presto fu collocata a servizio come pastorella presso i contadini dei dintorni. Impegnata in questo compito alle dipendenze di Battista Pra, nella frazione de La Salette, chiamata gli Ablandins, il 18 settembre 1846 conobbe Maximin Giraud, sulle pendici del monte Planeau, entrambi pascolavano le mucche dei rispettivi padroni.
In realtà il vivace ragazzo stava sostituendo per una settimana, il pastorello ammalato del contadino Pietro Selme abitante sugli Ablandins; Maximin Giraud era più piccolo di Mélanie, essendo nato il 26 agosto 1835 anche lui a Corps, con situazione familiare pesante e indigente.
Il ragazzo era molto vivace e cercava di chiacchierare con l’adolescente Melania, la quale di carattere chiuso, timida e taciturna, stava sulle sue; comunque avendo compreso che erano ambedue di Corps, si diedero appuntamento per il giorno dopo sullo stesso pascolo.

L’Apparizione
Sabato 19 settembre 1846, i due pastorelli si ritrovarono di nuovo oltre il torrente Sesia a 2213 metri di altezza, vicino ad una fontana che versava acqua solo allo scioglimento delle nevi; Melania con quattro mucche e Maximin che oltre quattro mucche, aveva anche la sua capretta e il suo cane Lulù.
Presso la fontana i due, raggiunti anche da altri pastorelli della zona, consumarono a mezzogiorno il frugale pasto, fatto di pane e formaggio e acqua fresca a volontà.
Rimasti di nuovo soli, Melania e Massimino attraversarono il ruscello, avvicinandosi a due mucchi di pietre situate verso l’alveo di una sorgente asciutta, detta la ‘piccola fontana’.
Contrariamente alle loro abitudini, i due ragazzi, si stesero sull’erba e con il solo rumore dello scorrere del ruscello, finirono per assopirsi.
Dopo un po’ Melania improvvisamente si svegliò e prese a scuotere Maximin, allarmata di non vedere più le mucche; in tutta fretta risalirono il versante opposto al Gargas, da dove scorsero gli animali che tranquillamente ruminavano nell’alpeggio sottostante.
Rinfrancati, ripresero a scendere, quando a metà pendio Melania si fermò stupefatta, indicando al ragazzo una luce sul mucchio di pietre presso la ‘piccola fontana’; era come un globo di fuoco, “Come se il sole fosse caduto lì”. Titubanti e impauriti, i ragazzi si avvicinarono al globo luminoso e d’un tratto vi apparve una donna seduta, con la testa fra le mani, i gomiti sulle ginocchia, in atteggiamento di profonda mestizia.
Poi alzandosi, la Bella Signora disse nella loro lingua “Avvicinatevi, figli miei, non abbiate paura, sono qui per narrarvi una grande notizia”.
I ragazzi le si avvicinarono e videro che continuava a piangere; “Si sarebbe detta una mamma percossa dai figli e fuggita sulla montagna per piangere”.
La Bella Signora, come la chiameranno i due ragazzi, era alta e tutta luminosa; vestiva come le donne della regione, con lunga tunica, un grande grembiule alla vita, uno scialle incrociato sul petto e annodato dietro, una cuffia da contadina; delle rose orlavano la testa, il suo scialle e i suoi calzari; sulla fronte splendeva un fulgore come un diadema; sulle spalle portava una lunga catena, al collo aveva una catenina che tratteneva sul petto uno sfavillante crocifisso, ai cui lati portava un martello e delle tenaglie.
I ragazzi separatamente o insieme, testimonieranno che la Bella Signora “Ha pianto tutto il tempo che ci ha parlato”; e riferiranno il lungo messaggio che la Celeste Visione trasmise a loro, con leggere varianti ciascuno, ma che non alteravano il significato: “Da quanto tempo soffro per voi!”, “Se il mio popolo non vuole sottomettersi, sono costretta a lasciare libero il braccio di mio Figlio. Esso è così forte e così pesante che non posso più sostenerlo”.
Per lo spazio ridotto, non si può qui riportare l’intero messaggio della Bella Signora, che venne a tratti dato solo a Melania come un segreto confidato, mentre Massimino non la sentiva più e viceversa, per poi riprendere il messaggio rivolto a tutti e due, a volte in francese e a volte nel dialetto di Corps parlato dai ragazzi.
Al termine del lungo messaggio e del colloquio, la Bella Signora concluse dicendo: “Ebbene figli miei, voi lo farete conoscere a tutto il mio popolo” e oltrepassando il ruscello prese a salire il versante opposto e ai ragazzi che la seguivano, ripeté senza voltarsi: “Andiamo figli miei, fatelo conoscere a tutto il mio popolo”
Arrivata in cima alla collina, prima s’innalzò a circa un metro e mezzo da terra, poi lentamente fondendosi nella luce sparì; spento il bagliore, Melania ancora intontita, disse a Maximin “Era forse una grande santa” e lui: “Ad averlo saputo le avremmo detto di condurci con sé”.
In effetti, i due ragazzi non identificarono Colei che avevano incontrato ed ascoltato sulla montagna.


Lo scalpore nel villaggio – Il riconoscimento della Chiesa
Massimino la sera stessa di quel giorno, per scusarsi con il padrone per il ritardo fatto nel ritornare con le bestie, raccontò dell’incontro verificatosi; poi Pierre Selme, volendo controllare si recò con il ragazzo dalla famiglia di Giovanni Battista Pra, con la quale lavorava Melania, la quale confermò tutto.
L’indomani domenica, si andò giù tutti a Messa e a raccontare al parroco l’avvenimento e da quel giorno l’intera comunità fu sconvolta, le voci si sparsero e il sindaco di La Salette salì sugli Ablandins per interrogare i ragazzi, ma trovò solo Melania, perché Massimino avendo terminata la settimana di sostituzione, era ritornato a Corps.
Cominciò per Melania un periodo di interrogatori, pressioni, minacce, inviti a ritrattare; la sera del 20 settembre i suoi datori di lavoro, con un vicino di casa Giovanni Moussier, misero per iscritto tutto, mentre Melania dettava le parole udite dalla Bella Signora, controfirmando il documento.
Ormai se non ufficialmente, tutti credevano che la Bella Signora fosse la Beata Vergine, apparsa in quel sabato pomeriggio, in cui si iniziava l’Ufficio liturgico della festa della Madonna Addolorata, che allora veniva celebrata la terza domenica di settembre.
Cominciarono pellegrinaggi al luogo dell’Apparizione, commissioni di teologi ed ecclesiastici, si misero ad esaminare quello che fu il primo apparire della Vergine Maria nel secolo XIX, e alla fine il vescovo della diocesi di Grenoble, poté pubblicare il suo decreto.
“Noi dichiariamo che l’Apparizione della Madonna a due pastorelli, il 19 settembre 1846, su una montagna della catena delle Alpi, situata nella parrocchia de La Salette, vicaria foranea di Corps, reca in sé stessa tutti i caratteri della verità e i fedeli hanno fondate ragioni per crederle indubitabili e certe”.
Il lungimirante vescovo mons. Filiberto de Bruillard, il 1° maggio 1852, annunciò la costruzione di una chiesa e la creazione di un corpo di missionari diocesani, per assicurarne la continuità e missione.
Il 19 settembre 1855 mons. Ginoulhiac, nuovo vescovo di Grenoble, intervenendo sulle nuove situazioni, che diremo appresso, che coinvolgevano Melania Calvat, dichiarò: “La missione dei pastorelli è conclusa, comincia quella della Chiesa”.
Sul posto dove apparve la SS.ma Vergine scaturì una fonte d’acqua che cominciò ad operare prodigi. Il santuario fu dedicato alla Vergine ‘Riconciliatrice dei peccatori’ e dal 1879 fu elevato al rango di Basilica; nel mese di luglio 1851 i due pastorelli, su richiesta dell’autorità ecclesiastica, trascrissero il loro segreto, che fu consegnato a papa Pio IX.
Bisogna distinguere i due contenuti; il messaggio di Maria che si doleva con essi dei peccati dell’umanità, e che li incaricò di divulgare, richiamava gli uomini alla conversione se volevano sfuggire ai castighi divini, al rispetto del giorno festivo dedicato a Dio, alla condanna della bestemmia, l’invito alla penitenza per alleviare e sfuggire le calamità naturali e infine c’era l’invio nel mondo in missione, per diffondere il Vangelo della misericordia e della riconciliazione.
Invece i ‘segreti’ affidati ai due veggenti erano così divisi: quello a Melania consisteva nell’annuncio di grandi calamità per la Francia e per l’Europa, con riferimento all’anticristo e alla rovina di Parigi e una dura reprimenda contro le persone consacrate ma infedeli; quello affidato a Massimino Giraud annunciava la misericordia e la speranza.

Il percorso sofferto di Melania Calvat
In effetti i due pastorelli, conosciutisi appena il giorno prima dell’Evento, dopo si vedranno pochissimo ed ognuno di loro intraprese la strada nel mondo per la quale, il Signore volle condurli secondo i suoi fini imperscrutabili.
Melania fu messa per quattro anni presso le Suore della Provvidenza a Corps, ma aveva poca memoria e poca attitudine allo studio; comunque fu postulante e poi novizia nella suddetta Congregazione.
Le continue visite, condite di premure ed attenzioni nei suoi riguardi, le procurarono un po’ di vanità per quanto le era capitato, e cominciò a dare ascolto a persone e consiglieri imbevuti di profezie popolari e di teorie pseudo mistiche, che lasceranno il lei un segno per tutta la vita.
Già il nuovo vescovo di Grenoble mons. Ginoulhiac, pur riconoscendo la sua pietà e la sua dedizione, rifiutò di ammetterla ai voti religiosi, “per formarla alla pratica dell’umiltà e alla semplicità cristiane”.
Dopo la trascrizione dei ‘segreti’ nel 1851, Melania in seguitò cominciò a dare spiegazioni inesatte e poco credibili, spesso unendo al racconto cose pensate da lei e per dare credito alle sue affermazioni le collegava al segreto ricevuto dalla Bella Signora; ma ciò che raccontava era chiaramente in contrasto con i segni e le parole di Maria a La Salette.
Le sue fantasie divennero il centro del suo discorso e attraverso le sue profezie regolava i conti con quanti opponevano una resistenza ai suoi progetti; esprimendo il suo rifiuto della società e dell’ambiente in cui aveva qualche problema; ricostruendo nell’immaginario un passato di fanciullezza e infanzia, vittima di frustrazioni subite.
Pertanto nel 1854, il vescovo dovette precisare: “Le predizioni che si attribuiscono a Melania non hanno fondamento, sono senza importanza nei riguardi del Fatto de La Salette… sono posteriori a quel Fatto e senza alcuna connessione con esso”. Concludendo il 19 settembre 1855 con il già citato: “La missione dei pastorelli è conclusa, comincia quella della Chiesa”.
Purtroppo Melania proseguirà con le sue divagazioni profetiche, orchestrate più tardi dal talento di Léon Bloy (1846-1917), scrittore francese animato nelle sue opere da fervore profetico e mistico fanatismo, che diede così inizio ad una corrente detta ‘melanista’, rifacendosi a La Salette ma sulle basi incontrollabili delle successive affermazioni di Melania Calvat.
Lasciate le Suore della Provvidenza, Melania nel 1854 fu condotta dal sacerdote inglese Newsham, in Inghilterra tra le Monache Carmelitane di Darlington, dove prese l’abito religioso, fece i voti e rimase sei anni con il nome già preso a Corps di suor Maria della Croce, nome che conservò per tutta la vita.
Il suo peregrinare continuò, nel 1860 lasciò Darlington per entrare fra le Suore della Compassione a Marsiglia e nel 1861 andò in Grecia a Cefalonia, in una Casa di dette suore, dove divenne maestra di lingua italiana in un collegio di giovanette.
Intanto il suo ‘segreto’, reso noto per intero nel 1958, lo stesso anno delle Apparizioni di Lourdes, con il suo linguaggio profetico, i rimproveri addolorati e il patetico appello al clero, gli annunci di castighi della giustizia divina, furono giudicati abbastanza duri e la collera di gran parte dell’episcopato francese, raggiunse toni inauditi. Melania fu reputata esaltata, pazza, visionaria ed il segreto parto della sua mente squilibrata”.
Gli atteggiamenti radicali, anche di sacerdoti pro o contro l’apparizione de La Salette, resero allora un caso la figura e gli scritti di Melania, il cui girovagare contribuì a creare un ambiente sfavorevole intorno a lei.

Il suo arrivo nell’Italia Meridionale
Tornò a Marsiglia nel 1863 e dopo qualche giorno trascorso a Corps e La Salette, accettò l’invito di mons. Francesco Saverio Petagna, vescovo di Castellammare di Stabia (NA); partendo dalla Francia il 21 maggio 1867; rimase nella città del Golfo di Napoli 17 anni, alloggiando nel Palazzo Ruffo, preso in fitto dal vescovo; nella Cappella del palazzo veniva a celebrare la S. Messa il beato Alfonso Fusco redentorista; la sua direzione spirituale fu affidata al Servo di Dio padre Luigi Salvatore Zola dei Canonici Regolari Lateranensi, abate del monastero napoletano di Piedigrotta.
A Castellammare, Melania scisse i suoi segreti nel memoriale “Visione dei costumi e delle opere alle quali saranno dedicati gli Apostoli degli ultimi tempi”, inoltre la Regola per un’eventuale congregazione religiosa.
Intanto l’abate mons. Zola, fu nominato nel 1875 arcivescovo di Lecce e nel 1878 il vescovo con la sua approvazione, fece pubblicare per la prima volta ‘il segreto di Melania’, che suscitò tanto scalpore.
Intanto Melania era di nuovo in Francia, a Cannes, a Chalon-sur-Saône, Amiens, sempre alla ricerca di una fondazione, sostenuta anche da prelati francesi.
Nel 1892, lasciò Castellammare di Stabia e aderendo all’invito di mons. Zola, si trasferì nella città di Galatina (Lecce), dove rimase per cinque anni in una casa presa in fitto.
E a Galatina ricevé la visita di un sacerdote, che insistentemente l’aveva cercata nel suo girovagare da un posto all’altro dell’ex Regno delle Due Sicilie; era il futuro santo messinese Annibale Maria Di Francia, il quale dopo edificanti colloqui, sia di persona che per lettera, la convinse a raggiungerlo a Messina per assumere la direzione formativa della sua Istituzione, le attuali Suore “Figlie del Divin Zelo del Cuore di Gesù”, minacciata di soppressione; l’impegno era per un anno.
Arrivò a Messina il 14 settembre 1897 e in quell’anno padre Annibale poté constatare in Melania “le fiamme del divino Amore che le trasparivano dagli atti e dalle parole, per l’eroica astinenza nel mangiare e nel bere, e per un grande affetto alla Croce e ai patimenti”.
L’Istituzione superò le difficoltà contingenti e con il suo apporto di spiritualità e carisma, si irrobustì e si diffuse nella sua opera assistenziale a favore delle orfane abbandonate e nell’educazione delle giovanette popolane.
Ritornata ancora una volta in Francia dopo qualche mese trascorso a Moncalieri in Piemonte, si stabilì presso don Combe parroco di Diou; quando nei convegni e nelle funzioni veniva invitata a parlare del Fatto del 19 settembre 1846, ritrovava la semplicità e la lucidità del suo primo racconto, conforme in maniera costante a quello di Maximin, come quando ritornò in pellegrinaggio a La Salette il 18 e 19 settembre 1902.
Sentendo approssimarsi la fine di quella lunga e tormentata vita, Melania disse di non voler “morire tra i Massoni”, quindi scrisse al suo antico confessore, il futuro beato Alfonso Maria Fusco, di trovarle un luogo nel quale non fosse conosciuta, per vivere nel nascondimento i suoi ultimi giorni.
Padre Fusco ne parlò col Rettore del Santuario di Pompei, il domenicano padre Carlo Cecchini che le offrì ospitalità a Pompei, ma essendo il celebre Santuario del Rosario meta di pellegrinaggi, Melania rifiutò, ma quando proprio in quel periodo, il Rettore fu nominato vescovo di Altamura (Bari), e quindi la invitò in questa città pugliese, lei accettò, arrivando dalla Francia il 16 giugno 1904, sconosciuta a tutti, mentre il vescovo si trovava fuori diocesi.
Alloggiò in varie case, anche nel palazzo delle signorine Giannuzzi che forse sapevano qualcosa, uscendo poco di casa, ma recandosi ogni mattina in cattedrale per assistere alla celebrazione della Messa e ricevere l’Eucaristia, trattenendosi poi a lungo a pregare nella Cappella dell’Addolorata.
Colpita da forte febbre, morì sola nella notte fra il 14 e il 15 dicembre 1904; il suo funerale si svolse il 15 nella cattedrale di Altamura, presente tutto il Capitolo e in tale occasione il vescovo mons. Cecchini rivelò l’identità della signora francese; fu tumulata nella tomba di famiglia delle signorine Giannuzzi.
Padre Annibale Maria Di Francia, fondatore anche dei Rogazionisti, nel 1918 aprì una Casa delle Figlie del Divin Zelo ad Altamura e subito si adoperò affinché i resti mortali della veggente di La Salette, potessero essere traslati nella chiesa dell’Istituto, cosa che avvenne segretamente e in tutta fretta il 19 settembre 1918, quando già cominciava a diffondersi l’epidemia della febbre ‘spagnola’.
Tentò anche di fare aprire un processo diocesano o privato, per il riconoscimento delle virtù di Melania Calvat, ma senza riuscirci.
Mistero di donna, donna del mistero, la definì sant’Annibale Di Francia, che volle annoverarla quale cofondatrice del suo Istituto; Melania compì con i suoi 73 anni di vita, effettivamente una missione o un sacrificio, a cui Iddio l’aveva destinata per i suoi misteriosi fini, realizzata con una vita nomade, che a torto fu creduto un suo piacere di viaggiare.
Il monumento funebre riporta la seguente epigrafe:
“Qui nel sacro tempio di Dio
trovarono quiete e riposo
le stanche e travagliate ossa
dell’umile pastorella della Salette
il dì 7 novembre 1831
decessa in odore di santità
il 14 dicembre 1904 in Altamura
amorosamente qui custodite
dalle Figlie del Divn Zelo
del Cuore di Gesù
cui appartenne quale sapiente
cofondatrice.
O anima eletta
t’invocheranno e ti pregheranno
sempre eterna pace
le tue care figliuole
e sorelle in Gesù e Maria”.


Autore:
Antonio Borrelli

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Aggiunto il 2006-04-06

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