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Maximin Giraud Veggente de La Salette

Testimoni

Corps (Grenoble, Francia), 26 agosto 1835 – 1° marzo 1875


La vita di Maximin Giraud, strettamente legata agli avvenimenti dell’apparizione della Vergine a La Salette, fu molto dissimile da quella più lunga e tormentata dell’altra veggente, certamente più nota, Melania Calvat.
Egli nacque a Corps (Grenoble) il 26 agosto 1835, quarto dei figli del carradore Germain Giraud e di Anne-Marie Templier; aveva solo 17 mesi quando morì la sua mamma; poco dopo il padre si risposò con Marie Court, la quale non sentiva attrattiva per quel bambino, che cresceva così all’avventura e ciò acuiva la sua naturale vivacità.
Con il padre sempre impegnato a riparare carri e a distrarsi all’osteria, con la matrigna tutta presa a mandare avanti la famiglia ed accudire i figli nati dal suo matrimonio, Maximin aveva la possibilità di girovagare libero per le strade di Corps, spensierato, vivace e monello, gironzolava attorno alle vetture e alle diligenze, oppure correva con il suo cane e la capretta; non andava a scuola e quindi non sapeva né leggere né scrivere.

Pastorello provvisorio – Veggente di Maria
Verso la fine dell’estate 1846, Pierre Selme un contadino degli Ablandins, alture della zona, avendo il suo pastorello ammalato, scese a Corps dal suo amico Giraud per chiedergli di prestare il suo Massimino per una settimana fino al 20 settembre; il padre conoscendolo, non garantiva per lui perché troppo distratto, ma alla fine cedette e il 14 settembre Massimino con cane e capretta salì agli Ablandins, iniziando a fare il pastorello di quattro mucche, così come facevano la maggior parte dei ragazzi dei dintorni, che in tal modo guadagnavano qualcosa per le loro povere famiglie, alleggerendole nel contempo del loro vitto, che invece consumavano con i padroni.
Il 18 settembre incontrò sul monte Planeau, sui pascoli sovrastanti il villaggio di La Salette, a 1800 metri di altezza, Melania Calvat, anche lei pastorella di quattro mucche della famiglia di Battista Pra.
Di caratteri opposti, taciturna e scontrosa lei, vivace e di lingua sciolta lui, stentavano a fare amicizia, finché compresero di provenire entrambi da Corps, dove Melania era nata il 7 novembre 1831, quindi Maximin aveva 11 anni e Melania 15; nel lasciarsi la sera, decisero di rivedersi il giorno dopo allo stesso posto con le loro mucche.

Per tutto quanto riguarda l’Apparizione delle Vergine ai due pastorelli, il suo messaggio e ciò che avvenne dopo, si rimanda alla scheda ‘Madonna de La Salette e a quella di Melania Calvat.

Aggiungiamo solo una sua descrizione, che è utile per comprendere la spensieratezza del vivace ragazzo, anche in momenti molto seri.
Quando la Bella Signora parlò rivolta solo a Melania, mentre Maximin non l’udiva più, cosa che avvenne poi viceversa, nel confidare i segreti ad ognuno, il ragazzo faceva roteare il cappello sulla punta del suo bastone e sospingeva a calci i sassolini fin sotto i piedi della Bella Signora; “Non uno però l’ha toccata” rispondeva senza imbarazzo alla Commissione che l’interrogava.

La sua vita subito dopo l’Apparizione
Nei tre anni che seguirono l’Apparizione, Maximin che era ritornato a Corps sin dal giorno successivo, perse il fratellastro Jean-François, la matrigna Marie e poi suo padre Germain; fu messo sotto tutela del fratello di sua madre lo zio Templier, uomo rude e interessato.
Papà Giraud entrò nella vicenda del figlio in modo trasversale ed inatteso; informato dell’apparizione della Vergine ai due ragazzi, lui che aveva da tempo estromesso Dio dalla sua vita, proibì al figlio di parlarne, ma Massimino non ne tenne conto, allora lui prese a minacciarlo; ma il ragazzo ribatté: “Ma papà, la Signora ha parlato di te!”.
Infatti durante il colloquio di quel pomeriggio del 19 settembre, la Bella Signora, alla risposta negativa dei ragazzi se avessero mai visto del grano guasto, aggiunse: “Ma tu figlio mio, lo devi aver visto una volta con tuo padre verso la terra di Coin. Il padrone del campo disse a tuo padre di andare a vedere il suo grano guasto. Vi andaste tutti e due, prendeste in mano due o tre spighe, le stropicciaste e tutto cadde in polvere”.
Papà Germain rimase sconvolto ad udire ciò, perché scoprì che Dio non aveva mai cessato di essere presente alle sue ansie e alle sue speranze, mentre egli pensava che si fosse allontanato da lui.
L’adolescenza di Massimino Giraud fu difficile, a scuola il profitto era modesto, suor Tecla la superiora dell’Istituto vegliava su di lui, lo chiamava “moto perpetuo!”; bisogna aggiungere poi le pressioni esercitate da pellegrini e curiosi, che non lo lasciavano tranquillo; alcuni fanatici partigiani di un sedicente figlio del re ghigliottinato Luigi XVI, volevano sfruttarlo per i loro fini politici, ma Massimino si fece beffe di loro, raccontando frottole.
Comunque questi signori, ignorando il parere contrario del parroco di Corps e la proibizione del vescovo di Grenoble, condussero l’adolescente ad Ars, accolti dall’imprevedibile don Raymond, viceparroco del santo Curato d’Ars, Giovanni Maria Vianney, il quale improvvisamente considerò La Salette come un colossale imbroglio e Maximin un losco bugiardo.
Il 25 settembre 1850, il santo Curato d’Ars incontrò due volte l’adolescente in sacrestia e in confessionale ma senza confessarlo; quello che si dissero non si è mai saputo, ma il santo curato per alcuni anni non cesserà di essere in preda ai dubbi che lo facevano soffrire.
Dopo il decreto vescovile del 19 settembre 1851 che confermava l’autenticità dell’Apparizione, il curato rimandò l’adolescente, lasciandolo al giudizio del vescovo responsabile; dovranno passare degli anni prima che si convincerà a dare il suo assenso all’Apparizione.

La sofferta strada di Maximin Giraud
Dopo la parentesi della sua permanenza nel seminario minore di Grenoble, in cui era entrato nel 1850 e da cui ne uscì nel 1852, perché non si sentiva chiamato allo stato ecclesiastico, Maximin iniziò come Melania Calvat, a girovagare in cerca di una sistemazione e di un po’ di pace, ma la sua inquietudine lo condizionò sempre.
Nel 1859 a 24 anni s’impiegò all’Ospizio Imperiale di Yveline (Ile-de-France), passando poi nel Collegio di Tonnerre (Dipartimento de l’Yonne).
Diventò poi studente di medicina, ma respinto al baccellierato, andò a lavorare in una farmacia, girò per vari luoghi della Francia, ma senza stabilirsi e nel 1856 si arruolò negli zuavi pontifici a Roma, la permanenza durò sei mesi, cioè fino a quando questo Corpo si sciolse, poi ritornò a Parigi.
Pur essendo così sbandato, era sempre fedele alla Visione ricevuta da bambino e quando il giornale “Le Vie Parisienne” attaccò la veridicità de La Salette, egli lo querelò ottenendo una rettifica.
Nel 1866 pubblicò un opuscolo “La mia professione di fede sull’Apparizione della Madonna della Salette”; durante quel periodo, una coppia di fedeli, i coniugi Jourdain, si assunse il compito di assisterlo, dandogli così una certa stabilità, pagandogli fra l’altro tutti i suoi debiti, rischiando a loro volta di rovinarsi.
A 34 anni, nel 1869 tornato a Corps, diventò socio di un mercante di liquori, che volle sfruttare la notorietà dell’ex pastorello per accrescere le sue vendite; ma Maximin non riuscì a far quadrare i conti e dovette mollare l’attività.
Nella guerra franco-tedesca del 1870, fu mobilitato a Forte Barraux a Grenoble; finalmente ritornò poi a Corps dove lo raggiunsero i coniugi Jourdain, che lo trattavano ormai come un figlio adottivo.
Tutti e tre vivevano poveramente, aiutati dai “Missionari di Nostra Signora de La Salette”, istituiti nel 1852 dal vescovo mons. Filiberto de Bruillard, con l’intento di proseguire nel tempo, l’opera missionaria chiesta dalla Vergine ai due pastorelli.
Nel novembre 1874, Maximin Giraud risalì a La Salette, dove dinanzi ad un uditorio particolarmente attento e commosso, rifece per l’ultima volta il racconto dell’Apparizione, uguale come quel giorno di 28 anni prima.
Per poter vivere, impiantò sulla Salette un negozietto di vendita di oggetti sacri relativi all’apparizione.
Il 2 febbraio 1875 si recò per l’ultima volta nella chiesa parrocchiale; gravemente ammalato di idropisia, la sera del 1° marzo 1875, nella casa di Corps, si confessò ricevendo il Viatico, bevendo un po’ d’acqua della sorgente de La Salette per inghiottire l’Ostia e cinque minuti dopo rese la sua anima a Dio; aveva 39 anni e sei mesi.
Prima di morire fece il giuramento di essere tutto vero, ciò che disse e scrisse sull’apparizione della Vergine a La Salette. Fu sepolto nel cimitero di Corps, ma il suo cuore si trova nella Basilica de La Salette, vicino alla consolle dell’organo; era stata la sua ultima volontà: “Credo fermamente, anche a prezzo del mio sangue, alla celebre Apparizione della SS. Vergine sulla santa montagna de La Salette, il 19 settembre 1846; apparizione che ho difeso con parole, scritti e sofferenze… con questi sentimenti offro il mio cuore a Nostra Signora de La Salette”.
Con questo atto di fedeltà alla fede della Chiesa, l’ex monello di Corps non aveva più nulla da lasciare; era nato povero, continuò con difficoltà a vivere aiutato da persone buone, morì povero, come del resto Melania Calvat; dalla sconvolgente esperienza di veggente della Madonna, non guadagnò economicamente niente, anche se fu spesso considerato un imbroglione, ma lui difese in ogni occasione, la genuinità dell’Apparizione senza mai cambiare versione.
Non si sposò e visse illibato, quasi una inconscia consacrazione a quella Celeste Visione, della quale avvertiva sin dal primo momento, una struggente nostalgia.


Autore:
Antonio Borrelli

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Aggiunto il 2006-04-06
Letto da 1295 persone

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