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Beato Rodolfo Acquaviva Gesuita, martire

25 luglio

Atri (Teramo), 2 ottobre 1550 – Coculin, Salsette (India), 25 luglio 1583

Martirologio Romano: A Salsette in India, beati martiri Rodolfo Acquaviva, Alfonso Pacheco, Pietro Berna, Antonio Francesco, sacerdoti e Francesco Aranha, religioso, della Compagnia di Gesù, uccisi dagli infedeli per aver esaltato la croce.


Il beato Rodolfo Acquaviva fa parte del gruppo di cinque gesuiti martiri nell’ex possedimento di Gôa, oggi India, che sono celebrati sotto il nome di “Martiri di Salsette”, dal nome della Missione posta in detta penisola indiana.
Essi sono:
- Rodolfo Acquaviva (1550-1583) oggetto di questa scheda;
- Alfonso Pacheco, spagnolo di Castiglia (1551-1583);
- Antonio Francisco, portoghese di Coimbra (1553-1583);
- Francesco Aranha, coadiutore portoghese, (1550?-1583);
- Pietro Berno, altoatesino di Ascona (1553-1583); 4 sacerdoti e un coadiutore.
Tutti diversi fra loro come nazionalità, nascita, formazione e personalità, ma tutti uniti intimamente nell’anelito missionario e ideale cristiano e che la sorte accomunò nel martirio.

Il nobile Rodolfo Acquaviva, nacque il 2 ottobre 1550, da Giangirolamo Acquaviva duca di Atri (Teramo); la sua famiglia era imparentata con le più nobili famiglie d’Italia, fra cui i Gonzaga di Mantova.
Due suoi fratelli Giulio e Ottavio, furono più tardi cardinali della Chiesa e uno zio venne eletto Generale della Compagnia di Gesù.
Come capitò poi al giovane s. Luigi Gonzaga, anche Rodolfo dovette vincere le resistenze del padre, prima di poter entrare il 2 aprile 1568, nel celebre Noviziato romano dei Gesuiti, proprio quando il 9 marzo 1568, nasceva a Castiglione delle Stiviere (Mantova) san Luigi Gonzaga, che frequenterà poi lo stesso Noviziato qualche decennio dopo, illuminandolo con la sua santità.
A Roma ebbe come compagno di studi, san Stanislao Kostka (1550-1568) suo coetaneo, ma che lascerà questa terra proprio nell’anno in cui si conobbero al Noviziato.
Nel 1576 fu destinato dai superiori alla missione dei Gesuiti dell’India; frequentò il corso di preparazione a Lisbona in Portogallo, dove ricevé nel 1578 l’ordinazione sacerdotale e partì per l’India il 24 marzo 1578.
Aveva solo 28 anni, ma di lui i superiori avevano grande stima e fiducia, tanto è vero che fu messo a capo della piccola spedizione, incaricata di recarsi alla corte del Gran Mogol, Akbar (1542-1605), il quale aveva chiesto con insistenza, l’invio di alcuni missionari (giunti nel 1580, 1590 e 1594).
Fu ricevuto dal Gran Mogol il 17 febbraio 1580 e padre Rodolfo Acquaviva seppe conquistarsi la simpatia e la fiducia di Akbar, uomo desideroso di formarsi una cultura.
Ma nonostante tutti i suoi sforzi, il sovrano musulmano, di temperamento eclettico, non si convinse a cambiare il tenore dissoluto della sua vita e anche le speranze in una sua graduale conversione svanirono; così padre Acquaviva fu richiamato a Gôa e nominato superiore della missione nella Penisola di Salsette.
Lì i missionari subivano angherie di parecchi pagani e bramani, che consideravano la penisola come un territorio quasi sacro, i loro attacchi avevano più volte scatenato l’intervento punitivo dei portoghesi, e ciò aumentò l’intolleranza e un crescente pericolo per i missionari stessi.
I missionari gesuiti, riuniti dal nuovo superiore Rodolfo Acquaviva, decisero d’intraprendere un’opera di persuasione nei loro confronti a partire proprio da Coculin, centro del paganesimo intollerante; là giunti stavano issando una croce, quando la popolazione aizzata dallo stregone Pondù li aggredì e furono barbaramente uccisi il 13 luglio 1583 e padre Rodolfo il 25 luglio.
Le loro salme furono dopo qualche giorno recuperate dai portoghesi e trasferite solennemente a Gôa. Il processo di beatificazione, iniziato nel 1598, si concluse solo sotto papa Leone XIII, che li elevò alla gloria degli altari come Beati il 30 aprile 1893. Festa il 25 luglio per tutti.


Autore:
Antonio Borrelli

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Aggiunto il 2006-04-06

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