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Santi Paolo, Tatta e figli Sposi e martiri

Festa: 25 settembre

† Damasco, Siria, in epoca incerta

Ricordati insieme ai quattro figli Sabiniano, Massimo, Rufo ed Eugenio, appartengono al gruppo dei martiri cristiani associati a Damasco in Siria. Le fonti liturgiche orientali e il Martirologio Romano li presentano come una famiglia cristiana sottoposta a persecuzione e a violenze fino alla morte. La tradizione più autorevole conservata nei Menei bizantini riferisce che i sei furono accusati di essere cristiani, legati, sottoposti a interrogatorio e percossi, fino a morire per i tormenti. La documentazione biografica è tuttavia estremamente scarsa e non permette di stabilire con certezza né l’epoca precisa del martirio né le circostanze storiche della persecuzione. Una difficoltà ulteriore deriva dalla presenza, in una tradizione sinassaria manoscritta, di una versione nella quale compaiono soltanto Sabiniano, Paolo e Tatta e che li presenta come fratelli, elemento che i Bollandisti giudicarono problematico ma meno convincente rispetto all’annuncio dei Menei, che parla esplicitamente di Paolo e Tatta e dei loro figli. Il dato più significativo per la storia del culto è una testimonianza epigrafica relativa a un martyrium dell’area di Damasco, databile alla seconda metà del VI secolo, nel quale compaiono Sabiniano, Paolo e Tatta: essa documenta l’esistenza di un culto locale antico, senza però permettere di ricostruire la biografia dei martiri.

Martirologio Romano: A Damasco in Siria, santi martiri Paolo e Tatta, coniugi, Sabiniano, Massimo, Rufo ed Eugenio, loro figli, che, accusati di essere cristiani, percossi e torturati con altri supplizi, resero infine l’anima a Dio.


Le informazioni sulla vita di Paolo, Tatta e dei loro figli sono molto limitate. Le fonti agiografiche orientali li collegano a Damasco, antica città della Siria e uno dei più importanti centri urbani del Vicino Oriente. Il Martirologio Romano li identifica esplicitamente come Paolo e Tatta, coniugi, e Sabiniano, Massimo, Rufo ed Eugenio, loro figli. La stessa struttura familiare compare nell’elogio dei Menei greci, che costituisce la testimonianza narrativa più significativa conservata per questo gruppo di martiri.
Non sono conosciuti il ceto sociale della famiglia, l’attività esercitata da Paolo, l’età dei coniugi o dei figli, il momento della loro conversione al cristianesimo e le circostanze nelle quali la famiglia avrebbe aderito alla fede cristiana. Non è quindi possibile ricostruire una biografia individuale nel senso abituale del termine.
Anche l’origine damascena deve essere formulata con una certa prudenza. L’elogio dei Menei afferma che Paolo, Tatta e i loro figli provenivano dalla città di Damasco. Il testo non fornisce però una cronologia precisa e non conserva informazioni sufficienti per stabilire quale fosse la loro posizione nella comunità cristiana locale.

L’accusa e il martirio
La tradizione liturgica greca presenta la famiglia come cristiana e riferisce che fu denunciata a causa della fede. Secondo l’elogio dei Menei, i sei furono immobilizzati mediante un dispositivo di legno e legati con catene; sottoposti nuovamente a interrogatorio, furono duramente percossi e torturati, fino a consegnare la vita a Dio. Questa è la descrizione antica più precisa oggi disponibile, ma appartiene alla tradizione agiografico-liturgica e non è accompagnata da un verbale giudiziario o da un documento contemporaneo al presunto martirio.
La tradizione bizantina successiva conserva anche due brevi versi dedicati ai martiri. Il primo riguarda Sabiniano e il secondo Tatta, che viene presentata mentre si unisce ai martiri. Il linguaggio poetico non consente tuttavia di ricostruire con precisione la sequenza delle torture. I Bollandisti notarono in particolare che un verbo riferito a Sabiniano poteva far pensare a una mutilazione o a una decapitazione, ma giudicarono imprudente dedurre da quel solo verso una specifica modalità di morte. Preferirono quindi attenersi all’elogio dei Menei, secondo il quale i martiri morirono in seguito ai tormenti.
Il Martirologio Romano conserva sostanzialmente questa tradizione, affermando che Paolo, Tatta e i quattro figli, accusati di essere cristiani, furono percossi e sottoposti ad altri supplizi, fino a morire durante i tormenti. La formulazione attuale appartiene alla seconda edizione tipica del Martyrologium Romanum, promulgata nel 2004.

L’incertezza sulla data
Non esiste una data storicamente sicura per il martirio. Alcune opere moderne lo collocano genericamente nel IV secolo o all’inizio del IV secolo, ma tale datazione non può essere considerata dimostrata sulla base delle fonti narrative conservate. Un repertorio agiografico ortodosso, per esempio, indica l’inizio del IV secolo, mentre uno studio ufficiale dedicato alle coppie di santi presenti nel Martirologio Romano colloca Paolo e Tatta tra le coppie dei primi secoli e indica circa il IV secolo. Si tratta però di collocazioni orientative, non di una cronologia ricavata da una testimonianza contemporanea al martirio.
È quindi più corretto parlare di epoca incerta, evitando di collegare automaticamente il gruppo a una specifica persecuzione imperiale. Non esistono infatti elementi sufficienti per attribuire il loro martirio con sicurezza a Decio, Valeriano, Diocleziano o a un altro persecutore determinato.

Damasco e il problema del luogo del martirio
La tradizione latina antica presenta Damasco come luogo del martirio. Nel XVI secolo Luigi Lippomano e soprattutto Cesare Baronio trasmisero la commemorazione nel Martyrologium Romanum, mentre il martirologista Galesinio aveva indicato genericamente la Grecia come luogo della passione. I Bollandisti esaminarono la divergenza e giudicarono poco convincente l’ipotesi greca: secondo il loro ragionamento, la menzione di Damasco come luogo di origine, unita all’assenza di un diverso luogo di martirio, rendeva più plausibile Damasco stessa.
Il dato deve comunque essere presentato come una conclusione tradizionale, non come una certezza documentaria assoluta. La fonte greca fondamentale parla dell’origine damascena dei martiri e della loro persecuzione, ma non fornisce una narrazione processuale che permetta di ricostruire con precisione il luogo nel quale avvennero tutti gli eventi. La tradizione liturgica successiva e il Martirologio Romano hanno invece stabilizzato Damasco come luogo della commemorazione e del martirio.

Una difficoltà nella tradizione sui sei martiri
Uno degli aspetti più interessanti della documentazione riguarda il numero e il rapporto di parentela dei martiri.
Il Martirologio Romano, i Menei e la tradizione liturgica bizantina attuale presentano sei persone: Paolo e Tatta, sposi, e i quattro figli Sabiniano, Massimo, Rufo ed Eugenio.
Un manoscritto del Synaxarium Constantinopolitanum, invece, secondo l’analisi dei Bollandisti, ricordava soltanto tre martiri: Sabiniano, Paolo e Tatta, presentandoli come fratelli provenienti da Damasco. Anche i due brevi versi riportati nei Menei menzionano soltanto questi tre nomi. La discrepanza riguarda quindi non soltanto il numero dei martiri, ma anche la loro parentela.
I Bollandisti ritennero comunque più attendibile, nel complesso, l’elogio dei Menei che accompagna l’annuncio liturgico della memoria e parla esplicitamente di Paolo e Tatta e dei loro figli. Spiegarono inoltre che i versi potevano essere giunti in forma incompleta nella tradizione manoscritta. Questa soluzione non elimina completamente il problema, ma mostra che la tradizione non è stata trasmessa in modo uniforme.

La testimonianza archeologica del culto
Un elemento particolarmente importante per la storia della memoria dei martiri è una testimonianza epigrafica cristiana proveniente dall’area di Damasco, presso al-Burğ. Il repertorio del Museum Bollandianum segnala una pubblicazione nel Supplementum Epigraphicum Graecum relativa a un’iscrizione edilizia cristiana associata a un martyrium fatto costruire dal filarca ghassanide al-Mundhir, noto nelle fonti greche e latine come Alamoundaros. La struttura è databile approssimativamente tra il 569/570 e il 581 e l’iscrizione è indicizzata con i nomi di Sabiniano, Paolo e Tatta.
Questa testimonianza è importante perché mostra che nella regione di Damasco esisteva già nella seconda metà del VI secolo una memoria cultuale associata almeno a Paolo, Tatta e Sabiniano. Non consente tuttavia di dimostrare che l’iscrizione si riferisca necessariamente a una conoscenza storica diretta dei martiri o di stabilire quando siano vissuti. L’archeologia documenta con maggiore sicurezza la presenza di un culto che non la biografia dei suoi destinatari. La distinzione è essenziale, perché impedisce di trasformare una testimonianza del VI secolo in una prova contemporanea del martirio.

La memoria liturgica
La memoria del gruppo è stabilmente fissata al 25 settembre nella tradizione bizantina e nel calendario romano. La liturgia greca conserva un breve tropario o versetto poetico per Paolo, Tatta e i loro figli e un elogio nel quale vengono narrati l’origine damascena, l’accusa di cristianesimo, le catene, le percosse e la morte sotto tortura.
La loro presenza nel Martyrologium Romanum garantisce inoltre la permanenza della memoria nel calendario liturgico della Chiesa cattolica. L’edizione attuale li commemora al numero 3 del 25 settembre.

Un culto più antico della documentazione narrativa conservata
La testimonianza epigrafica della seconda metà del VI secolo è probabilmente l’elemento più interessante per comprendere la storia del culto. Essa mostra che la memoria di almeno Paolo, Tatta e Sabiniano era sufficientemente consolidata nell’area damascena da essere associata a un martyrium. Questo dato è cronologicamente significativo perché precede di molti secoli la trasmissione moderna della notizia e dimostra che la commemorazione non è una costruzione recente del calendario romano.
Non è tuttavia possibile stabilire, sulla base dell’iscrizione, se il martyrium custodisse reliquie dei martiri, se sorgesse sul luogo del loro presunto martirio o se fosse semplicemente dedicato alla loro memoria. La documentazione disponibile non permette di risolvere queste questioni.

La tradizione greca e quella latina
La tradizione greca costituisce la base narrativa più importante. I Bollandisti rilevarono che Galesinio aveva ricavato il proprio racconto dai Menei o dal Menologio di Sirleto e che la successiva tradizione latina aveva dovuto confrontarsi con divergenze relative soprattutto al luogo del martirio e alla composizione del gruppo.
La tradizione latina, attraverso il Martyrologium Romanum di Baronio e poi le successive revisioni del Martirologio, ha stabilizzato la forma oggi più conosciuta: sei martiri, appartenenti a una stessa famiglia, morti a Damasco per la fede cristiana. La tradizione orientale, tuttavia, conserva tracce delle incertezze presenti nella trasmissione più antica.

Curiosità
- La memoria liturgica bizantina conserva un breve componimento poetico nel quale Paolo è presentato mentre subisce il martirio insieme ai figli e Tatta si unisce coraggiosamente a loro.
- Un’iscrizione cristiana della seconda metà del VI secolo, relativa a un martyrium nell’area damascena, è associata ai nomi di Sabiniano, Paolo e Tatta. È una delle testimonianze più interessanti per la storia antica del loro culto.
- La tradizione non è stata trasmessa in maniera uniforme: un antico Synaxarium manoscritto ricordava soltanto Sabiniano, Paolo e Tatta e li presentava come fratelli, mentre la tradizione dei Menei e il Martirologio Romano parlano di Paolo e Tatta come coniugi e dei quattro figli.

Cronologia
- Epoca non precisabile: tradizionale collocazione della vita e del martirio di Paolo, Tatta e dei loro figli a Damasco.
- Epoca tardoantica: formazione e trasmissione della memoria liturgica greca dei martiri, oggi conservata nei Menei e nei testi sinassari.
- Circa 569/570-581: un’iscrizione cristiana dell’area di Damasco documenta un martyrium associato ai nomi di Sabiniano, Paolo e Tatta, fornendo una testimonianza antica del loro culto.
- XVI secolo: la memoria dei sei martiri viene recepita nella tradizione del Martyrologium Romanum attraverso la revisione dei martirologi greci operata da Galesinio e Baronio.
- 2004: la seconda edizione tipica del Martyrologium Romanum conferma la commemorazione di Paolo, Tatta, Sabiniano, Massimo, Rufo ed Eugenio il 25 settembre.

Valutazione storico-critica
- L’esistenza di una memoria cultuale antica di Paolo, Tatta e almeno di Sabiniano nell’area di Damasco è ben documentata, grazie soprattutto alla tradizione liturgica orientale e alla testimonianza epigrafica di un martyrium della seconda metà del VI secolo.
- La ricostruzione biografica è invece molto fragile: non possediamo una Passione antica di carattere propriamente storico né documenti contemporanei al presunto martirio che permettano di stabilire date, persecutori, età, professione o altre circostanze personali.
- Il carattere familiare del gruppo è sostenuto dalla tradizione dei Menei e dal Martyrologio Romano, ma la trasmissione antica presenta una significativa variante: un Synaxarium manoscritto ricorda soltanto Sabiniano, Paolo e Tatta e li definisce fratelli. La divergenza impedisce di considerare la ricostruzione genealogica assolutamente certa senza una riserva critica.
- Il luogo del martirio a Damasco è fortemente radicato nella tradizione latina e nel Martyrologio Romano, ma la fonte narrativa greca fondamentale parla soprattutto dell’origine damascena dei martiri. La conclusione secondo cui morirono nella stessa città è plausibile, ma non documentata da un verbale del martirio.
- La datazione al IV secolo, talvolta proposta nella letteratura agiografica moderna, deve essere considerata una collocazione orientativa e non una data storicamente dimostrata. Non è possibile collegare con sicurezza il gruppo a una specifica persecuzione imperiale.
- La testimonianza archeologica della seconda metà del VI secolo non prova direttamente la storicità degli eventi narrati, ma costituisce una prova significativa dell’antichità del culto. La distinzione tra storicità dei martiri e sviluppo della loro memoria cultuale è quindi fondamentale.
- Nel complesso, la tradizione consente di riconoscere un antico gruppo di martiri venerato nell’area di Damasco, ma non permette di ricostruire una biografia dettagliata. I particolari relativi alla famiglia, alle torture e alla morte devono essere presentati come elementi della tradizione agiografico-liturgica, non come dati documentari contemporanei.

Fonti e bibliografia essenziale
- Martyrologium Romanum, editio typica altera, Typis Vaticanis, 2004, 25 settembre, n. 3. Il testo ufficiale ricorda a Damasco Paolo e Tatta, coniugi, e i loro figli Sabiniano, Massimo, Rufo ed Eugenio.
- Acta Sanctorum, Septembris tomus VII, 25 settembre, commentario De SS. Paulo, Tatta uxore ejus, ac filiis eorumdem Sabiniano, Maximo, Rufo et Eugenio MM. Il commentario bollandista analizza le fonti greche, le divergenze tra Menei e Synaxarium e la questione del luogo del martirio.
- Sauget, J.-M., Paolo, Tatta, Sabiniano, Massimo, Rufo ed Eugenio, in Bibliotheca Sanctorum, vol. 10, Roma, 1968, coll. 309-310. Il riferimento bibliografico è attestato nella bibliografia specialistica dedicata al gruppo.
- Congregatio de Cultu Divino et Disciplina Sacramentorum, Elenchus Sanctorum et Beatorum Quorundam, Coniugum, in Notitiae, 531-532, 2010, pp. 631 ss. Il repertorio riporta il testo del Martyrologium Romanum relativo a Paolo e Tatta e li colloca tra le coppie di santi dei primi secoli.
- Supplementum Epigraphicum Graecum, vol. 65, 2015, n. 1642, Damascene area of al-Burğ, Christian building inscription of the phylarch Alamoundaros for a martyrium, datata circa 569/570-581. La scheda del Museum Bollandianum collega l’iscrizione ai martiri Sabiniano, Paolo e Tatta.
- Tomelleri, Vittorio Springfield, Il canone comune per Cirillo e Metodio. Analisi, problemi e questioni editoriali, Studi Slavistici XII, 2015, pp. 7-39. Lo studio documenta la presenza di Saviniano, Paolo e Tatta nella tradizione innografica slava collegata alla memoria del 25 settembre.
- Tradizione sinassaria greca del 25 settembre, con l’elogio di Paolo, Tatta e dei quattro figli, conservata nella tradizione liturgica bizantina.

Autore: Giampietro Cattini
 


 

Quasi tutte le storie di santità relative ad intere famiglie, consistenti ormai in parecchi casi dopo duemila anni di cristianesimo, sono purtroppo cadute tristemente in oblio.
Uno di questi casi è costituito dai santi coniugi Paolo e Tatta, che con i loro figli Sabiniano, Massimo, Rufo ed Eugenio furono chiamati a testimoniare la loro fede cristiana sino allo spargimento del loro sangue. Gli sposi e l’intera loro prole furono accusati di essere cristiani, cosa oggi ritenuta banale ma non così scontata in un mondo allora ancora permeato di paganesimo.
Furono allora oggetto di durissime torture ed infine, ormai stremati, resero l’anima a Dio presso Damasco in Siria. E’ invece storicamente impossibile datare con certezza il periodo in cui avvenne il loro glorioso martirio, che è comunque collocabile senza ombra di dubbio nei primissimi secoli dell’era cristiana.
Ciò non toglie che l’intrepida testimonianza di questi martiri possa ancora essere valida nel mondo odierno, in cui il valore della famiglia è talvolta messo seriamente in discussione. Il nuovo Martyrologium Romanum ha dunque ritenuto opportuno continuare a riportarne la commemorazione in data 25 settembre.


Autore:
Fabio Arduino

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Aggiunto/modificato il 2026-09-14

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