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Buenos Aires, Argentina, 13 settembre 1902- Madrid, Spagna, 15 luglio 1943
E’ stato uno dei primi fedeli dell’Opus Dei. Come ingegnere in una compagnia ferroviaria e come professore, ha sempre saputo porre le sue capacità professionali al servizio di coloro che gli stavano accanto. Nei difficili anni che ebbero come epicentro la guerra civile spagnola, Isidoro ha aiutato il fondatore a porre le basi dell’Opera, sacrificandosi con abnegazione e trasmettendo agli altri la pace e la serenità, frutto della sua vicinanza con Dio. E’ morto dopo una dolorosa e lunga malattia che ha saputo affrontare eroicamente.
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Il Servo di Dio Isidoro Zorzano Ledesma nacque a Buenos Aires (Argentina) il 13 settembre 1902 da genitori spagnoli che poco tempo dopo ritornarono in Spagna e si stabilirono a Logroño. Fin dalla gioventù si distinse per la sua laboriosità e per la serietà di fronte a qualsiasi impegno. Nell’Istituto di Logroño ebbe come compagno di studi colui che sarebbe diventato il fondatore dell’Opus Dei, san Josemaría Escrivá. Questo fatto sarà decisivo per la vita di Isidoro. Nel 1927 terminò la facoltà di Ingegneria, nella quale era stato un esempio di dedizione e di spirito di servizio per tutti i suoi colleghi. Tali qualità furono ancora più evidenti nel suo lavoro professionale, prima a Cadice, poi a Malaga – dal 1928 al 1936 - e infine a Madrid. In un’epoca di accesi conflitti ideologici e sociali in Spagna, Isidoro conquistò, grazie alla sua comprovata competenza professionale e al suo spirito di servizio abnegato, un grande prestigio tra i colleghi e gli operai della compagnia ferroviaria nella quale lavorava. Mosso dal desiderio di compiere un lavoro ben fatto di fronte a Dio e dall’anelito di avvicinare anime al Signore, estese la sua attività anche all’insegnamento e dedicò tempo e risorse a varie associazioni professionali e a iniziative di carattere sociale e assistenziale nei quartieri poveri. Il 24 agosto 1930 chiese l’ammissione all’Opus Dei. Fu uno dei primi membri e diede sempre esempio di fedeltà indiscussa alla chiamata di Dio a santificarsi in mezzo al mondo. Nel 1936 si trasferì a Madrid, dove svolse un ampio apostolato nell’ambiente universitario e con i suoi colleghi di lavoro. Dal 1936 al 1939, durante la persecuzione religiosa scatenatasi in Spagna e la successiva guerra civile, diede prova di un coraggio eroico: come cittadino argentino godeva di una certa libertà di movimento – sebbene corresse grandi pericoli perché era noto come cattolico – e aiutò materialmente e spiritualmente molte persone tra cui i membri dell’Opus Dei che si trovavano nascosti nella capitale o imprigionati in carcere. Agli inizi degli anni quaranta apparvero i primi sintomi della terribile malattia che in poco tempo lo avrebbe portato alla morte: un linfoma maligno. La sua unione con il Signore crebbe, di giorno in giorno, durante la sua prolungata agonia. Medici, infermiere, religiose che lo curavano rimasero ammirati nel vedere con quale gioia spirituale sopportava dolori fortissimi. Morì il 15 luglio 1943, dopo aver ricevuto l’unzione degli infermi dal fondatore dell’Opus Dei. La sua vita manifesta in modo evidente lo spirito dell’Opus Dei: la ricerca della santità nella vita ordinaria, nel bel mezzo del mondo attraverso il lavoro professionale esercitato con competenza, per illuminare tutte le realtà umane con la luce della fede e dell’amore. La sua fama di santità si estese velocemente in tutte le classi sociali. Tra il 1948 e il 1954 fu istruito a Madrid il processo informativo sulla fama di santità, la vita e le virtù del Servo di Dio; nel 1964 si è svolto a Montreal (Canada) un processo su una guarigione miracolosa attribuita alla sua intercessione.
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Fonte:
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Ufficio Informazioni dell'Opus Dei
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Aggiunto il 2005-05-23
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