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Servo di Dio Eduardo Ortiz de Landázuri Fernandez de Heredia Laico dell’Opus Dei

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Segovia, Spagna, 31 ottobre 1910 - Pamplona, Spagna, 20 maggio 1985

Si prodigò per servire i suoi pazienti con la sua competenza professionale come medico, la sua profonda umanità e la sua vicinanza con Dio. Quando era giovane, la fucilazione del padre fu all’origine di una profonda crisi spirituale che superò perdonando i responsabili. Da allora, mise la sua vita al servizio dei malati e, in special modo dei più bisognosi. Il suo lavoro e la sua famiglia, la moglie Laurita e i suoi sette figli, furono i due pilastri sui quali, vivendo con fedeltà lo spirito dell’Opus Dei, edificò la sua strada verso il cielo.


Eduardo Ortiz de Landázuri nacque a Segovia (Spagna) il 31 ottobre 1910. Si laureò in medicina nel 1933 e nel 1944 ottenne il dottorato.
Cominciò a lavorare nell’Hospital del Rey di Madrid. Nel 1935 fece studi in Germania. Nel 1940 entrò nell’Ospedale Clinico di Madrid per lavorare con il dottor Jiménez Díaz che considerò sempre il suo maestro. Nel 1946 ottenne la cattedra di Patologia Generale della Facoltà di Medicina di Cadice, ma si trasferì subito a quella di Patologia Clinica e Medica dell'Università di Granata. Nel settembre del 1958 entrò a far parte della nuova Facoltà di Medicina dell'Università di Navarra e della relativa Clinica Universitaria, nelle quali trascorse i suoi anni di lavoro fino alla pensione. All'inizio della guerra civile spagnola, suo padre, militare di professione, fu arrestato a Madrid e condannato a morte pur non avendo partecipato ai sanguinosi avvenimenti di quei giorni. Insieme alla madre e alla sorella Eduardo stette con il padre la notte prima della fucilazione, l'8 settembre. Riferendosi a quei giorni, dirà, anni dopo: «Furono i più dolorosi della mia vita». L'assassinio del padre lasciò un segno profondo nella sua anima e diede inizio a una profonda crisi religiosa che lo portò a convertirsi.
Il 17 giugno 1941 si sposò con Laura Busca Otaegui. Si erano conosciuti nel 1935, nell'Hospital del Rey dove anch'essa lavorava, nel dipartimento di Farmacia. Ebbero sette figli.
Il 1 giugno 1952 chiese l'ammissione all'Opus Dei. L'incontro con l'Opera lo aiutò a impegnarsi per migliorare la sua vita cristiana, seguendo il cammino aperto dalla vita santa e dall'insegnamento del beato Josemaría Escrivá, per il quale cominciò a provare grande affetto. A poco a poco, consapevole della sua filiazione divina, acquistò una pietà semplice e forte. Esternamente appariva sempre immerso in una pace profonda e ricolmo di gioia, manifestata in modo semplice anche durante i contrattempi e i momenti di stanchezza.
La sua attività professionale raggiunse un'intensità sorprendente: la giornata iniziava prestissimo, con un tempo dedicato alla preghiera e alla Santa Messa e terminava, di solito, a notte fonda. Si dedicò con sollecitudine ai suoi colleghi e collaboratori; per gli studenti fu maestro e guida, sia professionale che umana. Trattava tutti con affabilità e cercava di essere sempre disponibile; era anche esigente con se stesso e con gli altri, perché desiderava rendere conto al Signore dei talenti ricevuti. I malati trovavano in lui un vero amico che si interessava a fondo di loro, cercando di guarirli sia nel corpo che nell'anima.
Nell'Opus Dei imparò il valore dell'unità di vita. Comprese così che le cure rivolte alla famiglia, allo studio e al lavoro, al rapporto con i suoi amici, colleghi e studenti avrebbero dovuto essere impregnate di senso cristiano; ogni attività, ordinata e realizzata al momento opportuno, lo aiutava a rivolgere l’anima a Dio: era l’offerta della sua vita, trasformata in vera orazione contemplativa.
Nel 1983, a 73 anni d’età, lasciò la docenza. Poco dopo gli fu diagnosticato un cancro, che durante l’operazione si rivelò molto esteso e incurabile. Fin dal primo momento fu cosciente della gravità della sua infermità e l’accettò unendosi sempre di più alle sofferenze di Cristo sulla Croce, per la Chiesa. I suoi ultimi due anni di vita, insieme a una intensa attività professionale, furono pieni del desiderio di avvicinare molte anime a Dio. Il 1° maggio 1985 entrò definitivamente nella Clinica Universitaria di Pamplona, testimone della sua vita spesa per i malati e luogo dove morì la mattina del 20 maggio, mentre ripeteva questa preghiera: “Signore, aumentami la fede, aumentami la speranza, aumentami la carità, perché il mio cuore assomigli sempre di più al tuo!”
Da quel momento la sua fama di santità, già consistente durante la sua vita, andò crescendo insieme al numero di persone che ogni giorno confidano nella sua intercessione davanti a Dio. Si prega coloro che ottengono grazie per intercessione di Eduardo Ortiz de Landázuri, di comunicarle alla Prelatura dell’Opus Dei, Ufficio per le Cause dei Santi, via Diego de León, 14. 28006 - Madrid (Spagna).


Fonte:
Ufficio Informazioni dell'Opus Dei

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Aggiunto il 2005-05-23
Letto da 1080 persone

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