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Beata Maria Guadalupe Ortiz de Landázuri Fernandez de Heredia Laica dell’Opus Dei

16 luglio

Madrid, Spagna, 12 dicembre 1916 – Pamplona, Spagna, 16 luglio 1975

Dottoressa in scienze chimiche, conobbe san Josemaría nel 1944 e si sentì attratta dalla sua profonda allegria. Quell’incontro fu l’occasione per scoprire che Dio la chiamava all’Opus Dei. Da quel momento mise il suo carattere ottimista e comunicativo al servizio di un’unica meta: compiere la Volontà di Dio. Nel 1950, per iniziare l’attività apostolica dell’Opus Dei, andò in Messico dove profuse fede, speranza e zelo. Nel 1958 si traferì a Roma, dove collaborò con san Josemaría nel lavoro di governo dell’Opus Dei. Più tardi, in Spagna, tra il 1960 e il 1974 si dedicò all’insegnamento nell’Istituto Ramiro de Maeztu e nella Scuola di Ingegneria Industriale.



Guadalupe Ortiz de Landázuri nacque il 12 dicembre 1916 a Madrid, ultima di quattro fratelli. Nel 1950 si trasferì in Messico per iniziarvi l’attività apostolica dell’Opus Dei con le donne. È morta nel 1975. Il 18 novembre 2001 il cardinale Antonio María Rouco, arcivescovo di Madrid, ha presieduto l’apertura del suo processo di canonizzazione.
Guadalupe aveva studiato Chimica, laureandosi – dopo l’intervallo dovuto alla guerra civile spagnola – nel 1940, con una delle migliori tesi del suo corso. Voleva dedicarsi all’insegnamento universitario e iniziò i corsi di dottorato.
Nel 1936, il pomeriggio dell’8 settembre, nel Carcere Modello di Madrid, venne fucilato suo padre. Guadalupe, che allora aveva 20 anni, gli fece compagnia durante la sua ultima notte “facendo coraggio con la sua serenità a mia madre e naturalmente a me”, come racconterà suo fratello Eduardo, medico, più grande di lei. Anche di Edoardo è iniziato il processo di canonizzazione.
Nel gennaio del 1944, attraverso una sua conoscente, alla quale aveva confidato che desiderava parlare con un sacerdote, ebbe un colloquio con don Josemaría Escrivá e, attratta dalla gioia profonda che percepì in lui, gli aprì la sua anima e gli domandò: “Che devo fare della mia vita?”. Come lei stessa racconterà in seguito, il colloquio fu decisivo: “Ebbi la chiara sensazione che Dio mi parlava attraverso quel sacerdote”.
Il 19 marzo, a 27 anni, scrisse una lettera a don Josemaría, chiedendo l’ammissione nell’Opus Dei come numeraria. Allora nell’Opus Dei le donne erano ancora molto poche e molte le attività da portare avanti. Guadalupe dedicò tutto il suo impegno a molte di esse: l’amministrazione domestica dei primi Centri, l’inizio del lavoro in altre città spagnole come Bilbao e Saragozza o la direzione di Zurbarán, la prima residenza universitaria, a Madrid, dove il suo carattere ottimista e comunicativo contribuì a stabilire un clima di cordialità, nel quale le studentesse si sentivano amate e spinte a vivere responsabilmente la loro vita cristiana.
Per iniziare l’attività apostolica con le donne in Messico il Fondatore dell’Opus Dei pensò – fra le altre – a Guadalupe; ella rispose affermativamente e gli scrisse: “Oggi ho pregato molto la Madonna perché in Messico si faccia un gran lavoro. So che all’inizio sarà duro: ne sono sicura, ma non m’importa”. In seguito, ricordando quei primi tempi diceva: “Partimmo da Madrid il 5 marzo 1950. Io ero la più grande, anche se molto giovane. Portavamo con noi solo la benedizione del Padre, l’amore al Signore e il nostro buon umore”.
Arrivata in Messico, Guadalupe si iscrisse in alcune materie del dottorato in Chimica, che ancora non aveva potuto portare a termine. Subito, con l’aiuto di persone del posto, si iniziarono le pratiche necessarie per l’apertura di una residenza universitaria.
Guadalupe, alle prese con l’enorme lavoro che aveva tra le mani, tra lo zelo per le persone e le preoccupazioni economiche che non mancavano mai, scriveva al Padre: “...tutto questo lavoro, lei, che mi conosce a fondo, non pensa che per me sia troppo grande? Però non mi scoraggio né mi spavento; le chiedo soltanto una preghiera perché possa sempre e comunque fare quello che vuole Dio, nelle cose grandi e in quelle piccole”.
Durante un viaggio a Roma, nell’ottobre del 1956, si manifestarono i primi sintomi di una affezione cardiaca e dovette essere operata. Pur avendo superato l’operazione, non riusciva a guarire del tutto e aveva continue ricadute; tuttavia la sua cattiva salute di solito passava inosservata. Come in tutte le cose della sua vita, scoprì nella malattia un nuovo modo di avvicinarsi a Cristo.
Non ritornò più in Messico. Molte persone di quel Paese, che la conobbero, scrissero in seguito i loro ricordi. In uno di questi si legge: “Mi colpì il suo modo di pregare: si ‘metteva’ in Dio e stava molto raccolta. La si vedeva sempre allegra, contenta, col sorriso sulle labbra; andai scoprendo, con la sua vita, che cosa vuole dire darsi a Dio; era sorprendente il modo in cui viveva personalmente quello che diceva: aveva incarnato lo spirito dell’Opera”. E ancora: “Quando doveva correggere qualcuno, lo faceva con fortezza, ma anche con tanta delicatezza e affetto che l’ammonimento non era percepito come tale; al contrario, chi era stato corretto, ringraziava”.
Dopo un certo tempo passato a Roma, a collaborare con san Josemaría nel governo dell’Opus Dei, Guadalupe ritornò in Spagna. A Madrid, tra il 1960 e il 1974 insegnò nell’Istituto Ramiro de Maeztu e nella Scuola di Ingegneria Industriale, della quale fu titolare di cattedra e vice-direttrice. Nel giugno del 1965 poté discutere la tesi dottorale, ottenendo il massimo dei voti. Guadalupe, oltre alla lezione di Chimica o di Fisica, si preoccupava di offrire ai suoi alunni una formazione umana. Una delle sue alunne scriverà: “Per me è stata un’insegnante speciale che non potrò dimenticare mai. Aveva una grande personalità ed era una donna bellissima anche se vestiva con sobrietà, senza ornamenti superflui. Era di una grande semplicità; ci trattava molto bene, con comprensione e affetto. Perciò attorno a lei si creò un clima bellissimo. Ricordo che, dopo aver riempito la lavagna di formule chimiche, si voltava verso di noi e ci parlava di tutto quello che si poteva fare combinando i vari elementi chimici, facendoci vedere che tutto era un’impressionante manifestazione della diversità della creazione; poi concludeva: pensate a come Dio fa le cose!”
Dal 1968 partecipò anche alla promozione del Centro di Studi e Ricerche in Scienze Domestiche, come professoressa di Fibre Tessili.
Il 1° luglio 1975, nella Clinica Universitaria di Navarra, fu sottoposta a un intervento chirurgico per una grave lesione cardiaca. A causa di successive complicazioni, morì il 16 luglio. Suo fratello Eduardo spiega: “Fu informata dei pericoli che l’operazione comportava, ma li accettò senza titubanza pensando che così poteva essere più utile all’Opera. Ma se Dio vuole che perda la vita – diceva -, andare in Cielo è ancora meglio”.
Il 18 novembre 2001 il cardinale Antonio María Rouco Varela, arcivescovo di Madrid, ha presieduto nella capitale spagnola la sessione di apertura del suo processo di canonizzazione.


Fonte:
Ufficio Informazioni dell'Opus Dei

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Aggiunto/modificato il 2005-05-23

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