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Utica, Africa, III-IV sec.
Il 18 agosto la Chiesa commemora i Santi Martiri di Utica, noti con il suggestivo appellativo di 'Massa Candida'. Non si tratta di un singolo santo, ma di un'intera comunità cristiana, composta da oltre trecento fedeli, che scelse di affrontare la morte pur di non rinnegare la propria fede in Cristo. Il loro sacrificio collettivo colpì profondamente l'immaginario dei contemporanei, tanto da essere celebrato con parole infuocate da Sant'Agostino d'Ippona, che dedicò loro un celebre sermone. La storia di questa moltitudine di uomini e donne, secondo la tradizione, fu gettata in una fossa di calce viva.
Emblema: Palma del martirio, fornace, calce.
Martirologio Romano: A Utica in Africa, nell’odierna Tunisia, santi martiri della Massa Candida, che, più numerosi dei pesci tratti nella rete dagli Apostoli, fedeli al loro vescovo Quadrato, andarono gloriosamente incontro alla morte, professando tutti insieme Cristo Figlio di Dio.
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Utica era una delle città più antiche e importanti della provincia romana d'Africa, situata a breve distanza da Cartagine. Già nei primi secoli del cristianesimo, la comunità locale si era distinta per fervore e organizzazione, tanto da diventare sede episcopale. Il vescovo Quadrato, commemorato dalla Chiesa pochi giorni dopo, il 21 agosto, guidava questa porzione di gregge in un periodo storico segnato da tensioni sociali e religiose. La Chiesa africana del III e IV secolo era un organismo vivo, profondamente radicato nel tessuto urbano e rurale, capace di resistere sia alle pressioni del paganesimo imperiale sia, successivamente, alle divisioni interne come lo scisma donatista. I cristiani di Utica non erano una setta marginale, ma una presenza trasversale che abbracciava patrizi, plebei, schiavi e liberti, uniti dalla partecipazione ai sacramenti e dalla memoria viva dei martiri che li avevano preceduti. La persecuzione e la prova della fede L'esatta datazione del martirio della 'Massa Candida' rimane uno degli interrogativi aperti dell'agiografia nordafricana. Alcune tradizioni la collocano durante la violenta persecuzione scatenata dall'imperatore Valeriano nel 258 d.C., mentre altri studiosi propendono per un periodo successivo, forse durante la grande persecuzione di Diocleziano agli inizi del IV secolo. Ciò che le fonti storiche confermano è l'esecuzione di massa ordinata dalle autorità romane locali. Di fronte all'editto che imponeva il sacrificio agli dei dell'impero o la consegna delle Sacre Scritture, l'intera comunità o una sua larga porzione si rifiutò di obbedire. Non ci furono defezioni di massa: la coesione spirituale del gruppo emerse con forza proprio nel momento della prova suprema, dimostrando come la catechesi africana avesse preparato i fedeli all'eventualità del sacrificio supremo.
Il martirio e la 'Massa Candida' Secondo antiche tradizioni agiografiche, per evitare esecuzioni pubbliche troppo cruente o per accelerare lo sterminio, le autorità decisero di scavare una grande fossa riempita di calce viva. Ai cristiani fu offerto un patto agghiacciante: chi avesse voluto salvarsi avrebbe dovuto compiere un gesto di apostasia, mentre chi avesse rifiutato sarebbe stato spinto o si sarebbe gettato spontaneamente nella fossa. La calce, a contatto con l'acqua e la materia organica, provocava una morte rapida e terribile, solidificandosi e inglobando i corpi in un unico blocco bianco. Da qui nacque l'espressione 'Massa Candida', letteralmente 'moltitudine bianca' o 'massa bianca', un termine che nella sua cruda materialità cela un potente simbolo teologico: il candore della purezza e la vittoria della luce sulle tenebre. Altre fonti parlano di una fornace, ma il richiamo alla calce rimane l'elemento più radicato nella memoria collettiva nordafricana, trasformando il luogo del supplizio in un sepolcro di gloria. Il ricordo di Sant'Agostino e la memoria della Chiesa La fama di questi martiri sopravvisse alla distruzione materiale dei loro corpi e si consolidò nei decenni successivi, in particolare attraverso la predicazione di Sant'Agostino d'Ippona. Nel suo Sermone 306, tenuto probabilmente a Cartagine o nella stessa Utica in occasione della loro festa liturgica, il vescovo d'Ippona riflette sul significato del loro sacrificio. Agostino spiega che il numero dei martiri superava abbondantemente i 153 pesci della famosa pesca miracolosa narrata nel Vangelo di Giovanni, sottolineando come la Chiesa fosse ormai diventata una rete capace di accogliere una moltitudine immensa di santi. Il vescovo di Ippona non si sofferma sugli aspetti macabri del supplizio, ma esalta la 'causa' del loro martirio, che li ha resi candidi, cioè splendenti e gloriosi agli occhi di Dio. Questo sermone è la fonte primaria che ha consegnato questi martiri alla storia della Chiesa, elevandoli a modello di perseveranza comunitaria e di speranza escatologica.
Il significato teologico della 'Massa Candida' Nell'esegesi agostiniana, il termine 'Massa Candida' assume un duplice significato. Se da un lato richiama la realtà storica del supplizio nella calce viva, dall'altro diviene metafora della Chiesa stessa. Agostino gioca sul contrasto tra l'oscurità della morte e il candore della risurrezione. Essi sono 'massa' non in senso dispregiativo, ma come aggregazione di grazia, un corpo unico formato da molte membra che hanno condiviso lo stesso destino di gloria. La loro unità nella morte riflette l'unità del Corpo Mistico di Cristo.
Culto e reliquie Il Martirologio Romano commemora i Santi Martiri di Utica il 18 agosto con la dicitura: 'A Utica in Africa, nell'odierna Tunisia, santi martiri della Massa Candida'. Le loro reliquie, data la natura del supplizio e le successive invasioni vandale e arabe che sconvolsero il Nord Africa cancellando quasi ogni traccia del cristianesimo locale, andarono irrimediabilmente perdute o disperse. Tuttavia, il loro culto rimase vivido nella liturgia locale per secoli, e la loro memoria è stata ripresa e custodita dalla Chiesa universale come esempio di fedeltà incrollabile di fronte alla violenza del potere temporale.
Curiosità Sant'Agostino, nel suo commento al martirio di questi fedeli, fa un parallelo suggestivo con il Vangelo di Giovanni. I discepoli, dopo la risurrezione, pescarono esattamente 153 pesci. Agostino afferma che i Martiri di Utica superano questo numero, per simboleggiare che la rete della Chiesa, gettata nel mare della storia e della persecuzione, è ormai in grado di raccogliere un numero incalcolabile di santi da ogni nazione e condizione sociale, superando i confini dell'antico Israele. Autore: Enrico Quiri
Non pochi gruppi di santi e martiri nella storia della cristianita sono diventati celebri anche grazie al numero che esprime la loro totalità. Si citano quali esempi i 7 protodiaconi, i 7 apostoli della Bulgaria, i 4 coronati, i 40 martiri di Sebaste, i 120 martiri cinesi. Il gruppo oggi festeggiato è anch’esso talvolta indicato proprio con un numero, 300, con il quale spesso sono indicate anche le prolificanti reliquie di singoli martiri appartenuti a questa folta schiera. Questa tradizionale cifra non è tuttavia più stata riportata dall’ultima edizione del Martyrologium Romanum, che si limita a qualificarli quale “Massa Candida”, soprannome meritevole di ulteriori approfondimenti. La vicenda di questi martiri fu tramandata da Prudenzio in una delle sue ballate cristiane, che alluse bizzarramente a questo pittoresco toponimo con il quale la tradizione li ha ricordati. Il martirologio usa un termine latino assai vago e volutamente ambiguo circa la “massa” o “fattoria”, a seconda di come la si voglia intendere. Il termine “mas”, nella Francia meridionale, ancora oggi significa infatti cascina. Il martirologio prosegue poi affermando che questi martiri furono più numerosi dei pesci raccolti dagli Apostoli nella rete e, fedeli al loro vescovo Quadrato, testimoniarono insieme Cristo Figlio di Dio, terminarono nobilmente la loro vita terrena. Il tradizionale racconto riportato un tempo dal Martyrologium era invece assai più preciso e ricco di dettagli: asseriva infatti che sarebbero state trecento persone ad essere martirizzate all’epoca di Valeriano e Gallieno. Furono sottoposti a svariate torture, tra le quali l’ordine da parte del governatore di scaldare un forno di cemento e preparare incenso e carbone, ordinando poi loro: “Scegliete una di queste due cose: o offrite incenso a Giove su questi carboni o sarete gettati nella fornace”. Repentinamente tutti si gettarono nella fornace, consumandosi producendo un fumo bianco. “Per tale motivo questo gruppo di santi prese il nome di Massa Candida”, anche se in realtà esso non sarebbe che il nome del luogo, una Cascina Candida dove essi ricevettero sepoltura, anche se non vi sono prove storicamente certe che il loro eccidio si sia compiuto sotto Valeriano.
Autore: Fabio Arduino
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