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Beati Luigi, Lucia, Andrea e Francesco Yakisci Martiri

2 ottobre

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† Nagasaki, Giappone, 2 ottobre 1622

I beati coniugi Ludovico e Lucia Yakichi ed i loro figli Andrea e Francesco, famiglia della diocesi di Funai, patirono la morte per Cristo in Giappone, loro patria. I due fanciulli furono decapitati assieme alla madre dinanzi al padre, e questi venne infine bruciato vivo. Ciò avvenne il 2 ottobre 1622 a Nagasaki, città giapponese della quale erano nativi. I due figli erano nati rispettivamente nel 1615 e nel 1619, mentre dei genitori non si conoscono le date. Il sommo pontefice Beato Pio IX beatificò questa intera famiglia il 7 maggio 1867, insieme con un gruppo complessivo di ben 205 martiri in terra giapponese, tra cui altre 15 coppie di sposi, tutte della medesima nazionalità.

Martirologio Romano: A Nagasaki in Giappone, beati Ludovico Yakichi e Lucia, coniugi, e i loro figli Andrea e Francesco, martiri, che affrontarono la morte per Cristo: i ragazzi e la madre decapitati davanti al padre e questi, infine, arso vivo.


I beati coniugi Luigi e Lucia Yakisci ed i loro figli Andrea e Francesco, famiglia della diocesi di Funai, patirono la morte per Cristo in Giappone, loro patria. I due fanciulli furono decapitati assieme alla madre dinanzi al padre, e questi venne infine bruciato vivo. Ciò avvenne il 2 ottobre 1622 a Nagasaki, città giapponese della quale erano nativi. I due figli erano nati rispettivamente nel 1615 e nel 1619, mentre dei genitori non si conoscono le date. E’ facilmente comprensibile che purtroppo non siano state tramandate dettagliate informazioni sul loro conto, come d’altronde sin dai tempi antichi l’effusione del sangue in odio alla fede cristiana è sempre stata considerata l’espressione massima dela santità di una persona. Cerchiamo comunque di ricostruire la trama della loro vicenda di martirio.
I cristiani di Nagasaki nel 1622 avevano escogitato un piano per liberare il missionario Luigi Florès, detenuto nelle carceri di Firando. Per compiere l’ardua impresa fu incaricato proprio Luigi Yakisci, uomo assai furbo ed astuto, che con la sua piccola imbarcazione riuscì ad eludere la sorveglianza delle guardie e liberare Padre Florès. La fuga venne però subito scoperta e le guardie, dotate di mezzi più veloci, raggiunsero velocemente la precaria imbarcazione dello Yakisci e ricondussero in carcere i due fuggitivi. Luigi fu sottoposto a svariati interrogatori da parte dei magistrati, interessati a scoprire i nomi degli organizzatori del complotto. Fu sottoposto a cotanti supplizi tali da rendere il suo corpo irriconoscibile, ma tutte queste torture non giunsero a fiaccare il suo animo. Mai rivelò nulla di ciò che gli venne richiesto anche quando si prospettò la minaccia di morte anche per i suoi più stretti familiari. Tutti e quattro rifiutarono la libertà in cambio della rinuncia alla fede in Cristo ed al magistrato non restò che prenderne atto e condannare al martirio l’eroica famiglia. La moglie ed i due bambini furono decapitati dinnanzi al padre, che invece subì il supplizio del fuoco lento.
Il sommo pontefice Beato Pio IX beatificò questa intera famiglia il 7 maggio 1867, insieme con un gruppo complessivo di ben 205 martiri in terra giapponese, tra cui altre 15 coppie di sposi, tutte della medesima nazionalità. Ne consegue che sino ad oggi il Giappone è la nazione che ha donato alla Chiesa universale il maggior numero di modelli di santità vissuta nello stato coniugale.


Autore:
Fabio Arduino

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Aggiunto il 2007-03-30

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