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Serva di Dio Madeleine Delbrel Laica

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Mussidan, Dordogna, Francia, 24 ottobre 1904 Ivry-sur-Seine, Parigi, 13 ottobre 1964


Madeleine Delbrêl, nata nel 1904 in una famiglia cattolica ma poco praticante, a 15 anni è “strettamente atea”, a 17 sintetizza il suo ateismo proclamando “ Dio è morto…viva la morte”, a 20 anni è folgorata da Dio e inizia il suo cammino di conversione. A questa sua radicale inversione di marcia non è certamente estraneo un gruppo di coetanei credenti con i quali si confronta e, in particolare, un certo Jean Maydieu, amico carissimo cui lei da tempo ha messo gli occhi addosso e che un bel giorno preferisce Dio a lei, decidendo di farsi prete. La ribelle, anticonformista ed emancipata ragazza, con la stessa foga con cui ha fatto aperta professione di ateismo, si tuffa in un’appassionata ed instancabile riscoperta del Dio che ha folgorato i suoi 20 anni ed attraversato così impetuosamente la sua vita. Si “tuffa” nella preghiera, coltiva il desiderio di scoprire ed approfondire il messaggio evangelico, diventa un’efficiente caposcout e, insieme all’amore per la natura, ritrova la passione per la vita semplice e la solidarietà verso gli indifesi. Si diploma assistente sociale e nel 1933 si trasferisce a Ivry-sur-Seine, all’estrema periferia di Parigi, chiamata “la città delle 300 fabbriche” e che è un crogiuolo di tensioni, rivendicazioni salariali, lotte operaie, scontri sociali ed ideologici.
È in questa realtà che si immerge Madeleine, insieme alle due capiscout che hanno accettato di fare vita comune con lei, scoprendo tutte le contraddizioni e le fragilità di quel quartiere, autentica roccaforte del marxismo, in cui non è facile testimoniare il Vangelo, anche perché molti dei proprietari delle 310 fabbriche della città sono cattolici che versano somme ingenti per la costruzione delle due nuove chiese, mentre ignorano deliberatamente la miseria dei 43 mila operai delle loro fabbriche. In questo clima ostile al cristianesimo, anche la “strada”, il bar, l’ufficio o la fabbrica possono e devono trasformarsi in luoghi in cui Do può e deve essere annunciato. Con la loro “spiritualità di strada”, Madeleine e compagne proclamano che “la strada”, cioè il pezzo di mondo in cui Dio di volta in volta le manda, “è il luogo della santità”, come lo è il monastero per le persone consacrate. È la vocazione specifica della “gente qualunque”, in un “luogo qualunque”, che svolge “un lavoro qualunque”, assieme ad altri “uomini qualunque” e che, tuttavia, “si tuffa in Dio” con lo stesso movimento con cui “si immerge nel mondo”.
Alla luce del Vangelo, meditato ogni giorno, diventa chiara la distinzione fra l’ideologia marxista e le persone concrete, che meritano attenzione e amore qualunque sia la loro militanza politica. Lottando a fianco dei comunisti in favore dei poveri e della giustizia, scopre la dura realtà in cui vivono molte famiglie di operai, ma anche la generosità di numerosi militanti comunisti, con i quali collabora. La questione dei rapporti tra cattolici e comunisti non è teorizzata o discussa, ma risolta di schianto in base a un semplicissimo principio: “Dio non ha mai detto: Amerai il prossimo tuo come te stesso, eccetto i comunisti”, perciò c’è solo da accogliere l’evidenza: i comunisti sono di fatto “il suo prossimo” più immediato. E, in quanto tali, le fanno anche scoprire che “la giustizia senza tenerezza umana è pane raffermo…Non c’è autentica carità di Dio senza carità fraterna, e non c’è carità fraterna senza bontà”. Che si manifesta anche con un mazzo di rose rosse, regalato da Madeleine ad una donna, per farsi perdonare di averle consegnato un pacco, da parte della parrocchia, contenente soltanto luridi stracci e non gli indumenti che quella si attendeva. Così per trent’anni fino a che muore improvvisamente il 13 ottobre di 50 anni fa.
La Chiesa parigina, riconoscendo il suo ruolo fondamentale nella spiritualità del Novecento e ritenendola “una delle più grandi mistiche del XX secolo”, ha avviato fin dal 1993 il processo per la sua beatificazione, perché Madeleine possa farsi compagna di viaggio di chi si interroga seriamente sulle ragioni del credere, di chi sceglie gli ultimi e l'ultimo posto e di chi si consuma amando Cristo nei fratelli.

Autore: Gianpiero Pettiti

 


 

I recenti disordini, quasi una rivolta, avvenuti nella ‘banlieue’ parigina, spia di un disagio sociale, di una mancata integrazione, di una miseria economica, di un’emarginazione stridente al confronto con i più ricchi quartieri di Parigi, affondano le radici in tempi più lontani e dei quali si è giunti ora, alla prevedibile esplosione.
E vedendo quelle immagini di una quasi guerriglia urbana, il pensiero è andato indietro nel tempo, agli anni Trenta del secolo appena trascorso, quando nella desolata periferia parigina, cominciò ad operare una piccola e forte donna, che aveva votato la sua vita, al sollievo morale e sociale della ‘banlieue’ di allora.
Si chiamava Madeleine Delbrêl ed era nata il 24 ottobre 1904 a Mussidan in Dordogna, una regione interna della Francia Sudoccidentale, fra il Massiccio Centrale e il fiume Garonne.
Pur essendo stata educata da genitori cattolici praticanti, durante l’adolescenza, Madeleine si avvicinò alla cultura positivista, contraria ad ogni forma di metafisica e quindi di religione e che afferma che il metodo delle scienze naturali è l’unico valido per la conoscenza della realtà e deve essere applicato anche allo studio della formazione psichica e sociale dell’uomo.
A 17 anni, l’emancipata giovane si dichiarava atea e scriveva nel suo radicale ateismo: “Dio è morto!”. Tutto si accentuò, quando il padre ferroviere venne nominato capostazione a Sceaux, e tutta la famiglia Delbrêl si trasferì a Parigi, nella cui periferia era situata la cittadina.
Ma il Signore agisce per vie a volte incomprensibili, per raggiungere il cuore delle persone e attirarle a sé, e sarà lì, nella desolata periferia parigina, che Madeleine l’incontrerà e cambierà vita, abbracciando con passione totale la causa dei poveri, degli emarginati, degli indifesi.
Sarà lei stessa a raccontare, che il momento del cambiamento fu un vero ‘colpo di fulmine’, avvenuto dopo che un carissimo amico che frequentava da tempo, Jean Maydieu, decise di farsi religioso entrando nell’Ordine dei Domenicani; questa decisione provocò in Madeleine Delbrêl una profonda crisi.
Cominciò ad interrogarsi sul senso profondo dell’esistenza e allora il positivismo, le sembrò la risposta meno adatta alla sua inquietudine, troppi interrogativi erano lasciati aperti.
Ed eccola incamminata sulla strada della conversione, infatti si dedicò subito ad approfondire seriamente il significato del messaggio evangelico.
Con i consigli di padre Jacques Lorenzo, parroco della chiesa di San Domenico (che sarà poi la sua guida spirituale), si avvicinò alla fede e utilizzando l’innata fantasia, l’amore per la natura e l’etica sociale, divenne un’efficiente caposcout.
Fu per lei una iniezione di freschezza e semplicità, accanto ai giovani ritrovò la passione per la vita semplice, la solidarietà verso gli indifesi, il contatto con la natura.
Ma l’esperienza fra gli scout, non esauriva la sua voglia di impegnarsi alla luce del Vangelo, per cui nel 1933 a 29 anni, dopo aver studiato come assistente sociale, si spostò a Ivry-sur-Seine all’estrema periferia di Parigi, insieme a due capiscout, per vivere nel quotidiano l’esperienza del Vangelo.
Non poteva scegliere luogo più bisognoso di una parola religiosa e di speranza; Ivry-sur-Seine, dove resterà per quasi 30 anni, fino alla morte, era chiamata “la città delle 300 fabbriche”, e come in tutte le realtà urbane e sociali, dove si addensano tante unità produttive, con afflusso di lavoratori provenienti da realtà diverse e da altri luoghi, anche Ivry-sur-Seine, era un crogiuolo di tensioni, rivendicazioni salariali, lotte operaie, scontri sociali e ideologici.
E in quel tempo, la cittadina era anche il cuore del marxismo e del comunismo francese; i ritmi esasperanti di lavoro, lo sfruttamento operaio e le ripetute ingiustizie, suscitavano la rabbia collettiva e l’intolleranza.
Madeleine, vivendo a fianco della gente nella quotidiana lotta per vivere, poté rendersi conto, che in quel luogo di fatica ed emarginazione, mancava la voce del Vangelo; i cattolici non erano presenti e non c’erano preti, era un vuoto pesante, che lei pensò di dover riempire portando fra quella gente, spesso disperata, la speranza di Cristo.
Cominciò a percorrere le strade della periferia, mescolandosi fra la gente, entrando nei caffè affollati, nelle osterie e nelle sale d’attesa dei metro, dove erano rifugiati i più disgraziati, li avvicinava, li ascoltava, si caricava dei loro problemi, offrendo loro la consolazione e la speranza dell’amore cristiano.
Qui Madeleine Delbrêl, in stretto contatto con i militanti comunisti del luogo, con un profondo senso dell’azione umanitaria, associata al suo spirito contemplativo, viveva l’amore di Dio tra la folla parigina, coniugando con la difesa dei poveri e degli oppressi, la lotta per la giustizia sociale e il rispetto della dignità umana.
La sua presenza, così leale e spontanea, era apprezzata anche da chi non condivideva la sua fede, come il sindaco di Ivry-sur-Seine, George Marrane e il vicesindaco Venisce Gosnat, i quali nel 1939, le affidarono il servizio di assistenza sociale della città.
E da quel giorno, nell’ufficio situato nella sede del Municipio di Ivry in rue Raspail 11, Madeleine Delbrêl fu sempre presente, accogliendo con la sua profonda umanità chiunque bussasse alla sua porta; l’intensa vita interiore, il suo spirito ascetico e contemplativo, illuminarono e diedero sostanza al suo impegno sociale, ricco della carica rivoluzionaria del cristianesimo, che lei visse con grande autenticità.
Tra i suoi compagni di strada e d’impegno sociale, c’erano anche atei, agnostici e comunisti convinti e lei che più di tutti poteva comprenderli per le sue precedenti convinzioni agnostiche, collaborava con tutti senza pregiudizi, contribuendo a stemperare le forti tensioni sociali.
Visse, approvandola con entusiasmo, l’esperienza tutta francese dei ‘preti operai’, soffrendone quando nel 1952, il movimento fu sospeso dal Vaticano; si recò allora a pregare in San Pietro a Roma “affinché la grazia dell’apostolato sia conservata alla Chiesa di Francia”.
Ma dopo qualche anno, si presentava la provvidenziale e ispirata iniziativa di papa Giovanni XXIII, di convocare nel 1959, il Concilio Ecumenico Vaticano II, che porterà uno spirito nuovo nella Chiesa; durante la preparazione della grande assise dei vescovi di tutto il mondo, Madeleine venne consultata sul tema dell’ateismo e dell’evangelizzazione del mondo lontano da Dio; che segnerà una delle aperture più clamorose del Concilio.
Madeleine Delbrêl morì a 60 anni, il 13 ottobre 1964 a Ivry-sur-Seine; precorritrice di tante altre belle figure di laici, sacerdoti, religiosi, che nel secolo XX, hanno scelto, specie in Italia e Francia, di vivere sulle strade del mondo, cogliendo la sfida del Vangelo e traducendola nella quotidianità a fianco dei più deboli in ogni senso, che nella storia dell’umanità sono sempre stati la maggioranza.
Il 12 maggio 1993, è stato concesso dalla Santa Sede il nulla osta per la Causa di beatificazione; i vescovi di Francia, nel 2004, celebrando il centenario della nascita, affiancando la sua figura a quella di s. Teresa di Lisieux, hanno definito la Serva di Dio Madeleine Delbrêl “faro di luce per avventurarci nel terzo millennio”.


Autore:
Antonio Borrelli

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Aggiunto il 2014-12-02

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