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Vittorio Trancanelli Medico

Testimoni

Spello, Perugia, 26 aprile 1944 - 24 giugno 1998

Medico amorevolmente sollecito verso i malati, padre dal cuore aperto all'accoglienza di bambini in difficoltà, uoino animato da profonda fede. Questo è Vittorio Trancanelli, nato il 26 aprile 1944 a Spello (PG). Medico all'Ospedale Silvestrini di Perugia, sposato con Lia Sabatini, si ammala gravemente nel 1976, un mese prima della nascita di Diego, unico figlio naturale. Malattia e lavoro non impediscono a lui e alla moglie di accogliere nella loro casa come figli altri sette ragazzi, alcuni dei quali disabili. Nel 1998 Vittorio si ammala di nuovo e dopo tre mesi muore, il 24 giugno. Poco prima della morte vuole tutti i figli attorno a sé, e alla moglie dice: «Per questo motivo valeva la pena di vivere, non per diventare qualcuno, fare carriera e soldi». L’esperienza dei coniugi porta alla nascita dell'associazione «Alle querce di Mamre».


La vita
Vittorio è figlio di SaverioTrancanelli e Caterina Sedeucic,rifugiati a Spello (lì nasce il 26aprile 1944) a causa della guerra. Lafamiglia si trasferisce a Petrignano diAssisi, dove Vittorio vive fino al matrimoniocon Lia. Si fidanza con lei a21 anni, si laurea in medicina, sisposano il 18 ottobre 1970 e vannoa vivere a Perugia. "Quando Vittorioe io eravamo fidanzati pensavamogià ad un matrimonio cristiano, volevamovivere con il Signore e anchefondare la nostra vita su di Lui che èla Roccia. Ci sembrava un sogno mapiano piano con la lettura e la meditazionedella Parola di Dio potevamorealizzarlo". Sono le parole di Lia.Con lei Vittorio ha condiviso ogniscelta formando una coppia veramentespeciale per la sintonia spiritualee il legame affettivo.

La fede nella quotidianità
Un giorno, essendo vicina l'estate, icolleghi parlavano delle vacanzedicendo: "Quest'anno devo mettereuna vela in più sulla barca", "Io invecevoglio cambiare località", "Io vogliocomprare un motoscafo", Vittoriooperava e ascoltava, poi dice:"Ragazzi, domani non vengo in ospedale,non mettetemi malati inlista per operarli". "Vitto'... che devifare?". "Vado dal giudice". "Dal giudice?A fare che?". "Vado a prendereun altro bambino in affido". In salaoperatoria si fa silenzio. Vittorio alzala testa e dice "Io e mia moglie cidivertiamo così, non vi preoccupateragazzi". Il protagonista di questoepisodio è Vittorio Trancanelli, il medicoperugino che la diocesi di Perugia–Città della Pieve propone cometestimone della fede al convegnoecclesiale di Verona. Vittorio è mortoa soli 54 anni il 24 giugno del 1998. Ha vissuto la sua fede nella quotidianitàdella vita. Nel suo lavoro,nella famiglia, nella sua passioneper la Bibbia e per l'ebraismo.
Nel 1976, un mese prima dellanascita del primo figlio Vittoriosi ammala gravemente. Da una coliteulcerosa trasformatasi in peritonitegravissima uscì vivo per puro miracolodi Dio che ha accolto le supplichedi una moglie in attesa e ditanta gente che pregava per lui. Daquell'operazione rimane segnato perla vita portando una ileostomia finoalla fine, sopportando disagio e doloreche confidava solo alla moglie."Dopo la nascita di Diego - continuaLia -, decidemmo di mettere in praticail vangelo (Mt 18,5) Chi accoglieanche uno solo di questi bambini innome mio accoglie me".
Arrivarono così i primi duefigli adottivi, cui ne seguiranno altrie altri in affido. La loro esperienza dicoppia si allarga in un progetto condivisocon altri: accogliere famiglie epersone, in particolare bambini, instato di bisogno. Nasce l'associazione"Alle querce di Mamre", che prendeil nome dal luogo in cui Abramoospitando nella sua tenda degli stranieriaccoglie Dio. Vittorio scegliequel nome perché esprime esattamenteciò che vuol fare. AccogliereDio, scrisse con altri cinque amiciche condividevano il progetto, "quelDio che scopriamo proprio nella comunionecon gli altri fratelli, nellalogica del quotidiano, nella dimensionecristiana del vivere quotidiano,possibile a tutti".

Sul lavoro
Con questo stiledel quotidiano Vittorio vive anche ilsuo lavoro. Diventa specialista diendoscopia digestiva e gastroenterologicae consegue l'idoneità a primariodi Chirurgia generale. Lavoraal di là delle sue forze trascurandopersino la cura del suo corpo. Ungiorno, a fine turno, ha un rapidoscambio di vedute con il primarioanestesista. Vittorio non vuole rimandarein camera una signora cheaspettava il suo momento fin dalmattino. Il primario si rifiuta dicendo"il primario sono io e decido io, senon la smetti non addormenterò più ituoi pazienti e opererai solo le urgenze".Vittorio lo guarda negli occhie risponde "Io non temo lei, ma temoil Signore Dio mio e Dio tuo", e se neva'. Il giorno dopo l'anestesista locerca per chiedergli scusa, dicendoche era stato un egoista.

Il "rabbino"
Prima di operareuna paziente di religione ebraica harecitato con lei lo Shemà Israel. Era,infatti, cultore della fede di Israele,passione che gli era nata da giovane,quando aveva intuito che perconoscere bene Gesù, la sua personalità,il suo modo di essere e dipensare, era importante ricordareche Gesù era un ebreo osservante.Dall'amore a Gesù di Nazareth eranata in lui la sete di conoscere lalinguA e le scritture ebraiche, i commenti,la tradizione, le feste.
Al Centro ecumenico SanMartino che frequentava regolarmenteera diventato "il nostro rabbino".Ai suoi funerali, celebrati dall'arcivescovodi Perugia–Città della Pievemons. Giuseppe Chiaretti, in cattedralec'era una città a rendergliomaggio, accanto alla moglie e aifigli: il figlio naturale, Guido, e i suoifratelli adottati e in affido. Sulla suabara ricoperta dal Tallit, il manto dipreghiera degli ebrei, c'erano la Bibbiae la Croce.


Fonte:
www.parrocchiasantifilippoegiacomo.it

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Aggiunto il 2009-02-13
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