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Beato Fedele da Puzol (Mariano Climent Sanchís) Religioso cappuccino e martire

Festa: 27 settembre

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Puzol, Valencia, 8 gennaio 1856 - Sagunto, Valencia, 27 settembre 1936

Fu un fratello religioso dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini, nato a Puzol nel 1856 e ucciso a Sagunto il 27 settembre 1936 durante la persecuzione religiosa che accompagnò la guerra civile spagnola. Rimasto orfano ancora giovane, fu affidato a una zia materna e, dopo il servizio militare e la partecipazione alla terza guerra carlista, entrò nell’Ordine cappuccino in età adulta. Professò come fratello nel 1881 e pronunciò la professione perpetua nel 1884. Per oltre mezzo secolo svolse umili servizi nelle comunità cappuccine, tra i quali quelli di portinaio, cuoco e collaboratore del seminario serafico, distinguendosi, secondo le testimonianze raccolte nel processo, per mitezza, preghiera e fedeltà alla vita religiosa. Nel 1936, dopo la chiusura del convento di Valencia, si rifugiò presso parenti a Puzol. All’età di ottant’anni fu prelevato da membri del comitato locale con il pretesto di essere condotto a Sagunto e venne invece portato alla cascina Laval de Jesús, dove fu ucciso. Il suo corpo rimase per due giorni insepolto e fu poi deposto nel cimitero di Sagunto insieme ad altri cadaveri, senza che i resti potessero essere successivamente identificati. La Chiesa lo ha riconosciuto martire e lo ha beatificato nel 2001 insieme ad altri 232 testimoni della persecuzione religiosa in Spagna.

Etimologia: Dal latino Fidelis, ‘fedele’, ‘leale’, da fides, ‘fede’, ‘fiducia’.

Emblema: Abito francescano cappuccino.

Martirologio Romano: A Sagunto in Spagna, beati martiri Giuseppe Fenollosa Alcayna, sacerdote, e Fedele (Mariano) Climent Sanchés, religioso dell’Ordine dei Frati Minori Capuccini, che, nel corso della persecuzione contro la fede, sparsero il loro sangue per Cristo.


Mariano Climent Sanchís nacque a Puzol, nella diocesi di Valencia, l’8 gennaio 1856. Era figlio di Mariano Climent e Mariana Sanchís. Le fonti relative alla sua causa riferiscono che rimase orfano di entrambi i genitori quando era ancora giovane. Fu quindi affidato alla zia materna Josefa Sanchís, alla quale viene attribuita la sua educazione cristiana.
La documentazione disponibile non consente di ricostruire nei dettagli i primi anni della sua vita. È però attestato che la formazione ricevuta in famiglia contribuì alla sua successiva scelta religiosa. In questo periodo non emergono elementi biografici eccezionali: la sua vicenda assume una fisionomia più precisa soltanto negli anni della giovinezza e della maturità, quando prestò il servizio militare.

Il servizio militare e la guerra carlista
Climent Sanchís compì il servizio militare e prese parte alla terza guerra carlista, combattuta in Spagna tra il 1872 e il 1876. Le fonti cappuccine ricordano questa esperienza come una fase precedente all’ingresso nell’Ordine, ma non forniscono elementi sufficienti per ricostruire il suo ruolo militare o le circostanze concrete nelle quali partecipò al conflitto.
Terminata la guerra, maturò la decisione di entrare tra i Cappuccini. Si tratta di un passaggio significativo perché la sua vocazione religiosa non fu quella di un adolescente, ma di un uomo che aveva già attraversato esperienze proprie dell’età adulta. Le fonti sulla sua vita religiosa insistono proprio sulla caratteristica di una vocazione maturata dopo il servizio militare.

L’ingresso tra i Cappuccini
Mariano Climent Sanchís entrò nell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini e assunse il nome religioso di Fedele da Puzol. Scelse la condizione di fratello religioso, senza accedere al sacerdozio.
Emise la professione temporanea il 14 giugno 1881 e quella perpetua il 17 giugno 1884. La documentazione ufficiale utilizzata per la presentazione dei martiri cappuccini conferma entrambe le date e identifica esplicitamente Fedele come ‘fratello’.
La sua vita religiosa si svolse prevalentemente attraverso incarichi di servizio alla comunità. Fu destinato ai conventi cappuccini di Barcellona, Totana, Orihuela, Massamagrell e Valencia. Le testimonianze raccolte nel materiale relativo alla causa ricordano diversi compiti svolti nel corso degli anni: portinaio, cuoco, aiutante del Seminario serafico e collaboratore del ministro provinciale. Altre fonti cappuccine ricordano anche attività di questuante, ortolano e sacrestano.
Non si tratta di incarichi marginali rispetto alla sua esperienza religiosa. La vita dei fratelli cappuccini era infatti caratterizzata anche da una vasta gamma di servizi pratici necessari alla vita quotidiana delle fraternità. Nel caso di Fedele, la documentazione lo presenta come un religioso che rimase per decenni legato a questo tipo di attività, senza ricoprire ruoli di rilievo istituzionale.

Un religioso dedito alla preghiera
Le testimonianze raccolte durante il processo insistono soprattutto sul suo carattere. Viene descritto come mite, tranquillo, sorridente e poco incline a turbarsi. I confratelli ricordavano la sua osservanza delle regole e delle costituzioni dell’Ordine, la costanza nella preghiera e la devozione alla Vergine.
Particolarmente ricorrente è il ricordo del Rosario, che secondo le testimonianze aveva abitualmente con sé. Gli stessi testimoni parlavano della buona reputazione di cui godeva tra i religiosi e tra i fedeli e della sua fama di santità. Queste testimonianze sono importanti per comprendere la memoria che i confratelli conservarono di lui, ma devono essere lette come testimonianze processuali sulla sua fama di vita religiosa e non come una documentazione indipendente di ogni singolo episodio biografico.
La sua figura appare quindi soprattutto quella di un religioso dedito alla dimensione ordinaria della vita cappuccina: preghiera, osservanza della regola, lavoro e servizio alla fraternità. Non risultano opere scritte o incarichi apostolici di particolare rilievo che abbiano lasciato una documentazione autonoma.

La persecuzione del 1936
Nel luglio 1936 lo scoppio della guerra civile aggravò rapidamente la situazione della Chiesa cattolica nelle aree controllate dalle forze repubblicane. Numerosi edifici religiosi furono chiusi o requisiti e molti sacerdoti e religiosi furono costretti ad abbandonare le loro comunità.
Il 20 dicembre 1999 la Congregazione delle Cause dei Santi promulgò il decreto relativo alla causa dei martiri cappuccini spagnoli, comprendente dodici religiosi cappuccini e cinque clarisse cappuccine. Il documento vaticano precisa che appartenevano alla Provincia religiosa della Preziosissimo Sangue di Cristo di Valencia e che furono uccisi in luoghi diversi durante la persecuzione religiosa del 1936-1939. Fedele da Puzol figura al numero 114 della causa.
Con la chiusura del convento di Valencia, Fedele tornò a Puzol e trovò rifugio presso alcuni parenti. Aveva ormai ottant’anni e soffriva di problemi alla vista. Secondo la documentazione cappuccina, rimase nella casa senza uscire, dedicandosi alla preghiera. La sua età avanzata e le condizioni fisiche contribuirono a rendere particolarmente vulnerabile la sua situazione.

L’arresto e la morte a Sagunto
La sera del 27 settembre 1936 alcuni membri del comitato locale andarono a prendere Fedele con il pretesto di condurlo all’istituto delle Hermanitas de los Pobres di Sagunto. Secondo la ricostruzione conservata nella documentazione della causa, egli fu invece condotto in automobile lungo la strada principale verso Barcellona, fino al territorio municipale di Sagunto.
Il gruppo raggiunse la cascina chiamata Laval de Jesús. Qui Fedele fu ucciso. La testimonianza riportata nella documentazione cappuccina riferisce che il corpo rimase all’ingresso della cascina per due giorni, fino a quando un abitante del luogo ne segnalò la presenza. Il cadavere fu quindi riconosciuto come quello del religioso.
Fu sepolto nel cimitero di Sagunto insieme ad altri cadaveri. I suoi resti non furono successivamente identificati. Questo elemento distingue la sua vicenda da quella di altri martiri cappuccini valenciani i cui resti furono invece riconosciuti ed eventualmente trasferiti in luoghi di memoria.
La data del 27 settembre 1936 è confermata sia dalla documentazione vaticana relativa alla causa sia dalla memoria liturgica del Martirologio Romano. Quest’ultimo ricorda a Sagunto i beati José Fenollosa Alcayna e Fedele, indicando il secondo come religioso dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini.

La beatificazione
Fedele da Puzol fu inserito nella causa collettiva dei martiri della persecuzione religiosa in Spagna. Il decreto relativo alla causa cappuccina fu promulgato il 20 dicembre 1999. Il processo comprendeva dodici frati cappuccini e cinque religiose clarisse cappuccine; Fedele era uno dei fratelli della Provincia del Preziosissimo Sangue di Cristo di Valencia.
La beatificazione ebbe luogo in piazza San Pietro l’11 marzo 2001, durante il pontificato di Giovanni Paolo II. La celebrazione riguardò il sacerdote José Aparicio Sanz e 232 compagni, per un totale di 233 martiri. La documentazione ufficiale della Santa Sede precisa che tra questi erano compresi sacerdoti, religiosi, religiose e laici appartenenti a diverse cause. Fedele figura nella causa dei Frati Minori Cappuccini con il numero 114.
Il Martirologio Romano ne celebra la memoria il 27 settembre insieme al sacerdote José Fenollosa Alcayna. L’elogio liturgico non ricostruisce la sua biografia, ma lo identifica come religioso cappuccino e collega il suo martirio alla persecuzione contro la fede.

La figura del fratello cappuccino
Fedele appartiene alla categoria dei fratelli religiosi che nella tradizione cappuccina svolsero soprattutto servizi interni alle fraternità. La sua vicenda mostra una forma di vita religiosa lontana dagli incarichi di predicazione, insegnamento o governo ecclesiastico. Per molti decenni egli svolse infatti mansioni concrete, dalla portineria alla cucina, dal servizio al seminario alla collaborazione con i superiori.
Questa caratteristica è confermata anche dal documento vaticano relativo alla beatificazione, che distingue espressamente i cappuccini sacerdoti dai fratelli e presenta Fedele come ‘Hermano’, cioè fratello religioso.

Un martire senza reliquie identificabili
La storia delle sue spoglie è particolarmente significativa. Dopo l’uccisione, il corpo fu lasciato per due giorni senza sepoltura e successivamente deposto nel cimitero di Sagunto insieme ad altri cadaveri. Non fu possibile identificarne i resti.
La mancata identificazione delle reliquie non impedì il riconoscimento ecclesiale del suo martirio. La beatificazione si fondò infatti sulla causa canonica relativa alla sua vita, alla sua morte e alle circostanze della persecuzione, non sulla conservazione di reliquie corporee individualmente riconoscibili. La documentazione relativa ai beati del gruppo conferma esplicitamente che Fedele fu sepolto a Sagunto, ma che i suoi resti non furono identificati.

La memoria del martirio cappuccino a Valencia
Fedele appartiene a un gruppo di dodici cappuccini della Provincia del Preziosissimo Sangue di Cristo di Valencia beatificati nel 2001. Il gruppo comprendeva sacerdoti, un diacono e fratelli religiosi impegnati in attività molto diverse, dalla formazione alla predicazione e ai servizi della fraternità.
La causa permette quindi di leggere la vicenda di Fedele nel quadro più ampio della persecuzione religiosa del 1936, senza confonderla con le vicende individuali degli altri membri del gruppo. Il documento vaticano sottolinea infatti che i dodici furono uccisi in luoghi differenti e in circostanze diverse.

Curiosità
- Fedele entrò nell’Ordine cappuccino dopo avere già compiuto il servizio militare e partecipato alla terza guerra carlista, quindi non si trattò di una vocazione maturata nell’adolescenza.
- Nella documentazione della causa viene ricordato come un religioso particolarmente legato alla preghiera e al Rosario, con una buona reputazione sia tra i confratelli sia tra i fedeli.
- Il documento della Santa Sede relativo alla beatificazione lo identifica esplicitamente come fratello religioso e non come sacerdote.
- I suoi resti, deposti nel cimitero di Sagunto dopo l’uccisione, non sono stati identificati.

Cronologia
- 8 gennaio 1856: nasce a Puzol, nella diocesi di Valencia.
- Infanzia: rimane orfano di padre e madre e viene affidato alla zia materna Josefa Sanchís.
- 1872-1876: durante il servizio militare partecipa alla terza guerra carlista.
- 14 giugno 1881: emette la professione temporanea nell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini come fratello religioso.
- 17 giugno 1884: emette la professione perpetua.
- Età adulta: presta servizio nelle comunità cappuccine di Barcellona, Totana, Orihuela, Massamagrell e Valencia.
- 1936: con la chiusura del convento di Valencia si rifugia presso parenti a Puzol.
- 27 settembre 1936: viene prelevato a Puzol e condotto nella zona di Sagunto, dove viene ucciso presso la cascina Laval de Jesús.
- 1936: viene sepolto nel cimitero di Sagunto insieme ad altri cadaveri; i suoi resti non vengono identificati.
- 20 dicembre 1999: viene promulgato il decreto relativo alla causa dei martiri cappuccini valenciani.
- 11 marzo 2001: viene beatificato da Giovanni Paolo II in piazza San Pietro insieme a José Aparicio Sanz e 232 compagni martiri.
- 27 settembre: memoria liturgica del beato Fedele da Puzol.

Valutazione storico-critica
- L’identificazione di Fedele da Puzol con Mariano Climent Sanchís è solida e confermata dalla documentazione ufficiale relativa alla causa dei martiri cappuccini e dalla documentazione liturgica della Santa Sede.
- Sono ben documentati i dati fondamentali della sua vita religiosa: nascita nel 1856, ingresso nell’Ordine cappuccino, professione temporanea nel 1881, professione perpetua nel 1884 e appartenenza alla condizione di fratello religioso.
- Le notizie sulla sua personalità e sulla sua vita spirituale derivano in larga parte dalle testimonianze raccolte nel contesto della causa e dalla tradizione cappuccina. Esse sono significative per la ricostruzione della sua fama di santità, ma non devono essere confuse con una documentazione biografica contemporanea agli eventi.
- Le circostanze essenziali della morte sono sufficientemente documentate: arresto a Puzol, trasferimento verso Sagunto, uccisione presso Laval de Jesús e successiva sepoltura nel cimitero di Sagunto.
- La mancata identificazione dei resti costituisce una lacuna documentaria definitiva nella storia delle sue reliquie individuali. Non è quindi possibile indicare una reliquia corporea autenticamente identificata di Fedele.
- La sua beatificazione non fu il risultato di un procedimento isolato, ma avvenne all’interno della grande celebrazione del 2001 dedicata a José Aparicio Sanz e a 232 compagni martiri. La documentazione vaticana precisa inoltre che il decreto relativo alla causa cappuccina era stato promulgato il 20 dicembre 1999.
- La ricostruzione storica consente di distinguere con sufficiente chiarezza la persona documentata dalla successiva memoria agiografica: la sua lunga vita religiosa e il martirio sono ben attestati, mentre i giudizi sulla sua santità personale appartengono soprattutto alle testimonianze raccolte nel processo e alla memoria dell’Ordine.

Fonti e bibliografia essenziale
- Santa Sede, José Aparicio Sanz e 232 Compagni Martiri in Spagna (+ 1936-1939), documentazione ufficiale della celebrazione di beatificazione presieduta da Giovanni Paolo II, Città del Vaticano, 11 marzo 2001.
- Martyrologium Romanum, memoria di Fidel de Puzol (Mariano Climent Sanchis), 27 settembre.
- Cárcel Ortí, Vicente, Fita Revert, Ricardo, Mártires valencianos del siglo XX, Valencia, Edicep, 1998.
- Cárcel Ortí, Vicente, Mártires españoles del siglo XX, Madrid, Biblioteca de Autores Cristianos, 1995.
- Montero Moreno, Antonio, Historia de la persecución religiosa en España 1936-1939, Madrid, Biblioteca de Autores Cristianos, 1960, ristampa 1999. La stessa documentazione ufficiale della beatificazione indica quest’opera tra i principali studi generali sulla persecuzione religiosa spagnola.
- Año Cristiano, volumi relativi al 27 settembre, Biblioteca de Autores Cristianos, 2003, biografia dei beati José Fenollosa Alcayna e Fidel Climent Sanchís.
- Capuchin Franciscan Friars, Blessed Fidel de Puzól, Capuchin martyr, scheda biografica basata sulla documentazione relativa alla causa.


Autore:
Giampietro Cattini

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Aggiunto/modificato il 2026-09-15

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