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Barlow Hall, Manchester, Inghilterra, 1585 - Lancaster, Inghilterra, 10 settembre 1641
Nato nel 1585 in una famiglia della piccola nobiltà cattolica del Lancashire, Edoardo Barlow crebbe in un'Inghilterra nella quale l'appartenenza religiosa era strettamente legata alla fedeltà politica. Dopo gli studi a Douai e a Valladolid, ritornò a Douai, dove entrò nella comunità benedettina di San Gregorio e assunse il nome religioso di Ambrogio. Ordinato sacerdote nel 1617, tornò in patria per esercitare clandestinamente il ministero tra i cattolici del Lancashire, in un periodo nel quale un sacerdote cattolico ordinato all'estero rischiava l'arresto e la condanna a morte. Per quasi ventiquattro anni Barlow svolse il suo apostolato nelle campagne del sud Lancashire, celebrando la Messa, amministrando i sacramenti, visitando le famiglie cattoliche e sostenendo soprattutto i più poveri. Fu arrestato più volte, ma riuscì sempre a essere liberato. Nel 1641, dopo l'ordine di Carlo I che imponeva ai sacerdoti cattolici di lasciare il regno, Barlow decise di non abbandonare la comunità affidata alle sue cure. La domenica di Pasqua, 25 aprile 1641, mentre celebrava la liturgia a Morleys Hall, fu arrestato. Rimase per circa quattro mesi nel castello di Lancaster. Al processo riconobbe apertamente di essere sacerdote cattolico e di avere esercitato il ministero in Inghilterra. Condannato a morte, fu giustiziato a Lancaster il 10 settembre 1641 secondo la pena allora prevista per i sacerdoti condannati per tradimento. Beatificato da Pio XI nel 1929, fu canonizzato da Paolo VI nel 1970 insieme agli altri trentanove Quaranta Martiri dell'Inghilterra e del Galles.
Etimologia: Ambrogio deriva dal greco ambrosios, immortale; Edoardo deriva dall'anglosassone Eadweard, custode della prosperità.
Emblema: Palma del martirio, crocifisso, Bibbia, rosario.
Martirologio Romano: A Londra in Inghilterra, sant’Ambrogio Edoardo Barlow, sacerdote dell’Ordine di San Benedetto e martire, che per ventiquattro anni consolidò nella fede e nella pietà i cattolici nella regione di Lancaster e, arrestato mentre predicava nel giorno della Pasqua del Signore, dopo la prigione, fu condannato a morte sotto il re Carlo I perché sacerdote e impiccato a Tyburn.
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Edoardo Barlow nacque nel 1585 a Barlow Hall, nei pressi di Manchester, in una famiglia appartenente alla gentry del Lancashire. Era il quarto figlio di Sir Alexander Barlow e di Mary Brereton. Fu battezzato il 30 novembre 1585 nella parrocchia di Didsbury con il nome di Edoardo. Le fonti concordano sull'origine familiare e sul battesimo anglicano, mentre alcune tradizioni posteriori hanno ipotizzato che possa aver ricevuto anche una forma clandestina di battesimo cattolico. Quest'ultima circostanza non può però essere considerata storicamente certa. La vicenda della famiglia Barlow si colloca nel difficile rapporto tra le antiche famiglie cattoliche inglesi e la politica religiosa della monarchia. Dopo la Riforma, le leggi contro i recusanti avevano sottoposto i cattolici che rifiutavano di conformarsi alla religione ufficiale a multe, limitazioni civili e crescenti pressioni. Per le famiglie della nobiltà locale ciò significava cercare un difficile equilibrio tra le convinzioni religiose e la conservazione del patrimonio e della posizione sociale. All'età di dodici anni Edoardo fu inviato presso la famiglia di un parente protestante, Sir Urian Legh di Adlington Hall, nel Cheshire, dove entrò come paggio. L'ambiente contribuì alla sua formazione, ma durante quegli anni maturò progressivamente il desiderio di ritornare alla fede cattolica della sua famiglia. Le fonti tradizionali attribuiscono un ruolo importante in questa maturazione anche a un'amica della famiglia, Margaret Davenport.
Gli studi e la scelta benedettina Il fratello maggiore William, che avrebbe assunto il nome religioso di Rudesind, aveva già intrapreso la vita ecclesiastica e benedettina. Edoardo seguì una strada analoga. Si recò a Douai, nelle Fiandre, importante centro della formazione del clero inglese destinato alla missione clandestina in patria. Nel 1610 entrò nell'English College di Valladolid, in Spagna, dove proseguì gli studi filosofici e teologici. Successivamente ritornò a Douai e si unì alla comunità benedettina inglese del monastero di San Gregorio, dove il fratello Rudesind occupava una posizione di rilievo. Qui assunse il nome di Ambrogio, lasciando il nome di battesimo Edoardo come segno della sua nuova condizione religiosa. Le fonti collocano la professione monastica nel 1615-1616; la data del 1616 è quella riportata dalla tradizione biografica più consolidata. Nel 1617 ricevette l'ordinazione sacerdotale. La formazione ricevuta a Douai e Valladolid aveva una precisa finalità: preparare sacerdoti disposti a ritornare in Inghilterra per assistere una comunità cattolica privata delle strutture ecclesiastiche ufficiali. Il ritorno di Barlow non fu dunque un episodio isolato, ma si inserì nella complessa organizzazione della missione cattolica inglese dell'epoca.
Il ritorno in Inghilterra Dopo l'ordinazione, Ambrogio Barlow rientrò in Inghilterra e iniziò il ministero nel Lancashire meridionale. Per quasi ventiquattro anni rimase accanto alle comunità cattoliche della regione, muovendosi tra case di famiglie fedeli alla propria confessione e luoghi predisposti per la celebrazione clandestina della liturgia. Tra i principali centri della sua attività vi furono Morleys Hall, appartenente alla famiglia Tyldesley, e Wardley Hall, legato alla famiglia Downes. Queste dimore non erano semplicemente luoghi di rifugio: nelle case delle famiglie cattoliche si organizzavano celebrazioni religiose, si amministravano i sacramenti e si assicurava una continuità comunitaria che le persecuzioni avevano reso estremamente difficile. Barlow conduceva una vita austera. Le testimonianze antiche lo descrivono come un sacerdote povero, paziente e molto attento ai bisogni della popolazione. La sua attività non si limitava alla celebrazione della Messa: comprendeva la predicazione, le confessioni, la visita agli ammalati, l'amministrazione dei sacramenti e l'assistenza alle famiglie che vivevano in condizioni economiche difficili. Una parte delle risorse messe a sua disposizione sarebbe stata destinata proprio all'aiuto dei poveri. Per evitare di essere facilmente individuato, adottò una vita itinerante, spostandosi tra diverse località e alternando i periodi trascorsi nelle case che gli offrivano protezione. Questa organizzazione permetteva al sacerdote di continuare il ministero senza rimanere troppo a lungo nello stesso luogo.
Arresti e persecuzioni Il ministero clandestino comportava un rischio permanente. Barlow fu arrestato più volte durante gli anni della missione, ma nelle prime occasioni venne rilasciato. La situazione divenne molto più grave nel 1641, quando il conflitto politico e religioso inglese entrò in una fase di crescente tensione. Il 7 marzo 1641 Carlo I emanò una proclamazione che ordinava ai sacerdoti cattolici di lasciare l'Inghilterra entro un mese. Chi fosse rimasto avrebbe potuto essere arrestato e trattato come traditore. Per Barlow il provvedimento poneva un problema decisivo: lasciare il paese significava abbandonare le persone che da anni dipendevano dal suo ministero. Le testimonianze riferiscono che alcuni fedeli lo invitarono a fuggire. Egli invece rimase. Questa decisione non deve essere separata dal contesto concreto della sua attività sacerdotale: Barlow considerava il ministero tra i cattolici inglesi un impegno al quale non intendeva rinunciare proprio nel momento di maggiore difficoltà.
L'arresto nella Pasqua del 1641 La cattura avvenne il 25 aprile 1641, domenica di Pasqua, a Morleys Hall. Barlow stava predicando e celebrando i sacri misteri quando la casa fu circondata da uomini armati. Le fonti tradizionali parlano di circa quattrocento persone guidate dal vicario della zona; alcune differiscono nell'identificazione precisa del sacerdote anglicano che guidò l'operazione, indicando il vicario di Eccles oppure quello di Leigh. Questo dettaglio deve quindi essere considerato con cautela. Secondo le testimonianze trasmesse dalla tradizione biografica, Barlow avrebbe potuto approfittare della confusione per tentare la fuga. Scelse invece di consegnarsi. I fedeli presenti furono identificati e successivamente rilasciati, mentre il sacerdote venne condotto verso Lancaster. La prigionia durò circa quattro mesi. Barlow fu rinchiuso nel castello di Lancaster, dove trascorse l'estate in attesa del processo.
Il processo Il processo ebbe luogo nel settembre 1641. Il giudice era Sir Robert Heath. L'accusa non riguardava semplicemente una controversia religiosa: in base alla legislazione vigente, l'esercizio del ministero da parte di un sacerdote cattolico ordinato all'estero costituiva un grave delitto contro lo Stato. Barlow non cercò di negare la propria identità sacerdotale. Ammise di essere un sacerdote cattolico e di avere esercitato il ministero in Inghilterra per molti anni. Proprio questa aperta ammissione contribuì alla condanna. L'8 settembre fu pronunciata la sentenza capitale. Due giorni dopo, il 10 settembre, Ambrogio Barlow venne condotto al luogo dell'esecuzione a Lancaster. La documentazione storica concorda sul luogo e sulla data del martirio, elemento particolarmente importante perché la vecchia redazione della scheda riportava erroneamente Tyburn. Il Martyrologium Romanum, nella formulazione riportata dalla precedente scheda, contiene a sua volta un'incongruenza geografica; le fonti storiche relative al processo e al martirio collocano invece inequivocabilmente l'esecuzione a Lancaster.
Il martirio Il 10 settembre 1641 Barlow fu sottoposto alla pena prevista per i sacerdoti cattolici condannati per tradimento: impiccagione, squartamento e mutilazione del corpo. La brutalità dell'esecuzione apparteneva alla legislazione penale inglese dell'epoca e fu applicata anche a numerosi altri sacerdoti cattolici. Le fonti agiografiche ricordano che Barlow affrontò la morte con atteggiamento di preghiera. Una tradizione riferisce che, prima dell'esecuzione, compì tre giri intorno al patibolo recitando il Miserere. Altre testimonianze gli attribuiscono parole ironiche rivolte a quanti volevano discutere con lui negli ultimi momenti. Questi particolari provengono dalla tradizione biografica antica e devono essere distinti dai dati essenziali documentati del processo e dell'esecuzione. Il suo corpo fu poi sottoposto alla consueta mutilazione prevista dalla sentenza. La testa venne esposta pubblicamente come monito. Secondo la tradizione, Francis Downes, suo parente e membro della famiglia proprietaria di Wardley Hall, riuscì successivamente a recuperare il cranio e a conservarlo clandestinamente.
Le reliquie e il cranio di Wardley Hall La storia delle reliquie di Ambrogio Barlow è particolarmente significativa. Il cranio venerato come suo è conservato a Wardley Hall, oggi residenza del vescovo cattolico di Salford. La stessa Historic England registra la presenza del cranio di Ambrogio Barlow nella dimora. La diocesi di Salford mantiene tuttavia una formulazione prudente: la tradizione locale identifica il cranio con quello del martire, mentre non viene presentata come assolutamente dimostrata l'identificazione scientifica. Esami effettuati nel XX secolo hanno evidenziato caratteristiche compatibili con la tradizione, compresa una lesione compatibile con una decapitazione violenta, ma non possono da soli costituire una prova definitiva dell'identità della persona. È quindi corretto parlare di una reliquia tradizionalmente identificata come il cranio di sant'Ambrogio Barlow. Altre reliquie sono conservate in ambienti benedettini. Una mano è tradizionalmente custodita a Stanbrook Abbey, oggi a Wass, nel North Yorkshire; un'altra mano e una parte della mandibola sono indicate da diverse fonti tra le reliquie del santo. La distribuzione delle reliquie riflette la storia della comunità benedettina inglese e la lunga conservazione clandestina dei resti dei martiri.
Le fonti biografiche La conoscenza della vita di Barlow deriva in misura importante da testimonianze antiche conservate negli ambienti benedettini inglesi. Un ruolo fondamentale ebbe Richard Challoner, che nella sua opera sui sacerdoti missionari inglesi utilizzò documentazione proveniente dalle comunità cattoliche inglesi all'estero. Tra le fonti figura una relazione attribuita al fratello di Ambrogio, Dom Rudesind Barlow. Un'altra importante testimonianza è l'Apostolical Life of Ambrose Barlow, scritta da una persona che lo aveva conosciuto e successivamente trasmessa a Rudesind. Il manoscritto è collegato alla John Rylands Library di Manchester e fu pubblicato dalla Chetham Society nel 1909. Queste testimonianze hanno grande valore per la ricostruzione della sua vita, ma appartengono anche alla letteratura agiografica del periodo successivo al martirio. Per questo alcuni episodi particolarmente edificanti, come sogni premonitori o determinati dialoghi avvenuti alla vigilia dell'esecuzione, devono essere presentati come tradizioni trasmesse dalle fonti agiografiche, non come fatti verificabili allo stesso livello del processo o della condanna.
La beatificazione La memoria di Barlow rimase viva negli ambienti cattolici inglesi durante i secoli successivi. Il riconoscimento ecclesiastico arrivò nel contesto delle cause dei martiri inglesi. Il 15 dicembre 1929 papa Pio XI beatificò Ambrogio Barlow insieme ad altri martiri inglesi. La celebrazione si svolse nella basilica di San Pietro. Barlow venne così riconosciuto ufficialmente dalla Chiesa come martire della fede cattolica.
La canonizzazione con i Quaranta Martiri Nel XX secolo maturò il progetto di riunire in un'unica causa rappresentativa quaranta martiri dell'Inghilterra e del Galles appartenenti a epoche, condizioni sociali e istituti religiosi differenti. Ambrogio Barlow fu scelto come uno dei rappresentanti della persecuzione subita dai cattolici inglesi. Il 25 ottobre 1970 papa Paolo VI canonizzò solennemente a Roma i Quaranta Martiri dell'Inghilterra e del Galles. Nell'omelia pronunciata durante la cerimonia, il Pontefice sottolineò che quei martiri rappresentavano una testimonianza cristiana capace di oltrepassare le divisioni storiche e religiose del passato. La celebrazione avvenne alla presenza anche di rappresentanti della Comunione anglicana, in un clima nel quale la Chiesa cattolica attribuiva alla canonizzazione anche un significato ecumenico. Per la canonizzazione dei Quaranta Martiri venne riconosciuto un miracolo ottenuto per loro intercessione come gruppo: la guarigione di una giovane madre affetta da un fibrosarcoma alla scapola sinistra. Dopo l'esame medico e teologico, la guarigione fu riconosciuta come inspiegabile sul piano naturale e confermata da Paolo VI nel 1970. Non si trattò quindi di un miracolo attribuito individualmente ad Ambrogio Barlow, ma dell'elemento utilizzato nel procedimento di canonizzazione comune dei quaranta martiri.
Il significato storico della sua testimonianza La vicenda di Ambrogio Barlow permette di comprendere un aspetto particolare della persecuzione religiosa nell'Inghilterra del XVII secolo. Egli non fu un protagonista politico né un oppositore armato della monarchia. Il motivo immediato della sua condanna fu l'esercizio del ministero sacerdotale cattolico in un paese nel quale tale attività era considerata illegale. Il suo caso mostra anche il ruolo svolto dalle famiglie cattoliche del Lancashire. Senza la rete di case, cappelle private e famiglie disposte a proteggere i sacerdoti, la missione clandestina sarebbe stata quasi impossibile. Barlow rappresentò quindi il punto di collegamento tra il clero missionario formato all'estero e una popolazione cattolica che continuava a praticare la propria fede nonostante le restrizioni. La sua figura è rimasta legata soprattutto alla fedeltà al ministero. La tradizione lo ricorda come un uomo di preghiera e di vita austera, ma il dato storicamente più significativo è la continuità del suo apostolato per quasi un quarto di secolo in condizioni di pericolo. Quando la persecuzione divenne più severa nel 1641, egli scelse di non abbandonare la comunità che gli era stata affidata.
Ambrogio Barlow e sant'Edmondo Arrowsmith Tra le figure più vicine alla memoria di Barlow vi è sant'Edmondo Arrowsmith, gesuita e martire, giustiziato a Lancaster il 28 agosto 1628. Secondo la tradizione biografica, Barlow gli avrebbe amministrato gli ultimi sacramenti durante la prigionia. Dopo la morte di Arrowsmith, una tradizione riferisce inoltre di un'apparizione notturna nella quale il martire avrebbe annunciato a Barlow che anche lui avrebbe ricevuto la palma del martirio. Quest'ultimo episodio appartiene alla tradizione agiografica e non può essere trattato come un fatto storicamente verificabile. Il rapporto tra i due sacerdoti, invece, appartiene al quadro della persecuzione cattolica nel Lancashire ed è inserito nelle antiche narrazioni della vita di Barlow.
Wardley Hall Wardley Hall occupa un posto importante nella memoria del santo. La dimora, oggi appartenente alla diocesi cattolica di Salford, conserva nella scala principale il cranio tradizionalmente identificato con quello di Barlow. Per oltre due secoli l'edificio è stato conosciuto localmente come la casa del cranio. La diocesi di Salford presenta con prudenza la questione: la tradizione locale considera la reliquia autentica, mentre le indagini storiche e scientifiche consentono di stabilire elementi compatibili con l'identificazione senza trasformare la tradizione in una certezza assoluta. Autore: Giampietro Cattini
Edoardo Barlow nacque nel 1585, quarto di quattordici figli, da Alessandro Barlow di Barlow (presso Manchester), e compì i suoi studi umanistici a Douai. Nel 1610 si recò a Valladolid per addottorarsi in filosofia e teologia, ma ben presto tornò a Douai e nel monastero di S. Gregorio, di cui era abate il fratello Rudesind, vestì l'abito benedettino prendendo il nome di Ambrogio. Un anno dopo la professione, avvenuta nel 1616 (cf. The Doivntìde Kevìew, XLV (1927J, pp. 199-218; XLVr [1928], pp. 94 sgg.), Barlow fu ordinato sacerdote e inviato subito alla missione inglese. Centro della sua opera fu Morleys Hall, presso Manchester, da cui per quasi ventiquattro anni si irradiò il suo benefico apostolato. Barlow fu modello di povertà e di rinunzia, e la sua pazienza sembrava invincibile. Di salute malferma, consultò una sola volta un medico, che gli prescrisse, come cura, di « bere una tazza di latte fresco la mattina e di mangiare una mela bruciata la sera ». Nel 1628, secondo Challoner, Barlow somministrò gli ultimi sacramenti al b. Edmondo Arrowsuulh incarcerato, che, dopo la sua morte, apparve in sogno a Barlow promettendo anche per lui la palma del martirio. L'opera di Barlow continuò per altri tredici anni in questa prospettiva. Quattro volte il monaco fu imprigionato e altrettante rilasciato, finché nel marzo 1641 il re Carlo I fu costretto a ordinare a tutti i sacerdoti di abbandonare l'isola, se non volevano essere processati come traditori. La Pasqua dello stesso anno, Barlow fu catturato mentre celebrava i sacri misteri e imprigionato nel castello dì Lancaster. Dopo quattro mesi di carcere, condotto dìnnazi a Sir Robert Heath, Barlow fu condannato a morte l'8 sett. 1641, con la formula usuale. Qualche giorno prima un capitolo generale dei Benedettini della Congregazione inglese, aveva designato Balow a succedere al fratello Rudesind, dimissionario dal priorato dì Coventry. Il venerdì 10 sett. 1641, Barlow fu condotto al patibolo e, dopo aver compiuto tre giri intorno al palco recitando il Miserere, fu impiccato. Prima di morire, aveva respinto gli argomenti di coloro che volevano disputare con lui, dicendo: «Ora ho da fare di meglio che ascoltare le vostre buffonate ». Barlow, la cui festa si celebra il 10 sett. nell'Ordine benedettino, fu beatificato da Pio XI il 15 dic. 1929. A Wardley Hall (ora residenza episcopale della diocesi di Salford) si trova una testa che è detta essere quella di Barlow, mentre la mano sinistra è nella abbazia di Stanbrook (Worcestershire). Altre relìquie sono conservate a Downsìde, Stonyhurst e altrove. Esiste dì Barlow un ritratto ad olio e un busto ligneo (cf. The Downside lieview, XI.TV [I926]).
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