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Santi Vittoriano, Frumenzio e compagni Martiri

23 marzo

† Cartagine, 484

I santi martiri Vittoriano, proconsole di Cartagine, due fratelli di Aquae Regiae, nonché Frumenzio ed un altro Frumenzio, mercanti, sotto il re ariano Unnerico, durante la persecuzione vandalica, conseguirono tutti la nobile corona del martirio dopo aver subito spaventose torture, a causa della loro intrepida confessione di fede cristiana.

Martirologio Romano: Commemorazione dei santi martiri Vittoriano, proconsole di Cartagine, nell’odierna Tunisia, di due fratelli provenienti dalla odierna Henchir-Baboucha e di due mercanti entrambi di nome Frumenzio, i quali, durante la persecuzione dei Vandali, sotto il re ariano Unnerico, per aver perseverato nella fede cristiana furono torturati con immani supplizi e ricevettero così la gloriosa corona.


Il nome Vittoriano, analogo a quello di Vittore ed al più moderno Vittorio, deriva dal romano “Victor”, che significava “vincitore”. Non senza un chiaro significato simbolico, moltissimi tra i tanti santi di nome Vittore morirono martiri, cioè quali vincitori nella prova suprema alla quale fu sottoposta la loro intrepida fede.
E martire è considerato anche il San Vittoriano che il Martyrologium Romanum commemora in data odierna, 23 marzo. A differenza di molti antichi martiri, questo santo proconsole di Cartagine ed i suoi compagni, due fratelli di Aquae Regiae, nonché Frumenzio ed un altro Frumenzio, mercanti, non caddero in una delle numerosi persecuzioni imperiali romane, bensì più tardi, nella seconda metà del V secolo, sotto il re ariano Unnerico e per mano dei vandali, cioè di quel popolo barbaro che più di tutti gli altri ha lasciato il suo nome nella storia quale sinonimo di brutalità e di crudeltà, di negazione di tutto ciò che è umano e civile, di quell’odio contro tutto ciò che è giusto, ordinato e bello, ancora efficacemente espresso dalla parola “vandalismo”.
In quel periodo essi occupavano gran parte delle province romane sulle sponde mediterranee dell’Africa ed in tale frangente storico visse Vittoriano, degno rappresentante della civiltà nei confronti della barbarie, non soltanto in quanto cristiano, ma data anche la nobile stirpe da cui proveniva e l’alta carica di funzionario amministrativo che ricopriva.
Essendo infatti governatore di Cartagine, Vittoriano si trovò a dover necessariamente scegliere tra l’ossequio al sovrano, feroce persecutore dei cristiani e nemico della Chiesa, e la fedeltà ai propri principi religiosi, morali, nonché civili. Optò con coraggio per la seconda scelta, ben sapendo a cosa andasse incontro con la sua decisione. Fu dunque martirizzato con i suoi compagni, verso l’anno 484, mediante torture veramente definibili “vandaliche”, ma il suo nome sopravvisse a tali atrocità vittorioso e coronato di gloria, mentre ingloriosamente scompariva nell’oblio il ricordo del re Unerico, morto divorato dai pidocchi, e dell’intero dominio dei Vandali, divenuto sinonimo di brutalità e di inciviltà.


Autore:
Fabio Arduino

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Aggiunto/modificato il 2007-03-25

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