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Sant' Ottato di Milevi Vescovo

4 giugno

m. Milevi (Africa), fine IV secolo

A capo della diocesi di Milevi, nel Nordafrica, si distinse nella lotta ai donatisti. Scrisse diverse opere, tutte molto apprezzate da Sant'Agostino.

Martirologio Romano: A Mila in Numidia, nell’odierna Algeria, commemorazione di sant’Ottato, vescovo, che con i suoi scritti contro l’eresia donatista sostenne l’universalità della Chiesa e il profondo bisogno di unità dei cristiani.


Vescovo cattolico vissuto all’epoca dei papi Damaso e Siricio, ma anche santo celebrato il 4 giugno dal Martyrologium Romanum, Ottato di Milevi fu il primo fiero avversario del donatismo. Una solida preparazione culturale che spaziava dall’esegesi biblica alla teologia, senza disdegnare discipline propriamente profane come la retorica e la giurisprudenza, deve aver sostenuto quell’ecclesiastico mentre si cimentava nella sua attività letteraria e pastorale.
Di fronte al rifiuto della Chiesa dissidente di partecipare a un pubblico contraddittorio, il vescovo di Milevi rispose all’Adversus ecclesiam traditorum del già famoso Parmeniano con l’Adversus donatistas. Verosimilmente tra il 364 e il 367, subito dopo aver assunto la carica episcopale (361-363), egli sentì l’esigenza di confutare il vescovo scismatico di Cartagine, per arginare il crescente prestigio che la Chiesa dissidente stava traendo dalla politica filo-pagana di Giuliano, e molto probabilmente quando il vicario dell’Africa Flaviano, convinto restauratore del paganesimo, veniva nominato praefectus praetorio Italiae Illyrici et Africae (383), e molti approfittavano della situazione per screditare ulteriormente i successori di Ceciliano, decise di rivedere e approfondire quello che aveva già scritto. Il suo Adversus donatistas, che ci è giunto con un’Appendix di dieci documenti ecclesiastici e civili relativi agli anni immediatamente successivi allo scisma, analizza i prodromi dello scisma (libro I), mette a fuoco gli elementi costitutivi della vera Chiesa (libro II) e cerca di ricostruire le dinamiche che nel 347 provocarono l’intervento armato dell’impero contro la Chiesa donatista (libro III). Inoltre alla luce del fatto che solo Dio può effettivamente giudicare le coscienze degli uomini, dedica ampio spazio alla definizione di chi sia il peccatore (libro IV), ma si occupa anche dettagliatamente del battesimo (libro V), degli atti sacrileghi commessi dai donatisti (libro VI), per concludere con un appello all’unità e di conseguenza al perdono dei cosiddetti traditores, vale a dire di quegli ecclesiastici che durante la persecuzione di Diocleziano avevano consegnato i libri sacri alle autorità imperiali (libro VII).
La lotta al donatismo doveva essere la preoccupazione dominante di Ottato, che nell’arco di vent’anni sembra aver lavorato esclusivamente alla composizione dell’Adversus donatistas. Del resto se già Girolamo (De viris illustribus 110, TU 14/1, p. 50) ci riferisce che egli scrisse solo quell’opera contro il donatismo, di tutti gli scritti di incerta paternità, quali sono i Sermones sul Natale, sull’Epifania e sulla Pasqua, che sulla base di varie affinità contenutistiche e stilistiche in passato gli sono stati attribuiti, si può dire ormai conclusa in senso negativo la questione della paternità. Il Sermo sul Natale che comincia con le parole Advenit ecce dies qua sacramentum (PLS 1, cc. 288-294) è risultato opera di un anonimo donatista, i Sermones sull’Epifania che comin¬ciano con le parole Meminit sanctitas vestra, dilectissimi fratres, ante paucos dies (Revue Bénédictine 35 [1923], pp. 233-236), Sicut dies hodiernus anniversario reditu (PL 39, cc. 2005-2007) e Domini et Salvatoris nostri Iesu Christi adventus (PL 39, cc. 2007-2008), in quanto dipendenti dal Sermo 199 di Agostino, sono stati datati con sicurezza dopo il IV secolo, e i Sermones sulla Pasqua che cominciano con le parole Solemne tempus devota religione peregrinus (PLS 1, cc. 295-296) e Maria veniens ad Christi Domini monumentum (Revue Bénédictine 80 [1970], pp. 42-46), già inizialmente valutati con molte riserve, in questi ultimi anni non sono mai stati più attribuiti all’autore dell’Adversus donatistas.
In effetti vari studiosi hanno notato che la Numidia dopo Costantino si stava trasformando in una roccaforte del donatismo, ma di Ottato, che pure è stato ritenuto come “un vescovo cattolico di venerabile memoria” e un “santo” di notevole statura morale, non sappiamo quasi nulla. Stando ancora a Girolamo (ibidem), poteva essere nato in Africa, magari nella stessa città che ospitava il suo seggio episcopale (Milevi l’attuale Mila in Algeria), allora piccolo centro lontano dalle principali vie di comunicazione, ma già intorno al 385, quando sembra aver portato a termine la seconda redazione dell’Adversus donatistas, si perdono le sue tracce. Agostino nel Contra epistulam Parmeniani (I,3,5, CSEL 51, p. 24) si riferì con profondo rispetto all’autorità di Ottato, venerabilis memoriae Milevitanus episcopus catholicae communionis Optatus, nell’Epistula ad catholicos (19,50, CSEL 52, p. 297) lo ricordò insieme ad Ambrogio, e nel De doctrina christiana (II,40,61, CCL 32, p. 74) parlò di lui a proposito di una serie di autori cattolici provenienti dal paganesimo, che potevano essere paragonati agli Israeliti che nell’Esodo avevano portato l’oro e l’argento degli egiziani, cioè i tesori della cultura pagana. Quindi Fulgenzio di Ruspe nell’Ad Monimum (II,15,2, CCL 91, pp. 51-52) qualificò Ottato come sanctus e lo additò ai fedeli come un valido esempio accanto ad Agostino. Infine Onorio di Autun nel De scriptoribus ecclesiasticis (I,111, PL 172, c. 208) dichiarò che verso il 1122 era ancora venerata la sua memoria. Tuttavia nessuno di questi autori si è pronunciato esplicitamente su qualche aspetto di carattere biografico. Solo la testimonianza del De doctrina christiana lascia pensare che Ottato, prima di convertirsi al cattolicesimo e intraprendere la carriera ecclesiastica, sia vissuto in una fami¬glia pagana e abbia ricevuto una formazione culturale di tipo profano.
Sicuramente per quanto si può dedurre da vari accenni sparsi qua e là nell’Adversus donatistas, non sembra fuori luogo definire il vescovo e santo di Milevi come un personaggio di elevato spessore culturale, ben informato sui temi pastorali e teologici che si dibattevano al suo tempo, anche se spesso è stato liquidato come figura secondaria e di poco conto nella temperie storico-letteraria della seconda metà del IV secolo.


Autore:
Paola Marone

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Aggiunto il 2007-05-04

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