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Villahermosa del Río, Spagna, 1875 - Castillo de Villamalefa, Spagna, 17 settembre 1936
Nacque nel 1875 a Villahermosa del Río, nella provincia spagnola di Castellón, in una famiglia numerosa e di modeste condizioni economiche. Avvertita la vocazione sacerdotale, poté studiare grazie a una borsa di studio presso il Collegio delle Vocazioni Ecclesiastiche di Valencia e nel 1901 fu ordinato sacerdote. Entrato nella Hermandad de Sacerdotes Operarios Diocesanos, svolse per diversi anni un intenso servizio nella formazione dei seminaristi: fu vicerettore e professore nel seminario di Cuernavaca, in Messico, quindi lavorò nei seminari di Toledo e Cuenca e, dal 1911 al 1919, nel Collegio Spagnolo di Roma. In seguito fu direttore spirituale nel seminario di Barcellona. Tornato al ministero parrocchiale, esercitò per circa dieci anni il suo servizio nella parrocchia di Nuestra Señora de los Ángeles del Cabanyal, a Valencia, distinguendosi soprattutto per l'attenzione verso i poveri. Nel gennaio 1936 fu nominato parroco e arciprete di Villahermosa del Río. La guerra civile spagnola interruppe bruscamente il suo ministero. Arrestato e poi liberato nei primi giorni della persecuzione, si rifugiò per un periodo, celebrando anche clandestinamente la Messa. Per non mettere in pericolo le persone che lo nascondevano, decise infine di consegnarsi. Il 17 settembre 1936 fu prelevato e condotto nel territorio di Castillo de Villamalefa, dove venne fucilato. Secondo la documentazione della causa, il suo atteggiamento davanti alla morte fu segnato dal perdono verso i persecutori. Giovanni Paolo II lo beatificò l'11 marzo 2001 insieme ad altri 232 martiri della persecuzione religiosa in Spagna.
Etimologia: Dall'ebraico Yohanan e significa 'il Signore è misericordioso'.
Emblema: Sacerdote, palma del martirio, crocifisso.
Martirologio Romano: Nel villaggio di Castillo de Villamalefa vicno a Castellón de la Plana in Spagna, beato Giovanni Ventura Solsona, sacerdote e martire, che, durante la persecuzione, passò alla gloria del cielo invitto per la sua fermezza nella fede.
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Giovanni Ventura Solsona nacque nel 1875 a Villahermosa del Río, località della provincia di Castellón. Le fonti biografiche lo descrivono come appartenente a una famiglia povera e numerosa. Rimasto orfano di padre ancora giovane, crebbe in condizioni che resero non semplice la sua formazione. La vocazione al sacerdozio lo condusse al Collegio delle Vocazioni Ecclesiastiche di Valencia, dove poté compiere gli studi necessari alla preparazione sacerdotale. Entrò quindi nella Hermandad de Sacerdotes Operarios Diocesanos, istituzione impegnata in modo particolare nella formazione del clero e nella vita dei seminari. Fu ordinato sacerdote nel 1901 e iniziò un ministero caratterizzato soprattutto dall'educazione e dall'accompagnamento dei giovani avviati al sacerdozio.
L'attività nei seminari Una delle caratteristiche più significative della prima parte della sua vita sacerdotale fu la dimensione formativa. Fu inviato in Messico, al seminario di Cuernavaca, dove svolse gli incarichi di vicerettore e professore. Vi rimase fino al 1909, quando rientrò in Spagna. Negli anni successivi prestò servizio nei seminari di Toledo e Cuenca. Nel 1911 giunse a Roma per lavorare nel Collegio Spagnolo, istituzione destinata alla formazione sacerdotale del clero spagnolo. Vi rimase fino al 1919. La sua permanenza romana si inserì dunque in una fase importante della formazione ecclesiastica spagnola del primo Novecento. Una documentazione relativa alla storia del Collegio Spagnolo conferma inoltre la sua presenza nell'istituto negli anni precedenti la prima guerra mondiale. Nel 1919 fu destinato al seminario di Barcellona come direttore spirituale. Vi rimase fino al 1923. Il suo itinerario sacerdotale mostra così una particolare continuità tra formazione, accompagnamento spirituale e ministero pastorale.
Il ministero pastorale a Valencia Nel 1923 ottenne il permesso di lasciare la Hermandad de Sacerdotes Operarios Diocesanos. Secondo le fonti biografiche, avrebbe successivamente desiderato rientrare nella congregazione, ma le condizioni di salute non glielo permisero. Fu allora destinato alla parrocchia di Nuestra Señora de los Ángeles del Cabanyal, quartiere popolare di Valencia. Vi esercitò il ministero per circa dieci anni, dedicandosi in particolare alle persone più povere. Le fonti che ricordano quel periodo sottolineano il suo zelo sacerdotale e la carità verso i bisognosi. Questa fase appare importante per comprendere la figura di Ventura Solsona al di là del solo martirio. La sua esistenza sacerdotale non fu infatti concentrata esclusivamente sull'ultima prova, ma si sviluppò per decenni nella formazione dei seminaristi e nella cura pastorale di comunità concrete.
Il ritorno a Villahermosa del Río Nel gennaio 1936 fu nominato parroco e arciprete di Villahermosa del Río, il paese nel quale era nato. Il nuovo incarico gli consentì anche di vivere accanto alla madre, ormai anziana. Fu un ritorno breve. Pochi mesi dopo, la situazione politica e sociale della Spagna precipitò nella guerra civile. Il conflitto fu accompagnato in molte zone da una violenta persecuzione religiosa, durante la quale numerosi sacerdoti, religiosi e laici cattolici furono uccisi per la loro appartenenza alla Chiesa e per la loro fede. Il caso di Ventura Solsona si inserisce in questo più ampio contesto, senza che la sua vicenda possa essere separata dalla tragedia generale della guerra civile spagnola.
La persecuzione e la clandestinità Il 18 luglio 1936 Ventura Solsona si trovava a Valencia. Allo scoppio della guerra fu arrestato nel quartiere del Cabanyal. Una persona del luogo intervenne in suo favore e riuscì a farlo liberare, procurandogli anche un salvacondotto e abiti civili perché potesse raggiungere Villahermosa del Río. Nel paese la situazione divenne rapidamente pericolosa. La chiesa fu chiusa il 2 agosto. Secondo le testimonianze raccolte nelle fonti biografiche, il 10 agosto il sacerdote trovò rifugio in un fienile e il 29 agosto vi celebrò la Messa. In seguito cambiò più volte nascondiglio. La permanenza clandestina, tuttavia, esponeva al pericolo anche coloro che gli offrivano ospitalità. Di fronte a questa situazione, Ventura Solsona scelse di presentarsi spontaneamente davanti al comitato locale, dopo aver ricevuto rassicurazioni sul fatto che non gli sarebbe accaduto nulla. Per un certo periodo fu lasciato libero e lavorò nei campi.
Il martirio Il 17 settembre 1936 un gruppo armato giunse alla ricerca di persone già segnalate. Ventura Solsona fu prelevato e condotto nel territorio di Castillo de Villamalefa, dove venne ucciso. Le fonti biografiche tramandano un particolare che assume un rilievo speciale nella memoria del martire: prima dell'esecuzione avrebbe chiesto di poter parlare e avrebbe perdonato coloro che stavano per ucciderlo, richiamando le parole pronunciate da Cristo sulla croce. Il particolare del perdono appartiene alla tradizione documentaria della sua causa e si armonizza con il quadro generale ricordato da Giovanni Paolo II durante la beatificazione del 2001. Il Papa sottolineò infatti che, secondo quanto risultava dai processi canonici, i martiri del gruppo avevano perdonato di cuore i propri carnefici. Dopo l'uccisione del sacerdote, secondo una testimonianza relativa agli avvenimenti, alcuni dei suoi persecutori si recarono nella sua abitazione, allontanarono la madre anziana e saccheggiarono la casa. Questo episodio è riportato da fonti secondarie che richiamano anche la documentazione della Causa general spagnola.
Il riconoscimento del martirio La causa di beatificazione di Giovanni Ventura Solsona fu inserita nella più ampia causa relativa ai martiri della persecuzione religiosa nell'arcidiocesi di Valencia e ad altri gruppi di martiri spagnoli. Il decreto della Congregazione delle Cause dei Santi, letto davanti a Giovanni Paolo II il 18 dicembre 2000, identifica Giovanni Ventura Solsona come arciprete di Villahermosa del Río e registra la sua nascita nel 1875 e la morte a Castillo de Villamalefa il 17 settembre 1936. L'11 marzo 2001 Giovanni Paolo II celebrò in piazza San Pietro la beatificazione di José Aparicio Sanz e di 232 compagni martiri. Tra essi vi era Ventura Solsona, inserito nel gruppo dei sacerdoti diocesani dell'arcidiocesi di Valencia. La celebrazione fu una delle più numerose beatificazioni del pontificato di Giovanni Paolo II. Nell'omelia, il Papa interpretò il martirio dei nuovi Beati alla luce della loro vita cristiana e del loro perdono. Precisò inoltre che essi non erano stati protagonisti di lotte politiche o ideologiche, ma erano stati uccisi in quanto cristiani e membri attivi della Chiesa.
Il significato della sua testimonianza La figura di Giovanni Ventura Solsona presenta due dimensioni strettamente unite. La prima è quella di un sacerdote dedito per molti anni alla formazione del clero e alla cura pastorale. La seconda è quella del martire che, nell'estate del 1936, affrontò la persecuzione senza rinunciare alla propria identità sacerdotale. Particolarmente significativo è il rapporto tra il suo lungo servizio pastorale e l'ultima fase della sua vita. Dopo essere stato professore, formatore e direttore spirituale in diversi seminari, trascorse gli ultimi anni prima del martirio in mezzo alle comunità cristiane di Valencia e Villahermosa del Río. La sua vicenda mostra quindi come il martirio non costituisca un episodio isolato, ma il momento conclusivo di un'esistenza sacerdotale sviluppatasi per oltre trent'anni. La memoria liturgica del 17 settembre conserva oggi il ricordo di questa testimonianza insieme a quello di altri martiri. Il Martirologio Romano lo presenta essenzialmente attraverso la sua perseveranza nella fede durante la persecuzione.
I rapporti con la Hermandad de Sacerdotes Operarios Diocesanos L'appartenenza alla Hermandad de Sacerdotes Operarios Diocesanos costituisce un elemento importante della formazione di Ventura Solsona. La sua attività in Messico, nei seminari spagnoli e nel Collegio Spagnolo di Roma fu collegata proprio alla formazione sacerdotale. Nel 1923 lasciò la Hermandad per dedicarsi al ministero parrocchiale.
Il Collegio Spagnolo di Roma La permanenza a Roma dal 1911 al 1919 rappresentò una tappa significativa della sua esperienza ecclesiastica. Il Collegio Spagnolo di Roma era uno dei principali luoghi di formazione superiore del clero spagnolo. La documentazione storica relativa all'istituzione registra la presenza di Ventura Solsona nel collegio in quegli anni.
Il martirio nel contesto della persecuzione religiosa Giovanni Ventura Solsona appartiene al vasto gruppo di sacerdoti, religiosi e laici uccisi in Spagna durante la persecuzione religiosa degli anni della guerra civile. La Santa Sede, nel riconoscimento del gruppo beatificato nel 2001, ha distinto la motivazione religiosa del martirio dalle contrapposizioni politiche e ideologiche proprie del conflitto.
Il perdono dei persecutori Il perdono concesso ai suoi uccisori costituisce l'elemento spirituale più caratteristico della memoria del martire. Le fonti biografiche riferiscono che prima della fucilazione Ventura Solsona chiese di parlare e perdonò coloro che stavano per ucciderlo. La sua testimonianza viene così accostata alla preghiera di Cristo sulla croce.
Curiosità - Giovanni Ventura Solsona svolse una parte significativa del proprio ministero fuori dalla Spagna, prima in Messico e poi a Roma. - Fu contemporaneamente educatore del clero e parroco: la sua esperienza comprende quindi sia la formazione sacerdotale sia il ministero diretto tra la popolazione. - Tornò come arciprete proprio nel paese natale, Villahermosa del Río, pochi mesi prima dello scoppio della guerra civile. - Secondo le fonti biografiche, durante il periodo di clandestinità celebrò la Messa in un fienile il 29 agosto 1936. - Fu beatificato non singolarmente, ma all'interno del gruppo di 233 martiri proclamati Beati da Giovanni Paolo II l'11 marzo 2001.
Cronologia - 1875 - Nasce a Villahermosa del Río, nella provincia di Castellón. - 1901 - Viene ordinato sacerdote ed entra nel ministero dei Sacerdoti Operai Diocesani. - 1901-1909 - Svolge il proprio servizio nel seminario di Cuernavaca, in Messico, come professore e vicerettore. - 1909 - Rientra in Spagna e presta servizio nei seminari di Toledo e Cuenca. - 1911-1919 - È destinato al Collegio Spagnolo di Roma. - 1919-1923 - È direttore spirituale nel seminario di Barcellona. - 1923 - Lascia la Hermandad de Sacerdotes Operarios Diocesanos e viene destinato alla parrocchia di Nuestra Señora de los Ángeles del Cabanyal, a Valencia. - Gennaio 1936 - Viene nominato parroco e arciprete di Villahermosa del Río. - 2 agosto 1936 - La chiesa di Villahermosa del Río viene chiusa nel contesto della persecuzione religiosa. - 29 agosto 1936 - Secondo le fonti biografiche, celebra clandestinamente la Messa durante il periodo di clandestinità. - 17 settembre 1936 - Viene ucciso nel territorio di Castillo de Villamalefa. - 18 dicembre 2000 - Il decreto sul martirio viene letto davanti a Giovanni Paolo II. - 11 marzo 2001 - Giovanni Paolo II lo beatifica a Roma insieme a José Aparicio Sanz e ad altri 231 compagni martiri. - 17 settembre - Memoria liturgica del Beato Giovanni Ventura Solsona.
Autore: Giampietro Cattini
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