|
>>> Visualizza la Scheda del Gruppo cui appartiene
† Turís, Spagna, 16 settembre 1936
Questi tre religiosi francescani vissero e morirono durante la guerra civile spagnola, quel conflitto fratricida che tra il 1936 e il 1939 insanguinò la penisola iberica e che vide una sistematica persecuzione contro il clero e i consacrati. Entrati nell'Ordine dei Frati Minori, abbracciarono con generosità l'ideale francescano di povertà, obbedienza e carità. La loro esistenza fu segnata dalla fedeltà quotidiana alla regola e dalla dedizione al ministero tra il popolo spagnolo. Quando nel luglio del 1936 scoppiò la guerra civile, si trovarono improvvisamente nella morsa di una violenza che non risparmiava chi aveva consacrato la propria vita a Dio. La loro scelta di non abbandonare la comunità, di non rinunciare alla propria identità religiosa nemmeno di fronte alla minaccia della morte, testimonia una coerenza eroica. Arrestati e condotti al martirio nel 1936, versarono il sangue per la fede insieme a migliaia di altri fratelli nella prova. La Chiesa ha riconosciuto il loro martirio in odio alla fede, elevandoli agli onori degli altari per mano di papa Giovanni Paolo II l'11 marzo 2001.
Etimologia: Laureano deriva dal latino laureatus, coronato d'alloro; Benedetto dal latino benedictus, benedetto; Bernardino dal germanico bern, orso, e hard, forte.
Emblema: Abito francescano marrone, palma del martirio, croce, cordone francescano.
Martirologio Romano: Nella cittadina di Turís nel territorio di Valencia sempre in Spagna, beati martiri Laureano (Salvatore) Ferrer Cardet, sacerdote, Benedetto (Emanuele) Ferrer Jordá e Bernardino (Paolo) Martínez Robles, religiosi, del Terz’Ordine di San Francesco degli Incappucciati della beata Vergine Addolorata, che, nella medesima persecuzione, uccisi dalla mano dell’uomo, Dio innalzò al regno dei cieli.
|
La Spagna degli inizi del Novecento era un crogiolo di tensioni sociali e politiche che avrebbero portato, nel giro di pochi decenni, al tragico conflitto civile. In questo contesto nacquero e crebbero Salvatore Ferrer Cardet, Emanuele Ferrer Jordá e Paolo Martínez, destinati a diventare testimoni della fede fino all'estremo sacrificio. Salvatore Ferrer Cardet, che avrebbe assunto il nome religioso di Laureano, proveniva da una famiglia profondamente cristiana. Fin dalla giovane età manifestò una particolare attrazione per la vita consacrata, attratto dall'ideale francescano di sequela radicale di Cristo povero e crocifisso. La sua decisione di entrare nell'Ordine dei Frati Minori non fu un impulso momentaneo ma il frutto di una maturazione spirituale profonda, sostenuta da una famiglia che vedeva nella vocazione del figlio un dono di Dio. Emanuele Ferrer Jordá, futuro fratello Benedetto, condivideva con Laureano non solo il cognome ma anche la stessa terra di origine e probabilmente legami familiari. Anche lui fu attratto dal carisma francescano, da quella spiritualità che poneva al centro l'umiltà, la fraternità e l'amore per il Crocifisso. La sua formazione nel noviziato fu caratterizzata da un impegno serio nell'assimilazione della regola e delle costituzioni dell'ordine. Paolo Martínez, che avrebbe preso il nome di Bernardino, completava questo trio di giovani francescani. La sua vocazione si inseriva nel solco di una tradizione francescana spagnola secolare, che aveva dato alla Chiesa santi e martiri in ogni epoca. La formazione comune nel convento li aveva uniti non solo dall'appartenenza allo stesso ordine ma da una vera fraternità spirituale.
Il ministero nella comunità francescana Dopo la professione religiosa, i tre frati si dedicarono con zelo al ministero che l'ordine affidava loro. La vita francescana in Spagna negli anni '20 e '30 del Novecento era caratterizzata da un intenso apostolato tra il popolo, fatto di predicazione, assistenza spirituale, presenza nelle parrocchie e nei conventi sparsi per il territorio. Laureano Ferrer Cardet si distinse per la sua dedizione alla preghiera e per la capacità di avvicinare le persone più semplici, quelle che trovavano nei frati un punto di riferimento spirituale e umano. La sua formazione teologica e spirituale lo rendeva adatto sia al ministero della predicazione che a quello della direzione spirituale. Benedetto Ferrer Jordá portava nel ministero la sua indole riflessiva e la sua preparazione. I documenti dell'epoca lo ricordano come un religioso equilibrato, capace di coniugare la fedeltà alla tradizione francescana con le esigenze pastorali del tempo. La sua presenza nella comunità era rassicurante e stimolante per i confratelli. Bernardino Martínez completava questo quadro di religiosità autentica. Il suo nome religioso, Bernardino, richiamava alla memoria san Bernardino da Siena, il grande predicatore francescano del Quattrocento, e forse questa assonanza non era casuale ma esprimeva un'aspirazione a quella stessa passione evangelizzatrice. La vita comunitaria nel convento era scandita dai ritmi tradizionali della preghiera liturgica, dello studio, del lavoro manuale e dell'apostolato. I tre frati vivevano con semplicità l'ideale francescano, senza ricercare protagonismi ma cercando di essere fedeli nelle cose quotidiane.
La tempesta della guerra civile Il 17 luglio 1936, il colpo di stato militare guidato dal generale Franco contro il governo repubblicano del Fronte Popolare fece precipitare la Spagna in una guerra civile che sarebbe durata quasi tre anni. Ma prima ancora che il conflitto si stabilizzasse in un fronte militare organizzato, nelle zone controllate dai repubblicani e dalle milizie anarchiche e comuniste si scatenò una violenta persecuzione contro la Chiesa cattolica, vista come alleata dei nazionalisti. Chiese furono incendiate, conventi saccheggiati, religiosi e religiose arrestati e uccisi senza processo. Si stima che circa 7.000 religiosi furono martirizzati in quel periodo, in quella che alcuni storici hanno definito la persecuzione più violenta contro la Chiesa in Europa nel XX secolo. I tre frati francescani si trovarono improvvisamente nel mirino delle milizie repubblicane. La loro identità religiosa, il loro abito, la loro presenza nel convento li rendevano bersagli evidenti. Molti superiori degli ordini religiosi diedero disposizione di disperdere le comunità, di nascondere i religiosi, di abbandonare gli abiti talari per vestiti civili. Ma molti, come Laureano, Benedetto e Bernardino, scelsero di non abbandonare la loro identità e la loro missione.
L'arresto e il martirio Nell'estate del 1936, probabilmente tra luglio e settembre, i tre frati furono arrestati dalle milizie repubblicane. Le dinamiche dell'arresto seguirono uno schema purtroppo comune in quei mesi: irruzione nel convento, identificazione dei religiosi, trasferimento in luoghi di detenzione improvvisati, esecuzione sommaria. Non ci fu processo, non ci fu possibilità di difesa. L'unico crimine dei tre francescani era la loro fede, il loro essere religiosi, la loro appartenenza a quella Chiesa che i rivoluzionari volevano distruggere. La loro fedeltà a Cristo e alla Chiesa li portò ad affrontare la morte senza rinnegare la propria identità. Il luogo esatto del martirio e le modalità precise dell'esecuzione sono state ricostruite attraverso le testimonianze dei sopravvissuti e le ricerche successive. Come molti altri martiri di quel periodo, furono fucilati in qualche strada o cimitero fuori città, senza che i loro corpi potessero essere immediatamente recuperati e sepolti dignitosamente. La palma del martirio che la Chiesa riconosce loro non è solo l'emblema della vittoria sulla morte ma la testimonianza che la loro fine non fu una semplice vittima della violenza bellica ma una vera e propria testimonianza della fede, offerta consapevolmente per non rinnegare Cristo.
La memoria e la beatificazione Terminata la guerra civile nel 1939 con la vittoria dei nazionalisti, iniziò il lungo processo di ricostruzione materiale e spirituale della Spagna. La Chiesa iniziò anche a raccogliere le testimonianze sui martiri, a documentare le loro vite e la loro morte, per istruire le cause di beatificazione. I tre frati francescani furono inseriti nel grande processo di beatificazione dei martiri della guerra civile spagnola. Le testimonianze raccolte confermarono la loro fama di santità, la loro fedeltà fino alla morte, l'odio alla fede che aveva motivato la loro uccisione. Papa Giovanni Paolo II, durante il suo lungo pontificato, ha beatificato centinaia di martiri spagnoli del Novecento, riconoscendo in loro testimoni eroici della fede che avevano preferito morire piuttosto che rinnegare Cristo. Laureano Ferrer Cardet, Benedetto Ferrer Jordá e Bernardino Martínez furono elevati agli onori l'11 marzo 2001, entrando a far parte del grande albo dei beati martiri spagnoli.
Il contesto della persecuzione La persecuzione religiosa durante la guerra civile spagnola non fu un fenomeno marginale o accidentale ma una componente strutturale della rivoluzione sociale che accompagnò l'instaurazione della repubblica nelle zone controllate dai lealisti. Chiese e conventi furono visti come simboli di un ordine sociale da abbattere, i religiosi come rappresentanti di un potere oppressivo. In realtà, la maggior parte dei religiosi uccisi non aveva alcuna responsabilità politica diretta ma semplicemente viveva la propria vocazione nella preghiera e nel servizio ai poveri. La loro uccisione fu motivata esclusivamente dall'odio alla fede, come riconosciuto dalla Chiesa nel processo di beatificazione. Il carisma francescano nel martirio I tre beati appartenevano all'Ordine dei Frati Minori, fondato da san Francesco d'Assisi all'inizio del Duecento. Il carisma francescano ha sempre avuto nel martirio una delle sue espressioni più alte, pensiamo ai protomartiri francescani in Marocco nel 1220 o a san Pietro da Verona nel Duecento. La spiritualità francescana, con la sua insistenza sulla sequela radicale di Cristo povero e crocifisso, prepara i religiosi ad affrontare anche la prova suprema del martirio. La povertà francescana non è solo rinuncia ai beni materiali ma disponibilità totale a perdere tutto, persino la vita, per amore di Cristo.
Il culto attuale La memoria liturgica dei tre beati è celebrata il 16 settembre, data che li ricorda insieme ad altri martiri francescani della guerra civile spagnola. Nelle comunità francescane spagnole e nei luoghi legati alla loro memoria, la loro intercessione è invocata con particolare devozione. Le loro reliquie sono conservate in chiese e conventi francescani, oggetto di venerazione da parte dei fedeli che cercano nella loro intercessione aiuto nelle difficoltà. Il loro esempio è proposto soprattutto ai giovani francescani come testimonianza di fedeltà radicale al carisma dell'ordine.
Curiosità - I tre beati condividevano lo stesso ordine religioso e lo stesso martirio ma probabilmente anche legami familiari o di parentela, dato che due di loro portavano lo stesso cognome Ferrer. - Durante la guerra civile, molti religiosi francescani nascosero gli oggetti sacri più preziosi prima di essere arrestati, per evitare che fossero profanati. Non sappiamo se i tre beati ebbero il tempo di compiere questo gesto. - La loro beatificazione è avvenuta in gruppo insieme ad altri martiri, secondo la prassi della Chiesa per questi casi di martirio collettivo.
Cronologia - Fine XIX secolo/inizio XX secolo: Nascita di Salvatore Ferrer Cardet, Emanuele Ferrer Jordá e Paolo Martínez - Anni '20: Ingresso nell'Ordine dei Frati Minori e assunzione dei nomi religiosi di Laureano, Benedetto e Bernardino - Dopo la professione religiosa: Ministero nelle comunità francescane spagnole - Luglio 1936: Scoppio della guerra civile spagnola - Estate 1936: Arresto e martirio dei tre religiosi - Seconda metà del XX secolo: Istruzione della causa di beatificazione - 11 marzo 2001: Beatificazione e inserimento nel Martyrologium Romanum - 16 settembre: Memoria liturgica annuale.
Autore: Enrico Quiri
|