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Elisabetta di Borbone Martire

Testimoni

Versailles, 3 maggio 1764 - Parigi, 10 maggio 1794

Elisabeth Philippine Marie-Helene de Bourbon (1764-1794), principessa reale di Francia, fu la sorella minore di Luigi XVI. La primogenita era la venerabile Maria Clotilde che sposò il re di Sardegna Carlo Emanuele IV di Savoia. Molto legata al fratello ed a sua cognata Maria Antonietta, fu infatti con loro durante la fuga a Varennes ed allo scoppio della Rivoluzione restò sempre al loro fianco sino alla fine. Venne ghigliottinata il 10 maggio 1794.



Elisabetta Filippina Maria Elena di Francia, comunemente chiamata Madame Elisabetta, nacque a Versailles il 3 maggio 1764 e morì a Parigi il 10 maggio 1794 sotto la cieca lama della ghigliottina rivoluzionaria. Vittima dei suoi natali (sorella minore di Re Luigi XVI; figlia di Luigi Delfino di Francia e Maria Giuseppina di Sassonia), fu accompagnata per tutta la vita da un’indole affettuosa e benevola, manifestata dalla profonda religiosità e dall’attaccamento ai familiari. Prova di questo legame il rifiuto di tutte le proposte di matrimonio pur di non separarsi dal fratello maggiore. Solo luttuosi eventi divisero Elisabetta dalla sua famiglia, famiglia che seguì fino alle fine dei suoi giorni pur potendo fuggire con l’altro fratello il Conte d’Artois quando la situazione per i reali si fece critica e pericolosa. Venne infatti rinchiusa assieme ai familiari nel Palazzo delle Tuileries, li accompagnò nella fuga mancata del 20 giugno 1791 ed assistette alla sospensione del Re da parte dell’Assemblea Legislativa. Con l’esecuzione di Luigi XVI del 21 gennaio 1793 rimase sola nel Tempio con la Regina Maria Antonietta e sua nipote Maria Teresa Carlotta; e proprio ad Elisabetta la Regina scrisse l’ultima sua lettera, datata 16 ottobre 1793, giorno della sua esecuzione. Lettera che Elisabetta non ricevette mai, dato che solo sul patibolo fu informata della morte della cognata. Che anche per l’amabile Principessa si profilasse la stessa sorte di rabbia e sangue fu chiaro quando, il 9 maggio 1794, venne trasferita alla Conciergerie (soprannominata esplicativamente “l’anticamera della ghigliottina” per la sommarietà dei processi “a sentenza unica” che erano ivi tenuti dal Tribunale Rivoluzionario). Ciò che suscitò ancor di più la compassione del popolo verso di lei fu il volerla oltraggiare con la falsa accusa (in aggiunta alle consuete imputazioni di fedeltà alla corona e resistenza contro la rivoluzione) di molestie al nipote il Delfino, accusa estorta al bambino dai ferri della tortura. Lo sdegno popolare per tale artificiosa falsità non mutò la sentenza già scritta, ed il giorno dopo, il 10 maggio, Elisabetta affrontò la ghigliottina non mancando nemmeno in quell’occasione di benedire le persone che le stavano accanto. Mentre si chinò per esporre il collo alla pesante lama sentì cadere lo scialle che le copriva le spalle, e la sua pudicizia le intimò di chiedere immediatamente al boia: "Per amor del Cielo, signore, mi copra!". Si narra che nell’istante in cui la sua testa cadde i presenti sentirono un delizioso profumo di rose e di gigli invadere la piazza.
Uccisa per l’appartenenza alla parte sociale in quel contesto storico considerata da sopprimere dalla volubile visione popolare, lascia dietro di sé una esemplare vita privata costellata da benevolenza, devozione familiare e fede cattolica.
L’ammirazione suscitata dalla sua condotta viene ricordata in varie pubblicazioni in lingua francese; Antonia Fraser le dedica un vasto approfondimento nella sua biografia su Maria Antonietta; così come Deborah Cadbury in quella su Luigi XVII.
"Accogli, Signore, la causa del giusto, sii attento al mio grido. Porgi l’orecchio alla mia preghiera: sulle mie labbra non c’è inganno. Venga da te la mia sentenza, i tuoi occhi vedano la giustizia. Saggia il mio cuore, scrutalo nella notte, provami al fuoco, non troverai malizia". [Salmo 17 (16) – Supplica del giusto falsamente accusato]


Autore:
Emiliano Rolla




Spunti bibliografici a cura di LibreriadelSanto.it

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Aggiunto il 2009-04-13
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