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Ham sur Heure, Belgio, 1585 - Nagasaki, Giappone, 10 settembre 1622
Nato in Belgio nella seconda metà del XVI secolo, abbandonò giovanissimo una tranquilla esistenza da artigiano sarto per rispondere a una radicale e irrevocabile chiamata missionaria. La sua vita, segnata da una profonda devozione mariana fin dalla prima infanzia, lo condusse attraverso un lungo viaggio che toccò l'Europa, il Messico e le Filippine, prima di raggiungere le agognate coste del Giappone. Qui, operando in condizioni di estrema clandestinità e costante pericolo, si dedicò con totale abnegazione al sostegno spirituale dei cristiani locali, rifiutando con fermezza di abbandonare il suo gregge nonostante i ripetuti e lucidi avvertimenti sul pericolo imminente che correva. Arrestato proprio mentre amministrava il sacramento della Riconciliazione, subì un'umiliante e dura prigionia tra le carceri di Nagasaki e Omura. Il 10 settembre 1622, dopo una notte trascorsa in una gabbia di legno sotto una pioggia torrenziale, fu arso vivo a fuoco lento insieme ad altri ventuno compagni di fede. Beatificato da Papa Pio IX nel 1867 come parte del folto gruppo dei 205 Martiri del Giappone.
Etimologia: Dal germanico Ricohard, composto da ric (potente, sovrano) e hard (forte, coraggioso).
Emblema: Abito francescano, palma del martirio, fiamme o palo del rogo, crocifisso.
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Riccardo nacque nel 1585 a Ham-sur-Heure, nell'attuale Belgio. La tradizione agiografica riporta che, ancora bambino, sopravvisse a un grave attacco da parte di un lupo. Attribuendo la propria salvezza all'intercessione della madre della Vergine Maria, decise di aggiungere al proprio nome quello di Sant'Anna, in segno di perenne gratitudine. Cresciuto, si trasferì a Bruxelles per apprendere il mestiere di sarto. Tuttavia, a diciannove anni, la tragica e improvvisa morte di un suo coetaneo provocò in lui una profonda crisi esistenziale e religiosa, spingendolo a cercare un senso più alto alla propria vita. Nel 1604 entrò nel convento dei Frati Minori Francescani di Nivelles, dove emise la professione religiosa il 22 aprile 1605.
La missione in Estremo Oriente Dotato di buone capacità organizzative, maturate anche grazie alla sua precedente esperienza lavorativa, i superiori gli affidarono inizialmente compiti amministrativi, inviandolo a Roma per il disbrigo di alcune pratiche. Fu proprio nella città eterna che incontrò un gruppo di religiosi in partenza per evangelizzare il Giappone. Colpito dal loro zelo, Riccardo chiese e ottenne di unirsi alla spedizione. Il viaggio fu lungo e arduo: la prima tappa fu il Messico, seguito dalle Filippine nel 1611. A Manila rimase per due anni, dedicandosi allo studio della filosofia e della teologia, al termine dei quali fu ordinato sacerdote.
Il ministero in Giappone e l'arresto Giunto in Giappone, si rese subito conto dell'ostilità del clima politico. Le persecuzioni contro i cristiani erano già iniziate, costringendolo a un temporaneo rientro a Manila. Due anni dopo, fece ritorno nell'arcipelago giapponese, questa volta assumendo le vesti di mercante per eludere i controlli delle autorità. Operò nel più stretto segreto, prodigandosi per sostenere i cristiani locali costretti a vivere la propria fede nella clandestinità. Avvertito da un frate domenicano che la sua identità era stata scoperta e che la sua vita era in grave pericolo, Riccardo rifiutò di fuggire, scegliendo di rimanere accanto ai suoi fedeli. Fu arrestato proprio mentre era intento ad amministrare il sacramento della Confessione.
La prigionia e il martirio Rinchiuso prima nelle carceri di Nagasaki e poi in quelle di Omura, condivise la detenzione con altri cristiani, trovando conforto nella preghiera comune. Nel settembre 1622 fu trasferito nuovamente a Nagasaki. Incatenato come un criminale comune, trascorse l'ultima notte in una gabbia di legno, esposto a una pioggia torrenziale, insieme ad altri compagni di martirio. La mattina del 10 settembre 1622, fu condotto sul luogo dell'esecuzione. Legato a un palo, fu arso a fuoco lento insieme ad altri ventuno cristiani, mentre altri trenta venivano decapitati nello stesso contesto del Grande Martirio di Nagasaki.
Il culto e i 205 Martiri del Giappone La causa di beatificazione dei martiri giapponesi fu promossa nei secoli successivi, culminando nel riconoscimento formale da parte di Papa Pio IX. Il 7 luglio 1867, il Pontefice beatificò Riccardo di Sant'Anna insieme ad altri 204 compagni, in un'unica solenne celebrazione che volle onorare la straordinaria fioritura di santità nel Giappone del XVII secolo. La sua memoria liturgica è fissata al 10 settembre, giorno del suo transito.
Curiosità Una tradizione devozionale, diffusa in alcuni ambienti francescani, lega il Beato Riccardo alla pratica delle tre Ave Maria. Si narra che, in gioventù, fosse stato esortato a recitare quotidianamente tre Ave Maria per ottenere la grazia di una morte santa e preservarsi dal peccato mortale, pratica che avrebbe mantenuto con fedeltà per tutta la vita, fino al momento del supremo sacrificio.
Cronologia - 1585: Nascita a Ham-sur-Heure, Belgio. - 1604: Ingresso nell'Ordine dei Frati Minori a Nivelles. - 22 aprile 1605: Professione religiosa. - 1611: Arrivo nelle Filippine e inizio degli studi teologici. - 1618 circa: Primo arrivo in Giappone e successivo rientro a Manila per le persecuzioni. - 1620 circa: Ritorno clandestino in Giappone come mercante. - 1622: Arresto mentre confessava e prigionia a Nagasaki e Omura. - 10 settembre 1622: Martirio per ignizione a Nagasaki. - 7 luglio 1867: Beatificazione da parte di Papa Pio IX. Autore: Enrico Quiri
Il futuro martire del Giappone Riccardo di S. Anna era scampato ad una morte violenta quand’era bambino. Grazie all’intercessione della madre della Vergine Maria era sopravissuto alle gravi ferite causate da un lupo e proprio in segno di ringraziamento aggiunse al suo nome quello della santa. Era nato in Belgio, ad Ham sur Heure, nel 1585 ma, giovanissimo, si trasferì a Bruxelles per apprendere la professione di sarto. A diciannove anni ebbe una grave crisi religiosa dovuta alla tragica morte di un coetaneo e decise di entrare tra i Minori francescani di Nivelles. Riccardo fece la professione il 22 aprile 1605. Il giovane frate aveva già alle spalle l’esperienza di un’attività professionale e, ritenuto abile negli affari, fu mandato dai superiori a Roma per il disbrigo di alcune pratiche. Nella città eterna invece incontrò un gruppo di religiosi che si apprestavano a partire per evangelizzare il Giappone. Frate Riccardo aderì al progetto pieno di entusiasmo. Il viaggio verso l’estremo oriente fu lungo e faticoso. La prima meta fu il Messico, poi le Filippine (1611) dove si fermò due anni per perfezionare gli studi di filosofia e teologia e poter essere ordinato sacerdote. Giunse quindi finalmente in Giappone ma purtroppo, nel paese, il clima verso i missionari era molto ostile e il frate fu costretto a tornare a Manila. Due anni dopo si recò nuovamente nel paese “del sol levante”, spacciandosi per mercante. Esercitò il suo ministero tra molti pericoli, prodigandosi per i cristiani che erano costretti a vivere la propria fede nella clandestinità. Avvertito da un frate domenicano che la sua attività era ormai a conoscenza delle autorità e che correva un serio pericolo di vita, Riccardo non volle fuggire e rimase tra i suoi fedeli. Fu arrestato proprio mentre confessava. Rinchiuso nelle carceri di Nagasaki e poi in quelle di Omura, condivise la prigionia con alcuni cristiani ed ebbe, almeno, il conforto di condividere con essi alcuni momenti di preghiera. Trasferito nuovamente a Nagasaki (settembre 1622), con alcuni compagni, incatenato come una bestia, passò la notte precedente al martirio in una gabbia, sotto una pioggia torrenziale. Il mattino seguente, legato ad un palo, fu arso a fuoco lento insieme ad altri ventuno compagni. Altri trenta vennero invece decapitati. I Martiri del Giappone furono beatificati da Papa Pio IX nel 1867. Riccardo di Sant’Anna è commemorato nel giorno della sua morte avvenuta il 10 settembre 1622.
Autore: Daniele Bolognini
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