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Servo di Dio Emilio Recchia Sacerdote

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Verona, 19 febbraio 1888 – 27 giugno 1969


Nato a Verona il 19 febbraio 1888, entrato nella Congregazione degli Stimmatini all'età di 15 anni, sacerdote nel 1911, dopo varie esperienze pastorali fu inviato nella parrocchia di S. Croce a Via Flaminia (Roma). Durante la prima guerra mondiale partecipò come cappellano e fece l'esperienza della prigionia. Le truppe italiane si trovavano, in quel pomeriggio del 30 ottobre 1917, verso le 15,30 sulla strada di San Daniele del Friuli. Lì le truppe austriache sferrarono un pesante attacco contro i soldati italiani, in mezzo ai quali si trovava anche il nostro sacerdote. Fu dato l'ordine urgente e perentorio di ritirarsi per sfuggire all'attacco nemico. Ma parecchi soldati cercavano di resistere eroicamente e perciò molti furono i caduti ed i feriti falciati dalle pallottole. Don Emilio aveva già raggiunto una buona distanza dalla zona pericolosa e si fermò immediatamente. Gli giungevano le urla di soccorso ed i lamenti dei suoi compagni che giacevano a terra. Incurante di quello che avrebbe potuto accadergli, ritornò sui suoi passi e cominciò a confortare i morenti con i sacramenti della Chiesa e ad aiutare i commilitoni, tamponando come poteva le ferite. Intanto continuava fitta la grandine della morte. Lui, per nulla impaurito e come se nulla stesse accadendo, proseguiva il suo santo ministero. Gli austriaci circondarono i pochi superstiti e Don Emilio con loro. Con secchi ordini li incolonnarono con le mani dietro la nuca e li fecero camminare per decine di chilometri verso nord, fino a Judajusna. Di lì, ammassati in carri ferroviari, furono trasportati alla Fortezza di Rastatt. Poi Don Emilio continuò il viaggio fino a giungere al Campo Ufficiali di Schwarmstedt dove, prigioniero, continuò l'opera di cappellano fino al 3 gennaio 1919.
Si affidò alla Madonna durante la seconda guerra mondiale che impedì che le bombe negli anni di fuoco (1943-1944) colpissero la sua Parrocchia. Viceparroco per 8 anni e quindi parroco per 32, rivelò l'eroismo della sua carità sacerdotale mettendosi a totale disposizione dei fratelli a lui affidati.
Nell'estate del 1960 Roma ospitò i giochi Olimpici e per gli atleti furono costruite varie opere e strutture nel campo Parioli. Non si pensò ad erigere nessuna chiesa o luogo di culto preferendo nominare la Chiesa di Santa Croce al Flaminio come 'Parrocchia ordinaria degli Olimpionici'. I parroci viciniori scherzano dettero a Don Emilio il titolo di Parroco 'Olimpico'. Ma c'era poco da scherzare: bisogna in tutta fretta organizzare per bene ed a puntino, come lui desiderava da sempre, il servizio religioso agli atleti di tutto il mondo. Innanzitutto radunò quei confratelli poliglotti per elargire il sacramento della confessione. Poi fede stampare dei volantini in più lingue per aiutare gli ospiti nelle preghiere e nella preparazione ai sacramenti. e curò particolarmente la celebrazione della Santa Messa festiva che per tre domeniche consecutive (28 Agosto, 4 e 11 settembre) videro la chiesa piena di inglesi, spagnoli, tedeschi...!
C'era intanto un sacerdote, che senza mai aver visto Don Emilio, misteriosamente sapeva già tutto di lui: Padre Pio da Pietralcina. Talvolta qualche fedele di Santa Croce si recava a confessarsi o a chiedere consigli dal Santo Frate e si sentiva rispondere in modo quasi burbero: 'Ma perché non andate dal vostro Don Emilio?'. Il Parroco faceva recapitare a Padre Pio queste righe: 'Preghi perché faccia una buona morte e mi dia la sua benedizione!' A 73 anni egli comprendeva che la sua missione stava arrivando sulla linea del traguardo. Chiuse la sua laboriosa giornata terrena il 27 giugno 1969. Morì circa 9 mesi dopo Padre Pio da Pietralcina (23 settembre 1968). Anche per Don Emilio è aperto il processo di beatificazione ma manca solo il miracolo. Presto con le preghiere dei Parrocchiani e di coloro che l'anno conosciuto dopo la morte raggiungerà il traguardo tanto meritato.


Autore:
P. Romolo Bertoni – P. Luigi Malamocco

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Aggiunto/modificato il 2007-08-06

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