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> Home > Sezione I santi che iniziano con la lettera C > Beata Chiara (Sancia di Maiorca) Condividi su Facebook

Beata Chiara (Sancia di Maiorca) Regina di Sicilia, clarissa

Festa: 28 luglio

Montpellier, Regno di Maiorca, 1285/1286 - Napoli, 28 luglio 1345

Sancia di Maiorca sposò, nel giugno 1304, Roberto d’Angiò, vedovo di Iolanda d’Aragona, il quale il 5 maggio 1309, alla morte del padre Carlo II, ereditò la corona di Sicilia. La pia regina edificò a Napoli il convento di S. Chiara con l’annessa splendida chiesa dove il marito, morto il 19 gennaio 1343, ebbe sepoltura e dove ella ricevette l’abito religioso, abbandonando la condizione regale e assumendo il nome di Chiara. Morì in concetto di santità nel 1345 e fu sepolta presso l’altare maggiore. Chiara, pur non godendo di un culto pubblico riconosciuto dalla Chiesa, è considerata beata dai Francescani e ricordata il 28 luglio nel martirologio dell’Ordine.

Etimologia: Chiara: dal latino clarus, luminosa, illustre, splendente.

Emblema: Corona deposta ai piedi, abito di clarissa, chiesa di Santa Chiara, crocifisso, giglio.


Sancia nacque nella famiglia reale di Maiorca, figlia del re Giacomo II e di Esclarmonda di Foix. Crebbe in un ambiente profondamente influenzato dalla spiritualità francescana e dalla cultura della Corona d'Aragona. L'educazione ricevuta contribuì a formare una personalità incline alla preghiera, alla sobrietà e alle opere di misericordia.
Nel giugno 1304 sposò Roberto d'Angiò, erede del Regno di Sicilia con capitale Napoli. Il matrimonio consolidò l'alleanza tra la dinastia angioina e quella maiorchina. Alla morte di Carlo II d'Angiò, nel 1309, Roberto salì al trono e Sancia divenne regina.

Una regina animata dalla spiritualità francescana
Pur vivendo a corte, Sancia adottò uno stile di vita sorprendentemente austero. Frequentava religiosi, promuoveva la meditazione, la preghiera e l'assistenza ai poveri, mostrando una crescente attrazione verso l'ideale evangelico di san Francesco e di santa Chiara.
Le fonti ricordano come già negli anni Dieci del Trecento desiderasse ritirarsi in monastero. Papa Giovanni XXII la dissuase dal rinunciare prematuramente alla vita matrimoniale e ai doveri della corona, ma le concesse particolari privilegi spirituali che le permisero di vivere una disciplina quasi monastica pur restando regina.

La fondazione di Santa Chiara
L'opera più celebre della regina fu la fondazione del monastero e della basilica di Santa Chiara a Napoli, avviata intorno al 1310. Il complesso fu affidato alle Clarisse e ai Frati Minori e divenne uno dei maggiori centri del francescanesimo europeo.
La fondazione rispondeva a un duplice obiettivo: creare un luogo di intensa vita religiosa e offrire alla dinastia angioina una prestigiosa necropoli. Ancora oggi Santa Chiara rappresenta uno dei monumenti più importanti della Napoli medievale.

Carità e governo
L'azione della regina non si limitò ai monasteri. Promosse opere assistenziali, sostenne case per donne penitenti, aiutò ospedali e favorì numerose iniziative benefiche.
Insieme a Roberto sostenne anche la presenza stabile dei Francescani in Terra Santa. Nel 1342 Clemente VI riconobbe ufficialmente il patronato angioino sui Luoghi Santi, risultato ottenuto grazie anche all'impegno diplomatico e finanziario della coppia reale.

La vedovanza e la scelta definitiva
Alla morte di Roberto, nel gennaio 1343, il testamento del sovrano le affidò un ruolo centrale nella reggenza del regno durante la minore età di Giovanna I.
Dopo circa un anno, ritenendo conclusa la propria missione politica, rinunciò anche a tale incarico. Il 21 gennaio 1344 entrò nel monastero di Santa Croce di Napoli ricevendo l'abito delle Clarisse dal ministro generale dei Frati Minori Fortanerio Vassallo e assumendo il nome di suor Chiara.

Gli ultimi mesi
La tradizione concorda nel descriverla completamente trasformata. Chiese di essere chiamata semplicemente suor Chiara, rinunciò a qualsiasi privilegio regale, indossò gli abiti più poveri della comunità e prestò servizio nell'infermeria del monastero.
Morì il 28 luglio 1345. L'epitaffio la ricordava soprattutto come esempio di umiltà.

Culto
Pochi anni dopo la morte il corpo fu traslato solennemente. Le cronache riferiscono che sarebbe stato ritrovato incorrotto e privo di cattivo odore, elemento interpretato dai contemporanei come segno della sua santità. La regina Giovanna I chiese a papa Clemente VI l'avvio della causa di canonizzazione, che tuttavia non ebbe esito.
Sancia non è mai stata ufficialmente beatificata dalla Santa Sede. Tuttavia l'Ordine Francescano ne ha conservato il ricordo liturgico come Beata Chiara, celebrandone la memoria il 28 luglio nel proprio martirologio. È quindi una figura di culto particolare, riconosciuta nella tradizione francescana ma priva di una canonizzazione formale.


Autore:
Giampietro Cattini

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Aggiunto/modificato il 2026-07-22

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