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Venerabile Daniela Zanetta Giovane focolarina

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Maggiora, Novara, 15 dicembre 1962 - 14 aprile 1986


Daniela Zanetta nasce il 15 dicembre 1962 a Maggiora (NO).
Fin dalla nascita deve convivere con una rarissima malattia, epidermolisi bollosa distrofica: una malforamazione ereditaria dell'epidermide che provoca in tutto il corpo bolle e lacerazioni alla pelle.
Le speranze di guarigione vengono subito escluse dai medici e l’unica cura consiste nel sottoporsi giornalmente a tre ore di delicate e dolorose medicazioni.
Nononstante la gravità della malattia Daniela, con l'aiuto e l’amore dei genitori, Lucia e Carlo, e dei fratelli minori, Fabrizio ed Emanuele, cresce insieme alle sue coetanee, frequenta con ottimi risultati le scuole, lasciando negli insegnanti un ricordo indelebile e conseguendo il diploma magistrale.
Fin dai primi anni manifesta una spiccata attenzione verso gli altri bambini malati che incontra negli ospedeli dove passa lunghi periodi di cura. Ogni qual volta riceve dei doni dice: “mamma porta qualcosa anche per gli altri”, sembrando non considerare la sua malattia ma preoccuparsi esclusivamente di quella altrui.
Nel 1973 incontra la spiritualità del Movimento dei Focolari di Chiara Lubich.
Questo incontro la rinforza nell'affrontare la sua malattia, in particolare vivendo le parole del Vangelo “Dove due o più sono uniti nel mio nome, li sono io presente in mezzo a voi” (MT 18,20): La certezza della presenza di Gesù, frutto dell'unità, le dà la forza per amarLo.
In parrocchia è fra i leader del gruppo giovanile, di cui è segretaria. Come catechista si prende a cuore la preparazione alla prima comunione dei suoi piccoli alunni, che nutrono per lei una speciale predilezione.
Segue gli avvenimenti nel mondo e prova una profonda tristezza quando viene a conoscenza di guerre o di episodi che attentano alla vita umana. Nel novembre del 1984 viene pubblicata su Famiglia Cristiana una sua accorata lettera che, in risposta ad un convegno di medici a favore dell'eutanasia, testimonia con il suo esempio il valore sacro della vita, da difendere a tutti i costi.
Il 26 ottobre del 1983 inizia il suo diario, oggi diventato per molti fruttuoso testo di meditazione: su un piccolo quaderno a quadretti scrive quotidianamente una lettera a Gesù. Gli racconta gioie e dolori, successi e sconfitte nella sua strada verso la santità.
Ad Arona nel novembre del 1984, incontra il Papa, Giovanni Paolo II: da lui riceve la comunione un caloroso abbraccio. Scrive di quell'incontro:
“E' come se Dio mi confermasse e mi spronasse a dare la mia offerta per la Chiesa, come se mi chiamasse a far parte integrante della sua Sposa”.
Pur crescendo pienamente consapevole dei suoi limiti fisici non perde occasione per giocare e stare con gli altri. Alle scuole elementari supera l'iniziale diffidenza del preside e degli insegnanti avvicinando per prima le sue compagne che imparano presto ad amarla.
Spesso, a causa di una forte anemia, è costretta ad improvvisi ricoveri in ospedale e trasfusioni di sangue, ma non cede mai alle tentazione di usare la malattia come scudo, in particolar modo a scuola dove, per essere alla pari delle sue compagne, rifiuta le agevolazioni che gli insegnanti vorrebbero accordarle.
A sostenere Daniela è la fede nell'amore di Dio a cui affida tutto nella preghiera.
“Mi dà la possibilità di riuscire ad offrire il dolore, la croce, quella che può essere la difficoltà di ogni giorno… questa fede in Dio mi permette di sfruttare il dolore come una grazia, come un dono Suo che mi consente di amarLo in modo particolare.”
“Io vorrei urlare a tutti che la vita di ogni creatura è sacra e bella… Ho una malattia della pelle , che mi procura piaghe in tutto il corpo, ho perso i capelli, le unghie di mani e piedi, le mie dita sono chiuse a pugno, ho dovuto farmi estrarre tutti i denti e da sei mesi mi sottopongo, quattro volte al giorno a dialisi peritoneale. .…Non è semplice trascorrere ventidue anni sulla croce, ma credo in Dio, lo amo intensamente e lo ringrazio per avermi donato la vita, perché ogni giorno che mi regala é un'occasione in più che ho per amarLo e servirLo.”
(dalla lettera di Daniela Zanetta pubblicata su “Famiglia Cristiana” nel novembre del 1984)
Dopo l'ultimo intervento è costretta a restare definitivamente in casa. Non più distratta dalle cose esteriori, può dedicarsi completamente a Dio e alla preghiera.
Stila anche un elenco per non dimenticare nessuno di coloro che le hanno chiesto una preghiera particolare o personale.
Scrive spesso articoli per il bollettino parrocchiale, riflessioni o invocazioni in occasione delle varie festività.
Ricordando le parole di san Paolo “completo nella mia carne le sofferenze di Cristo”, scrive:
“Tu, Padre, mi hai affidato questo compito, questa croce, un sigillo impresso nella mia carne fin dal mio primo vagito, come se Tu volessi essere sicuro di non smarrirmi […]. Non sempre ho gradito questa tua attenzione nei miei riguardi; quante volte ho desiderato mescolarmi con la folla, essere una fra tante; ma Tu, vigile, mi richiamavi a Te, geloso, mi volevi. Io non capivo il Tuo amore perché per me significava dolore, per me erano ore di medicazione, tante rinunce, tanta amarezza; non comprendevo, non volevo. Poi tra le lacrime ti ho detto si! Ti ho ricevuto per la prima volta nel cuore, Ti ho parlato: no, sei stato Tu a parlare e da quel momento Ti ho offerto il mio corpo malato, piagato, sfigurato. Ora sono tua e nonostante le cadute, le sbandate, non mi mischierò più alla folla, ma rimarrò ferma al centro del tuo amore.”
Daniela si aggrava ulteriormente a partire dal febbraio del 1986. Molte persone vanno a trovarla e la sua stanzetta diventa un luogo di incontro dove si instaura un rapporto autentico e soprannaturale: è una ragazza che trasforma la malattia in un dono per gli altri convertendo il dolore in amore, fino a specchiarsi nella figura di Gesù sulla croce. Scrive: “Nel dolore avviene quell'unione particolare tra terra e cielo in cui l'uomo partecipa al patire di Cristo e con Lui compie la redenzione dell'umanità”
Ricoverata in ospedale viene fatta ritornare a casa per trascorrere gli ultimi giorni di vita, mentre i medici, conquistati dalla sua serenità, continuano ad assisterla in casa alternandosi gratuitamente tutti i giorni.
Ama la vita e lo testimonia ancora accettando con coraggio l'uso della succlavia, ulteriore dolorosa invasione sul suo provatissimo fisico, dicendo al papà: “Io devo fare tutta la mia parte per non lasciarmi morire, fino all'ultimo giorno”.
Il 10 aprile, con semplicità disarmante dispone come distribuire i suoi risparmi per i più poveri.
Domenica 13 aprile, ricevuta l'eucarestia, prima di entrare in coma dice con flebile voce “Grazie, grazie di tutto”.
Si risveglia per un istante la sera successiva, sorride e parte con una gioia grandissima sul volto. Vola in cielo alle 20.10 del 14 aprile 1986.
Una folla variegata di giovani, adulti e bambini accorre a salutarla al funerale. Per tutti l'impressione è di partecipare ad una festa.
Oggi Daniela resta viva in molte persone e continua a farsi conoscere attraverso le parole del suo diario. Non smette di essere vicina a quanti l'hanno amata e attraverso la sua testimonianza sostiene quanti si avvicinano al dolore ed alla malattia. Un esempio di fede all'amore di Dio, un inno alla vita.
Il 17 ottobre 2004 il Vescovo di Novara Mons. Renato Corti dà inizio al processo diocesano di beatificazione della serva di Dio Daniela Zanetta. Papa Francesco ha riconosciuto le sue virtù eroiche il 23 febbraio 2017, dichiarandola Venerabile.


PREGHIERA PER LA BEATIFICAZIONE:
Caro Gesù,
ci rivolgiamo a Te con quella semplice e limpida confidenza
con la quale Daniela Zanetta apriva ogni pagina del suo diario.
Tu ci hai fatto dono di questa sorella straordinaria,
che ha percorso la sua esistenza accogliendo il segno
della tua misteriosa vocazione al sacrificio per amore.
L’hai chiamata più vicina alla tua croce come agnello ferito
e offerto con risposta d’amore.
Ci hai dato un’appassionata testimone del valore della vita umana
che ha saputo difendere e proclamare con vigore coraggioso.
Le hai consegnato l’anello della tua passione,
hai fatto della sua esistenza un modello alto di una vita spesa intensamente.
Signore Gesù noi affidiamo a Te
per le mani premurose di Maria la causa di Daniela.
Con umile confidenza esprimiamo la richiesta che questa nostra sorella
possa essere additata come modello di santità
per i giovani, le famiglie e tutte le vocazioni cristiane,
in particolare per gli ammalati e i sofferenti
e chiediamo la grazia della sua beatificazione.
Amen.
Per intercessione di Daniela Zanetta ti domandiamo una grazia particolare.
Pater - Ave - Gloria

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Aggiunto il 2007-08-14

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