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Servo di Dio Ettore Vernazza Laico, fondatore

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Genova, 1470 circa – giugno 1524


«Ettore Vernazza è una delle figure della riforma cattolica diversa dalla controriforma, cioè del movimento di riforma della Chiesa che aveva preso figura prima del protestantesimo e quindi respira un’aria di libertà e di iniziativa spirituale che è difficile trovare negli ordini religiosi di sacerdoti, che segnano il volto della controriforma e che hanno per modello la Compagnia di Gesù, in cui il tema è quello della salvezza nella Chiesa dall’eresia e non quello, preprotestante, della vita cristiana nella cristianità».
Con tali parole Gianni Baget Bozzo, presenta l’opera del Massobrio, che si rivela sin dalle prime pagine un vasto e colorato affresco su un periodo ed un Paese — l’Italia fra Quattrocento e Cinquecento — in cui compaiono tanti personaggi, ciascuno intento al suo lavoro, spirituale o materiale che sia: ritroviamo Papi, Principi, Dogi, ricchi mercanti e popolo minuto, monasteri e chiese, confraternite ed associazioni, il cui intento è l’opera di riforma della vita cristiana, con un ritorno alla semplicità evangelica ed un impegno concreto nelle opere di misericordia.
In questo variopinto scenario emerge la figura di Ettore Vernazza, nato a Genova probabilmente nel 1470, morto nel 1524, persona di grande rilievo nella storia della Chiesa e della società di quel tempo per le sue indubbie virtù, per le sue molteplici iniziative ed attività, il più delle volte coronate da grandi successi.
Ma chi é Ettore Vernazza? Un uomo in cui si ritrovano: una speciale vocazione mistico-spirituale (fu discepolo prediletto di Santa Caterina da Genova), una non comune profondità intellettuale che lo rese uno dei più apprezzati umanisti cristiani, infine, un uomo dotato di grande spirito pratico, capace di costituire e di organizzare istituti di assistenza e di beneficenza in tutta Italia per la soluzione di gravi problemi di salute pubblica.
Lo spirito di preghiera e la dedizione ai poveri, sono dunque due note caratteristiche della personalità del Vernazza, trasmessegli sicuramente anche da Caterina da Genova, specialmente negli anni in cui la Santa reggeva l’Ospedale cittadino di Pammatone. L’autore riesce a presentare i diversi aspetti della figura straordinaria del notaio genovese in una perfetta sintesi di rigore storico e di stile romanzesco.
Dicevamo che il libro appare quasi come un affresco di figure, luoghi e situazioni dell’Italia Quattro-Cinquecentesca. Solo qualche esempio. Di Leone X, in una storiografia di parte, si è sempre ricordato più volentieri, lo scisma luterano, consumatosi sotto il suo pontificato, ed il fasto della sua corte; volutamente non si è mai parlato del tentativo della riforma operato da Giulio Il con il V Concilio Lateranense (1512-1517), strenuamente continuato e sostenuto dallo stesso Leone X. Ed ancora, non sempre è stato dato opportuno rilievo all’opera di Ettore Vernazza in favore dell’Ospedale di San Giacomo degli incurabili a Roma, per il quale seppe anche coinvolgere Giampietro Carafa, il futuro Paolo IV, e Gaetano Thiene, fondatore con lui dei Chierici Regolari, più tardi conosciuti come Teatini. In questa opera invece l’Autore pone nel giusto rilievo l’attività del Vernazza come laico, accorto nella vita e negli affari, ma anche come l’uomo ricco di evangelica memoria. Rimasto vedovo a 39 anni, ed “abbandonato” dalle figlie che trovano rifugio in vari conventi, il Vernazza dà una svolta radicale alla sua vita e comincia a dedicarsi all’accoglienza ed all’assistenza dei poveri, dei malati e dei diseredati, imparando, alla scuola di Santa Caterina Fieschi Adorno, tra le mura dell’Ospedale di Pammatone, a vivere secondo il Vangelo, ad essere “apostolo degli incurabili”. Non solo dunque uomo capace negli affari, ma soprattutto intelligente nell’istituzione di ospedali per gli incurabili, dapprima a Genova, poi a Roma, infine a Napoli, dove è coadiuvato da un’altra grande e poco conosciuta figura della riforma cattolica, Lorenza Longo, fondatrice delle Clarisse Cappuccine.
Il Massobrio riesce a presentare il Vernazza nella sua giusta luce: un uomo saggio, intelligente, evangelicamente prudente, che prima di dare avvio a qualsiasi impresa si ferma a fare i conti, ponendo ogni opera al servizio della carità. Il Vernazza muore a Genova assistendo gli appestati, nel 1524. Il suo programma, di concreto umanesimo cristiano è quanto mai lontano da ogni “utopismo pseudoevangelico”; con la sua tenacia, con l’amicizia di potenti, con il suo intuito giuridico e finanziario, egli pose le basi di opere destinate a continuare anche dopo la sua morte. Da abile finanziere, aveva anche pensato di sostenere economicamente tutte le opere alle quali aveva dato inizio ed alle altre che in seguito fossero state fondate, attraverso un sistema di capitalizzazione dei suoi beni presso il Banco di San Giorgio a Genova: una parte doveva servire ad incrementare il capitale stesso, l’altra a sostenere finanziariamente le opere umanitarie.
Quello del Massobrio è dunque un volume da leggere e da diffondere: testo biografico ma anche resoconto storico su un’epoca ancora per molti versi poco conosciuta nella sua giusta valenza. Il libro può ben collocarsi in quel piano di rivisitazione storica del passato della Chiesa, finora considerato con tinte fosche di oscurantismo da una certa ideologia di parte, ma che finalmente viene riscoperto nella sua vera essenza che è quella di servire Cristo nei poveri e nei sofferenti, verso i quali la Chiesa ha sempre avuto e continua ad avere la sua principale attenzione.


Fonte:
www.confraterniteoggi.it

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Aggiunto il 2007-11-16
Letto da 602 persone

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