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Carlo di Camerana Diplomatico

Testimoni

San Michele di Costigliole, Asti, 27 luglio 1885 - 6 ottobre 1914


A mezza costa della collina di San Michele di Costigliole (Asti), passa strada Ville il cui nome deriva dalle ville dei signori del paese, costruite nell’Ottocento, quasi una dietro l’altra. Oggi, se ne sono aggiunte altre di nuovi signori.
A fianco della strada, sorge ancora oggi una torre inglobata in un vasto casolare di campagna: comunemente è detta casa Camerana, proprietà un tempo della nobile famiglia di questo nome, i cui avi riposano nel cimitero di Costigliole.

La vera nobiltà
Questo è quanto sapevamo, ma alla morte del nostro indimenticabile parroco, Don Renato Cellino (1910-1982), trovammo tra le sue carte un opuscolo che si rivelò al lettore subito di singolare interesse. Raccontava che da questa famiglia, il 27 luglio 1885, era nato Carlo Camerana, la cui foto alquanto sbiadita era ancora visibile sulla copertina.
Carlo, intelligente e buono, compì gli studi umanistici presso le migliori scuole di Torino – ci è stato riferito – presso gli Scolopi. Nella famiglia e nella scuola, incontrò Gesù, come l’Amico incomparabile e fece di Lui la Vita della sua vita.
Aveva 15 anni, quando all’inizio del secolo XX, Papa Leone XIII consacrò la Chiesa e il mondo al Sacratissimo Cuore di Gesù e lo indicò nell’enciclica Tametsi futura, come via, verità e vita, per il secolo ineunte. Soltanto lì, nel Cuore di Gesù c’è la sorgente della vita e dell’Amore che salva e a Lui devono rivolgersi gli uomini bisognosi di salvezza.
Davanti al Cuore di Gesù, Carlo quindicenne comprese che l’unica nobiltà, la nobiltà vera non era quella del sangue o della ricchezza, ma soltanto la santità, come piena configurazione al divino Redentore. Imparò che le imprese eroiche sono soltanto quelle a servizio di Dio, dei piccoli e dei poveri suoi prediletti, che l’unica “storia d’amore” degna di essere vissuta – ben al di là dei balli e del luccicore della “belle époque” – è quella che lega l’anima a Gesù, suo Dio.
Nell’ambiente dei nobili di Torino, Carlo apparve presto come un anticonformista: distinto, elegantissimo, il tratto gentile, nel suo sguardo brillava una luce che non era di questo mondo. Tutti i giorni, la lettura spirituale e la preghiera, cuore a cuore con Gesù, molto spesso la Comunione eucaristica. Sempre la vita intesa come “dono d’amore”, come offerta di adorazione a Dio, con Gesù, nella certezza che “a chi più ha più ricevuto, più sarà richiesto”.

Giovane in carriera
Carlo fu avviato alla carriera diplomatica. Laureatosi in legge, diventò segretario di Legazione a Istanbul. Da allora la sua vita si svolse tutta tra Torino, Roma, Istanbul e... Costigliole d’Asti. Al primo posto, sempre Gesù: da amare e da servire.Del “lavoro” interiore compiuto nella sua anima, Carlo lasciò traccia nelle lettere e negli appunti personali ritrovati dopo la sua morte: nella sua vita, appare lo stile dei principi santi del Medioevo – i cavalieri senza macchia e senza paura, i milites Christi – dei quali egli sembrò farsi emulo, per rassomigliare a Gesù stesso.
Mentre l’indifferenza religiosa e la ricerca del piacere erano diventati sistema di vita per molti, sotto l’influsso di positivismo, decadentismo e, diciamolo spertis verbis, del paganesimo, nei salotti, Carlo, rispecchiando la sua giovinezza pura, scriveva: “Gesù, io ti voglio tanto bene. Piuttosto morire che commettere un solo peccato. Tutto per Te, o Gesù, vivere per Te, morire con Te, Gesù”.
Gesù, dunque come piacere sommo, come gioia della vita: Gesù crocifisso ed eucaristico che è potenza e sapienza di Dio.

La grande nostalgia
In questo cammino di configurazione a Lui, la Madonna era la sua maestra: “A Gesù, per Maria, diritto e puro per sempre. Prega per noi, Vergine santa e immacolata, difendici dal demonio, affinché superiori sempre nella battaglia, veniamo in cielo a ricevere il premio”.
Ricco, brillante, giovane uomo del bel mondo dell’aristocrazia, era così libero dalle cose di questo mondo da avere nostalgia del Paradiso, già nella sua giovanissima età. Per questo, incredibile ma vero, teneva fisso il pensiero alla morte, non per intristirsi, o per fare della letteratura, come i romantici, ma per prepararsi al grande passo: “Nella mia vita, fin da fanciullo, mi sono preparato ogni anno a morire. Il Paradiso è così bello per meritarcelo che, se non fosse del distacco dai miei cari, io sono così felice di andarvi. Questo pensiero calma, consola... Gesù è così buono che perdona sino all’ultimo, ma occorre essergli fedeli, fedeli anche nelle piccole cose”.
Con uno stile così, non poteva essere privo della croce, almeno di quella di sentirsi un esule sulla terra, perché troppo diverso dalla terra: “Siamo rassegnati a soffrire – scriveva Carlo – e ringraziamo Dio di questa croce, perché godremo di più lassù. Anch’io gli chiedo di soffrire maggiormente: sono nelle sue mani per tutto quello che Egli vuole da me”.
Giovane e lieto, accettava la sofferenza per partecipare alla redenzione operata da Gesù Crocifisso: “Il Signore lascia spesso soffrire delle anime per salvarne delle altre che lo offendono molto”.
Guardando ogni giorno alla morte, o meglio, all’incontro definitivo con Dio, Carlo si affinava: “Siano i miei giorni vivificati dalla Grazia, nella pace e nella serenità di spirito, nel supremo proposito di purezza. Quando l’anima è in grazia di Dio e si lavora nel suo intimo, si gusta in anticipo le gioie del Paradiso”.

Una vita per la pace
A casa e nel suo prestigioso lavoro, egli era l’uomo della carità, dell’impegno civile secondo Gesù Cristo, del dono totale di se stesso. A Costigliole abbiamo conosciuto delle persone anziane, coetanei o più giovani di lui, che lo ricordavano ancora nella sua bella divisa da diplomatico, accostarsi a ricevere Gesù Eucaristico alla Messa solenne della domenica, alle ore undici, digiuno dalla mezzanotte, come allora era richiesto, dalle mani del parroco di allora, Don Pietro Cadario.
Il 6 ottobre 1914, mentre l’Europa era già in fiamme per la 1ª guerra mondiale, divampata il 28 luglio, il conte Carlo Camerana, colpito da malattia allora incurabile, a soli 29 anni andava incontro a Dio.
Aveva offerto la sua vita per la pace nel mondo, sull’esempio del santo Pontefice Pio X, da poco scomparso? Aveva affrettato, con il suo amore struggente, il suo incontro a Gesù, teneramente amato? Non sappiamo, ma è possibile.
Sul suo ricordino funebre, c’è un’immagine di Gesù che raccoglie un giglio, sotto cui sta scritto: “Gesù ha colto questo giglio nella sua freschezza per ornare le dimore del Cielo”.
Siamo contenti di averlo scoperto e di farlo conoscere, perché il giovane Carlo Camerana – il diplomatico incontro a Cristo – si iscrive nella serie dei Servi di Dio illustri d’inizio secolo XX, come Charles de Foucauld, Ernest Psichari, Giosuè Borsi, Guido Negri, Adolfo Ferrero... che illuminarono i decenni a venire fino a oggi. Testimone e seminatore della Verità, dell’amore e della sublime bellezza del Cattolicesimo.


Autore:
Paolo Risso

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Aggiunto/modificato il 2008-03-03

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