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Serva di Dio Tilde Manzotti

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Reggio Emilia, 28 maggio 1915 - Paterno di Pelago, Firenze, 3 ottobre 1939


Tilde Manzotti nasce a Reggio Emilia il 28 maggio 1915, primogenita di una numerosa famiglia di sentita religiosità. Fin da bambina manifesta una viva intelligenza ed una grande passione per lo studio, soprattutto per la letteratura. Ben presto, all’età di quindici anni, la sua vita è sconvolta dai primi sintomi della tubercolosi polmonare, una malattia crudele e che, allora, lasciava poche speranze. Più volte Tilde è costretta ad interrompere la vita familiare e gli studi, per allontanarsi e trascorrere lunghi periodi in vari sanatori. La lontananza dagli affetti, la solitudine e il dolore fisico la fanno maturare in fretta, e infatti Tilde si mostra più riflessiva delle ragazze sue coetanee. Nonostante le interruzioni Tilde prosegue gli studi ed arriva al diploma di maestra elementare (1932); si iscrive quindi al Magistero di Torino, ma di nuovo la malattia la costringe al ritiro. La speranza e la disperazione di guarire che si alternano, la sopportazione quotidiana del dolore fisico, mettono a dura prova la fede di Tilde, che subisce una crisi fra il 1936 e il ’37; non è escluso che alla crisi contribuiscano letture filosofiche estranee alla fede ed esperienze sentimentali non riuscite. Nel novembre del 1937 la famiglia Manzotti si trasferisce a Firenze e Tilde si iscrive nuovamente a Magistero e poi alla F.U.C.I., di cui è assistente ecclesiastico lo stimato Padre Reginaldo Santilli o.p.; in questo modo Tilde ha il primo contatto con l’Ordine Domenicano, che sarà determinante nella sua evoluzione spirituale e che la porterà, in una data non precisata, a diventare Terziaria Domenicana.
A causa di un ulteriore peggioramento di salute Tilde si trasferisce, nel giugno 1938, a Covigliaio, nell’Appennino tosco-emiliano, dove un convento di suore domenicane accoglie le persone bisognose di aria pura e fresca. Il clima di silenzio e di preghiera, il contatto quotidiano con le suore e, soprattutto, l’incontro con il giovanissimo frate domenicano Antonio Lupi offrono l’occasione per riavvicinarsi alla fede. In lunghe discussioni quotidiane Tilde espone i suoi dubbi al quasi coetaneo Fra’ Antonio; le risposte del religioso (non ancora sacerdote) acquietano il suo animo e soddisfano la sua sete di Verità. Rimossi gli ostacoli, l’anima di Tilde, forgiata dalla sofferenza, non trova più ostacoli per abbandonarsi con generosità nelle mani di Dio. Nel giro di pochi giorni Tilde ha come una seconda conversione, una conversione alla santità: decide con fermezza di intraprendere senza indugi la strada stretta che conduce alla santità. Il cammino, da un punto di vista temporale, sarà breve, perché morirà dopo circa quindici mesi, ma sarà un cammino qualitativamente intensissimo e percorso a grande velocità.
Possiamo seguire questo cammino grazie alle lettere e, soprattutto, al diario che Tilde ha scritto nell’ultimo periodo della sua vita. Il diario, tenuto con scadenza irregolare, è concepito (su consiglio di Fra’ Antonio) come un dialogo intimo e sincero con Gesù, un dialogo che non nasconde nulla, né i momenti più belli (per i quali fatica a trovare le parole), né le ribellioni che si affacciano alla sua anima. Due sono i temi ricorrenti, l’amore e il dolore: se la massima prova d’amore che Gesù ci ha donato è la croce, allora è solamente abbracciando la croce che si può ricambiare l’amore a Gesù Crocifisso. Il diario si caratterizza per la straordinaria intimità (pochi i paragoni) che Tilde mostra con Gesù e per l’eccezionale valore letterario; pur scrivendo di getto, senza ripensamenti, Tilde riusciva ad ottenere uno stile spontaneamente bello, una prosa ritmata che spesso si avvicina alla poesia. La prima edizione integrale del diario è recente: Tilde Manzotti, Diario spirituale, Firenze 2004, Nerbini. Le lettere che ci sono pervenute (non tutte, purtroppo), integrano il diario per le informazioni sulla vita di Tilde, quella quotidiana e quella spirituale; le lettere rimangono, a tutt’oggi, non pubblicate.
Dopo il cruciale soggiorno a Covigliaio, Tilde torna, nel mese d’agosto, a Firenze presso la famiglia; comunica ai genitori l’intenzione di diventare suora domenicana, ma essi rispondono negativamente e comunque la invitano ad aspettare la piena guarigione. La malattia non arretra e Tilde, ancora tre volte nell’ultimo anno di vita, si allontana da Firenze e dalla famiglia per vivere in località più idonee alla sua malattia: a San Prugnano nel settembre 1938, di nuovo a Covigliaio nel gennaio 1939, infine a Paterno (Pelago, Firenze) dal 20 giugno fino alla morte, il 3 ottobre.
Nel mese di ottobre 1938 Fra’ A. Lupi presenta Tilde al Padre Stefano Lenzetti o.p., un sacerdote molto ricercato per la direzione spirituale e residente, come Fra’ Antonio, nel convento di San Domenico di Fiesole, vicino Firenze. Tilde e il P. Stefano si intendono subito, il domenicano diviene il sapiente direttore dell’anima di Tilde, che, fino ad allora, aveva sofferto per la mancanza di una guida. Sotto la direzione del Padre, Tilde emette una serie di voti privati: vittima in olocausto di amore e sacrificio, voto di abbandono, voto d’obbedienza al Padre spirituale, voto di vittima. Poco a poco Tilde comprende che non è volontà di Dio che guarisca e diventi suora, comprende che non farà apostolato in prima persona, ma in forma indiretta: soffrire e amare, sopportare con amore la sofferenza ed offrirla per il bene delle anime, purificare la sua anima ed offrirla a Dio al fine di rendere più fecondo l’apostolato dei sacerdoti, specialmente domenicani. La tubercolosi si aggrava, i dolori aumentano, e Tilde non domanda né la guarigione né il sollievo dalle sofferenze, domanda invece più dolore per crescere nell’amore, si offre come vittima, aspetta con ansia la morte, perché la morte è l’ultima barriera che la separa dall’unione completa con Gesù. La morte – o meglio, Gesù – arriva dolcemente il giorno della memoria liturgica di S. Teresa di Lisieux, una santa cui Tilde era devota e con cui aveva non poche affinità.

Il noto teologo Raimondo Spiazzi o.p. in una lettera (5 giugno 1998) alla famiglia Manzotti ha scritto:
“Tilde, rientra nel novero delle anime giovanili che già tra le due guerre mondiali costituivano la fioritura più valida della Chiesa in Italia, specialmente con l’Azione Cattolica, la FUCI, la militanza cristiana nelle opere religiose e caritative. […] spiccava per la generosità della dedizione di sé e per la freschezza della vita spirituale. Dalle testimonianze raccolte risulta che su questa via raggiunse nella sofferenza una vetta che si può dire eroica”.
Il Processo informativo per la beatificazione di Tilde si è concluso nel 1999 presso la diocesi di Fiesole; da allora la causa di beatificazione avanza presso la Congregazione vaticana per le Cause dei Santi. Essendo Tilde terziaria domenicana, l’Ordine Domenicano, e più precisamente la Provincia Romana di Santa Caterina, nel 2007 si è affiancato agli originari attori della causa di beatificazione.


Autore:
Padre Fausto Sbaffoni O.P.

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Aggiunto il 2008-04-11

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