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Beato Bonaventura Garcia Paredes Sacerdote domenicano, martire

12 agosto

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Castanedo de Luarda, Spagna, 19 aprile 1866 - Madrid, Spagna, 12 agosto 1936


Bonaventura Garcìa Paredes nacque il 19 aprile 1866 in Asturia (Spagna), a Castanedo de Luarda, in una semplice famiglia di pastori, i cui forti principi cristiani fecero maturare nel giovane la vocazione religiosa. Aiutava il padre nel pascolo delle pecore e frequentava la prima classe nella scuola parrocchiale, quando conobbe l’Ordine Domenicano durante una missione popolare nel suo paese. I frati intuirono che il giovane possedeva doti non ordinarie e, nei due anni successivi, gli fecero frequentare la Scuola Apostolica Domenicana di Curias. Iniziò quindi il noviziato e, dopo un breve periodo in famiglia a causa di un problema di salute, proseguì gli studi a Toledo, abitando nella cella che era stata del martire s. Melchor Garcìa Sampedro. Il 30 agosto 1883 ricevette l’abito, quattro anni dopo fece la professione solenne. Prese il nome di Bonaventura di San Ludovico Bertran. Frequentò i corsi di teologia ad Avila, studiando in particolare la Summa di San Tommaso d’Aquino. Passò all’Università di Salamanca, poi a Valencia e a Madrid. Il 25 luglio 1891, nella cappella del palazzo episcopale di Avila, venne ordinato sacerdote. Nei vari corsi universitari che frequentò ebbe sempre i massimi voti. Ottenne il dottorato in filosofia e lettere, con tesi su s. Tommaso e l’estetica moderna, e in diritto civile. Trentenne fu mandato nelle isole Filippine, a Manila, per completare gli studi, poi, tornato in patria, ad Avila, iniziò ad insegnare ed a pubblicare alcuni articoli. Nel 1901 fu eletto priore del convento di s. Tommaso. Ebbe quindi l’incarico di scrivere il volume dedicato a Papa Leone XIII per l’Historia Ecclesiastica iniziata dal P. Rivas e aprì una scuola a Segovia. Il 14 maggio 1910 fu eletto superiore della Provincia di Manila, la più numerosa dell’Ordine, che contava seicento frati. Animato dallo spirito missionario, si preoccupò costantemente della formazione dei nuovi frati. Visitò la Cina, il Giappone, il Vietnam, dove eresse scuole e ospedali. Fondò la rivista “Missiones Dominicanas”, per far conoscere le fatiche dei missionari. A Manila progettò e costruì la nuova sede della curia provinciale. Nel 1911, a trecento anni dalla fondazione, diede inizio all’ampliamento della Università di s. Tommaso in Spagna. Costruì inoltre il Centro Studi Teologici di New Orleans. Al termine dei quattro anni di provincialato fu, da Papa Pio X, riconfermato nell’incarico perché proseguisse il suo intenso apostolato. Nel 1917 diede mano alla costruzione della casa del Rosario di Madrid di cui poi divenne superiore. Viveva in quella casa anche il b. Manuel Alvarez che riceverà, nel 1936, anch’egli la corona del martirio. Era un punto di riferimento per tutto l’Ordine e il 22 maggio 1926 fu eletto Maestro Generale, nonostante le sue suppliche d’esserne esonerato. Alla prima benedizione come Maestro, erano presenti alcuni futuri compagni di martirio. Chiese la collaborazione di tutti, mettendo la preghiera a fondamento del nuovo, gravoso, compito. Si trasferì quindi nella sua nuova dimora, la città eterna.
Come guida di tutta la congregazione il suo impegno non poteva certo conoscere rallentamenti. Ad un anno dall’elezione assunse, nei confronti di tutte le monache e le suore legate all’Ordine, un provvedimento importante. Ognuna di esse, per diritto, poteva firmare con la sigla O.P. Tutti erano chiamati a testimoniare la fede nel nome del s. Padre Domenico, perché, come in una sola grande famiglia, “batte in tutti i cuori domenicani, lo stesso amore per il bene comune dell’Ordine”. Nominò quindi le commissioni per adattare le Costituzioni, sia dei frati che del ramo femminile, al nuovo diritto canonico. Intanto, nella sua amata Spagna veniva proclamata la Repubblica (1930), dopo la caduta del dittatore Primo de Rivera. Il governo era però debole e, per reprimere le agitazioni operaie in Asturia e in Catalogna, fu chiamata dal Marocco la Legione Straniera, comandata da Francisco Franco. Nel 1936 ci furono libere elezioni ampiamente vinte dal Fronte popolare che era però diviso al suo interno (era composto da anarchici, comunisti, socialisti e repubblicani). In questo clima ebbe il sopravvento, con un colpo di stato, Francisco Franco. Scoppiò la guerra civile che vide giungere nel paese moltissimi volontari antifascisti da tutta Europa mentre, dall’Italia e dalla Germania, arrivava il sostegno opposto. I morti furono numerosissimi, tra i quali molti sacerdoti e molte suore, vittime di una cultura ideologica anticlericale.
Mentre giungevano anche le tristi notizie delle persecuzioni religiose in Messico, dopo alcune udienze private con Papa Pio XI, P. Bonaventura tornò in Spagna, consapevole di quanto fosse rischioso . Ai primi di agosto fu prelevato dal convento di Ocana e condotto a Madrid dove fu ucciso il 12 agosto 1936.
Il figlio del pastore, che era stato guida di tutto l’Ordine dei Predicatori, come il Buon Pastore pronto a dare la vita per le sue pecore, testimoniava una fiduciosa rassegnazione alla volontà di Dio. Il beato Bonaventura è stato beatificato, insieme a numerosi altri compagni, il 28 ottobre 2007.


Autore:
Daniele Bolognini

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Aggiunto/modificato il 2008-04-18

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