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Enrica Plebani Giovane laica

Testimoni

Rescaldina, Milano, 8 aprile 1960 Aviano, Pordenone, 27 febbraio 1990

Enrica Plebani nasce l’8 aprile 1960 a Rescaldina, in provincia e diocesi di Milano. Negli anni della prima giovinezza è apertamente contestatrice, anche nei confronti della Chiesa. Si diploma assistente per le comunità infantili, ma deve assistere invece suo padre, gravemente malato. Colpita dal suo modo di vivere la malattia, la ragazza chiede di confessarsi la sera stessa in cui l’uomo muore. Il suo cambiamento radicale stupisce parenti e conoscenti. Nel 1987 entra in contatto con fratel Ettore Boschini, religioso camilliano (per il quale è in corso la causa di beatificazione e canonizzazione): comincia quindi ad affiancarlo nell’accoglienza delle persone che vivono per strada. Dopo qualche anno Enrica scopre di avere un linfosarcoma gastrico: muore ad Aviano il 27 febbraio 1990, non ancora trentenne.



Se mai un giorno ci fosse bisogno di un incoraggiamento ai giovani e di una speranza per genitori delusi dai figli, non si potrà davvero fare a meno di guardare a Enrica Plebani. Perché dei giovani di oggi è l’emblema, nel bene e nel male, negli slanci e nell’entusiasmo, nello scoraggiamento e nelle crisi.
È del 1960, quindi arriva ancora in tempo a vivere gli anni della contestazione giovanile, dell’anticonformismo e della protesta. Per lei, anche, dell’allontanamento dalla fede, della contestazione della Chiesa, del rifiuto di ogni forma di religiosità.
Sono accese le sue discussioni con i genitori, che non si rassegnano a una figlia così contestatrice e con spiccate simpatie per la convivenza, mentre essi le ricordano la bellezza e la sacralità del matrimonio cristiano: niente di nuovo sotto il sole, anche se gli avvenimenti cui ci riferiamo risalgono a più di trent’anni fa.
Esuberante, estroversa, socievole, anche corteggiata, Enrica consegue il diploma di assistente per le comunità infantili, pur non esercitando mai la professione perché gli asili nido a quei tempi scarseggiano ancora.
Poi, improvvisamente, la svolta, complice una grave malattia di papà, per assistere il quale Enrica prende anche una aspettativa dal lavoro, dimostrando così, contro tutte le apparenze, che i legami familiari sono per lei più importanti della carriera e dello stipendio.
Nessuno saprà mai cosa avviene in Enrica, nelle lunghe notti di veglia al capezzale di papà. Certo è che questi, poco prima di morire, su consiglio del sacerdote che lo assiste, chiedendo gli ultimi sacramenti, offre la sua vita e le sue sofferenze per la conversione della figlia contestatrice.
Lei resta colpita da quella fine serena e consapevole, tanto da sentire immediatamente l’urgenza di rimettere ordine nella sua vita e nei suoi valori. Dalla stanza accanto a quella in cui è spirato papà, dove si è ritirata con il sacerdote per potersi confessare, esce come trasformata, perché Gesù è rientrato prepotentemente nella sua vita.  
Enrica sente di essere stata molto amata, perché molto le è stato perdonato e ce la mette tutta a recuperare il tempo perso: la Messa diventa il centro della sua giornata, alla quale non può rinunciare; la preghiera è lo spazio di tempo che dà un tono a tutta la sua giornata; cerca esperienze forti di spiritualità e si lascia anche affascinare dalle Missionarie dell’Immacolata di Padre Kolbe.
A beneficiare di questo cambiamento sono, innanzitutto, i suoi rapporti umani, che si riempiono di dolcezza e di sensibilità: affettuosi con i familiari, sereni e distensivi con i colleghi di lavoro, fortemente testimoniali con gli amici di un tempo, ai quali vorrebbe far capire quanto è bello riacquistare una fede che dia un senso all’esistenza.
Mamma, che mai vorrebbe una figlia bigotta esattamente come prima respingeva l’idea di una figlia atea, è la prima a sentirsi frastornata dalla trasformazione di Enrica, che intanto cerca il modo di coniugare la sua ritrovata fede con gesti di carità autentica verso anziani, malati, bambini e handicappati.
La sua carità assume tuttavia una fisionomia precisa solo a partire dall’incontro con fratel Ettore Boschini, il religioso camilliano che a Milano si prende cura dei barboni e degli esclusi. Tra i due si instaura subito una straordinaria affinità spirituale e una profonda condivisione di ideali, al punto che questi vede in Enrica la futura responsabile della comunità femminile che vorrebbe fondare.
Anche lei sente di doversi donare interamente al Signore, ma, con fede matura, si barcamena tra il suo lavoro, il suo posto in famiglia e turni massacranti di assistenza ai suoi barboni, in attesa che dal Cielo arrivi una risposta chiara.
Quando arriva, però, non è esattamente quella che Enrica e fratel Ettore si attendono. Prima una febbre insistente, poi dolori articolari che arrivano a impedirle di camminare, quindi il sospetto di una malattia infettiva di natura cerebrale, infine la sconfortante diagnosi di un linfosarcoma gastrico che non le lascia scampo.
Enrica si consuma in pochi mesi: vive il suo dolore in adesione completa alla volontà di Dio, distribuendo serenità a quanti incontra e vivendo ancora, per quanto possibile, la carità verso i suoi poveri. Si spegne ad Aviano il 27 febbraio 1990.
Nell’Opera di fratel Ettore, per il quale è in corso la causa di beatificazione e canonizzazione, è ancora vivo il ricordo di quest’ex ragazza ribelle, che si è fatta serva e amica dei barboni per amore di Gesù.


Autore:
Gianpiero Pettiti

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Aggiunto/modificato il 2019-04-10

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