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Giovannina Piazza Adolescente

Testimoni

Bistagno, Alessandria, 3 maggio 1897 - 8 aprile 1912


Giovannina è un modello di collegiale. Modello, nonostante che lo studio le costasse fatica e non brillasse per altre doti fisiche. Il suo babbo ci dice che la sua Giovannina "non era bella": capelli castani, fini e lucenti, occhi pensosi, volto pallido. Cresceva gracile perché fin dalla nascita era stata segnata dalla sofferenza. Esternamente non aveva dunque nulla di straordinario, ma chi l'avvicinava non poteva non ammirarla ed amarla, perché in Giovannina pulsava un cuore veramente d'oro sotto la volontà tenace e a tutta prova.
Ristagno, piccolo paese piemontese adagiato tra fertili colline, la vide nascere il 3 maggio 1897 e la vedrà concludere i suoi giorni l'8 aprile 1912. Giovannina trascorrerà molti dei suoi 14 anni lontano dalla sua casetta natale: una casetta modesta ma comoda, con il suo cortile, la sua aiuola, il suo podere vicino.
La mamma era ammalata e Giovannina non potè ricevere nemmeno il latte materno. Ristabilitasi, aveva dato alla luce un'altra bimba: Maddalena. Ma quando Giovannina aveva undici anni, l'età in cui più si comprende ed apprezza il dono di una mamma buona, la buona donna morì. Quanto soffrì il piccolo cuore di Giovannina! Soffrì perché il vuoto che lascia una mamma non può riempirlo nessun'altra creatura, neppure quella che il babbo sposerà nuovamente all'altare e che le bimbe chiameranno "mamma".
Dell'infanzia di Giovannina il babbo ci ricorda la sua carità verso tutti.
- Papà - diceva - io voglio molto bene ai poveri e agli storpi, come faceva Gesù.
Se ne incontrava per via, si intratteneva dolcemente con i mendicanti e dava sempre loro qualche cosa, privandosi talvolta anche del necessario.
Un giorno che incontrò un povero mendicante malato, disse:
- Papà, posso portargli una scodella di minestra e anche quattro soldi?
- Certo! - rispose il babbo.
E da quella volta, tutti i giorni, portò la carità al mendicante.
Amava tanto i fiori, ma soprattutto quelli che avevano dato il loro profumo a Gesù, accanto al Tabernacolo. Gio-vannina li voleva e li baciava con devozione.
- Questi fiori hanno respirato l'aria di Gesù - diceva. Quando la malattia della mamma costrinse il babbo ad allontanare da casa le due piccole, Giovannina si sforzò di sorridere, mentre il cuore le sanguinava.
Non farti vedere piangere, Maddalena - diceva alla sorellina, - se no papà soffre troppo.
E poi, rivolgendosi al padre:
- Papà, coraggio, noi siamo serene!
Più tardi fu mandata in collegio. Fu lì che un triste giorno del 1908 la direttrice le comunicò la dolorosa notizia: la sua mamma era andata in Cielo. Abbracciò il babbo venuto a prenderla e partì con lui, piangendo senza conforto.
Rientrò in collegio insieme alla sorellina Maddalena. Il babbo era nuovamente solo, ma Giovannina avrebbe pregato per lui, avrebbe fatto da mamma a Maddalena e si sarebbe fatta ogni giorno più buona.
La breve vita di Giovannina Piazza è tutta improntata a pietà: la preghiera le ha fatto comprendere molte cose, tanto da fare stupire i grandi.
- Dio ci dà il tempo perché con esso noi possiamo acquistare il Cielo - diceva, e perciò cercava di far tutto per piacere al Signore.
- Che cosa pensi, mentre lavori? - le si domandò un giorno.
- Penso - rispose con franchezza - che su questa terra sono in esilio e che la mia patria è il Paradiso, verso cui devo rivolgere tutto il mio cuore.
Verso la sorellina era piena di attenzioni. Vigilava maternamente sulla sua condotta, le faceva riconoscere i suoi difetti, la riprendeva quando era opportuno, le suggeriva atti di virtù e specialmente pregava e si sacrificava per lei.
Un giorno una delle sue maestre la invitò ad essere più dolce verso la sorella. Giovannina ringraziò per il consiglio e disse:
- Pensavo di dover fare così per aiutare Maddalena a vincere in fretta i suoi difetti, ma cercherò di correggere me stessa e farò come mi insegna lei. Sarò più dolce, vedrà.
Maddalena si stava preparando per la prima Comunione e Giovannina fu tutta presa dal desiderio di adornarne l'anima meglio che poteva.
Chiedeva alle suore e alle maestre consigli e fioretti spirituali da suggerire alla sorella o da fare con lei, ma la piccola non la seguiva. Da qualche tempo era, inoltre, disattenta alle lezioni di catechismo. Giovannina lo seppe e se ne mostrò addolorata. Escogitò, allora, un mezzo singolare per aiutare la sorella: fare penitenza lei.
Tutti i giorni sostava sulla porta del refettorio, in attesa di Maddalena e le domandava il voto che aveva avuto nella lezione di catechismo. Se buono, sorrideva ed entrava con lei in refettorio, se cattivo, si faceva triste e diceva:
- Ebbene, farò penitenza per te: oggi starò senza bere. Giovannina soffriva molto la sete e Maddalena, che lo sapeva, cercò, da allora, di evitarle quel patimento.
- Mi pare proprio che Maddalena ora si prepari a fare una bella e santa Comunione - disse, dopo alcuni giorni, alla maestra. E aveva ragione.
Un giorno fu vista piangere perchè Maddalena aveva parlato in cappella e aveva, quindi mancato di rispetto al suo Gesù.
Oh, quanto amava il suo Gesù! Stare in cappella per lei era una festa. Resisteva per molto tempo in ginocchio, senza appoggiarsi al banco, con un contegno edificante.
- Che cosa dici a Gesù dopo la Comunione? - le fu chiesto.
- Poso la mia testa sul suo Cuore, come ha fatto san Giovanni nell'Ultima Cena e lo lascio parlare.
E Gesù le diceva di essere umile, caritatevole, obbediente. E lei sapeva offrirgli tante rinunce. Quando in cappella, per la sua debole salute si sentiva venir meno, reagiva con tutte le sue forze.
- Guai se faccio vincere il mio corpo! - diceva - Perdo subito il fervore e faccio dispiacere a Gesù.
Quando era costretta a letto e quindi a restare senza il suo Gesù, diceva che quello era un giorno di grande sacrificio.
Una volta il Signore permise un malinteso per darle la gioia della sua unione eucaristica. Giovannina stava pre-parandosi alla. Comunione, quando sentì un leggero tocco alle spalle e una voce che le diceva:
- Esci!
Pensò si volesse avvertirla di avviarsi verso la balaustra e lo fece con sollecitudine, ma finita la Messa le venne chiesto come mai non avesse obbedito quando era stata chiamata fuori per la visita medica. Capì allora che Gesù aveva permesso il malinteso perché facesse la Comunione senza disobbedire.
Un giorno, vedendo in cortile la suora addetta al parlatorio, le corse incontro per domandare:
- Cerca me? Da molto tempo il babbo non viene a farmi visita.
- Recita un'Ave Maria e la Madonna te lo manderà presto - rispose la suora.
- Veramente, - rispose sorridendo - ho tanto desiderio di vedere il babbo, ma avendo ricevuto la Comunione questa mattina, che cosa posso desiderare di più?
Per Giovannina la santa Comunione era la cosa più im­portante della sua vita.
Una suora riferisce: "Avendo bisogno di consegnare un foglio ad una suora che si era allontanata, chiamai Giovannina, pregando di raggiungerla. La suora non era molto lontana, ma Giovannina mi guardò, sorridendo, e mi disse:
- Permette che prima chieda il permesso all'assistente? Fin qui Giovannina amava l'obbedienza.
Anche quando assisteva a rappresentazioni teatrali, Giovannina offriva fioretti a Gesù. Sul più bello della rappresentazione chiudeva gli occhi e si raccoglieva in preghiera, oppure si rivolgeva alla compagna vicina, invitandola a fare una Comunione spirituale o un atto di riparazione a Gesù. Andava spesso a visitar e Gesù in cappella, e se vi trovava qualche suora le diceva umilmente:
- Mi lasci pregare per lei!
Somigliare a Gesù era il suo sforzo continuo. Un giorno fu vista camminare a fatica, gravata com'era dal peso di molte borse da lavoro che alcune compagne non avevano riposto nell'armadio.
- Lasciati aiutare, - le disse una compagna - non vedi che non puoi quasi camminare?
- Oh, no! È una fortuna che io possa somigliare un poco a Gesù che portò con tanta pena e fatica la croce!
Desiderava che anche gli altri imitassero Gesù nel sacrificio.
- Giovannina, - le diceva Maddalena - guarda le mie mani come sono gonfie! Guarda che geloni! Mi fanno male, sai?
Giovannina si commuove, l'accarezza e l'incoraggia:
- Guarda il Crocifisso, Maddalena: ha patito tanto per noi! E tu non sei capace di soffrire un poco per lui?
Chiedeva di essere umiliata ed era lieta quando gli si offriva qualche occasione.
Le sue compagne più spensierate non capivano come mai Giovannina non perdesse mai la pazienza.
- Vogliamo metterla alla prova? - dicono un giorno, e buttano sotto il tavolo del refettorio delle palline e delle strisce di carta.
L'assistente chiede:
- Chi ha gettato la carta per terra?
- È stata Giovannina Piazza!
Giovannina che è innocente china il capo come se fosse colpevole.
- Mi scusi, - dice - non lo farò più.
Accanto all'obbedienza e all'umiltà, c'era la vigilanza assidua per conservarsi pura.
- Temo i pericoli delle vacanze - diceva.
- Papà, - scriveva - fai accendere una candela all'altare della Madonna, perchè Maddalena ed io, tornando a casa, possiamo passare bene le vacanze e conservarci pure.
- Quanta responsabilità nel dare il buon esempio avrò verso mia sorella! - confidava ad un'amica. - Prega per me.
Chi le ispirava tanto amore alla purezza era il tenero affetto e la sua devozione verso la Vergine Maria, l'Immacolata. Si iscrisse all'Associazione delle Figlie di Maria e quello fu un giorno di dolcissima festa per lei.
- Oh! - confidò ad una compagna - voglio chiedere alla Madonna che quest'anno mi prenda con lei. Su questa terra c'è il pericolo di offendere sempre il Signore.
Quello stesso giorno in cui fu iscritta alle Figlie di Maria una suora la sentì tossire.
- Questa tosse - disse Giovannina sorridendo - sembra nulla, ma io so che mi condurrà alla tomba. Sarei felice di morire ora.
Prima di allora non aveva sofferto alcun disturbo pol­monare, nonostante fosse stata sempre molto gracile.
Passarono pochi giorni e Giovannina deperiva. Le fu chiesto se sentisse male. Descrisse candidamente tutto il male di cui soffriva e confidò di aver sempre chiesto due grazie: "primo, poter soffrire senza che nessuno se ne accorgesse; secondo, avere quel po' di forze necessarie per compiere tutti i suoi doveri e accontentare la suora".
Il dottore la trovò affetta da meningite e consigliò di rimandarla a casa per respirare una buona aria. Giovannina lasciò il collegio con il presentimento che non vi sarebbe più tornata. Soffrì serenamente per alcuni giorni e il sabato, essendo pienamente cosciente del suo stato, ricevette l'Estrema Unzione e il Viatico. I presenti la videro quasi trasfigurata, con lo sguardo fisso verso il Cielo.
- Giovannina, che cosa guardi?
- Vedo una corona e degli Angeli.
Continuò a soffrire tutta la domenica. Il lunedì di Pasqua, Giovannina andava gioiosa con gli Angeli, a ricevere la corona che aveva visto brillare sul suo capo.
Giovannina, insegna a tutti i fanciulli a conservare gelosamente il loro cuore puro come un giglio!


Autore:
Maria Cecilia Calabresi


Fonte:
Come fiori per Gesù

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Aggiunto il 2008-11-24

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