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Venerabile Giovanni Leone Le Prevost Fondatore

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Caudebec-en-Caux, Francia, 10 agosto 1803 - Chaville, Francia, 30 ottobre 1874


Era passata da qualche anno la Rivoluzione Francese quando, in un borgo della Normandia, a Caudebec-en-Caux, il 10 agosto 1803 nacque Giovanni Leone Le Prevost, figlio di un tintore e di una casalinga. Rimase orfano di madre l'anno seguente e il padre si risposò con una donna molto religiosa che fu poi un’ottima educatrice. A diciannove anni perse anche il padre e dovette smettere di studiare per aiutare la famiglia. A Lisieux trovò impiego, come insegnante, dividendo l’abitazione con dei sacerdoti. Nacque la vocazione a consacrarsi al Signore, ma non la seguì, anche a causa delle resistenze in famiglia. Trascurò persino, per alcuni anni, la pratica religiosa. Dopo qualche anno il giovane si trasferì a Parigi dove trovò un impiego ministeriale e conobbe alcuni importanti letterati: Hugo, Sainte-Beuve, de Montalembert e Victor Pavie che l’aiutò a ravvivare la fede. Soprattutto, però, i suoi passi incrociarono quelli di alcuni santi. Scrisse: “ebbi la fortuna di conoscere Suor Rosalia (Rendu), una vera “Provvidenza” per tutte le miserie di quel quartiere di Parigi. Considerai come una seconda grazia del Cielo il fatto di abitare vicino al Padre Libermann”. Entrò in contatto con alcuni universitari cattolici, guidati dal beato Federico Ozanam e da Emmanuel Bailly, che per aiutare concretamente i poveri nell’emergenza dello sviluppo industriale, avevano formato una "Conferenza di carità". Giovanni Leone con gioia vi aderì e anzi propose, il 4 febbraio 1834, di cambiare il nome in Società di San Vincenzo de’ Paoli mantenuto fino a oggi. Aveva trentuno anni e all’entusiasmo dei giovani confratelli univa una sana concretezza. Il 19 giugno si sposò con Aure Etiennette De Lafond, accantonando nuovamente l’idea del sacerdozio. Aiutò la sposa ad avvicinarsi alla fede mentre il suo impegno nelle Conferenze andava aumentando. Venne eletto presidente della Conferenza St. Sulpice, la seconda della città.
In particolare si interessò ai detenuti e fondò il gruppo Santa Famiglia, per aiutare le famiglie, avvicinarle alla fede e trovare un po’ di svago. Questa iniziativa in pochi anni ebbe un rapido sviluppo. Aprì per i poveri una biblioteca popolare e durante i mesi estivi spesso rinunciava alle vacanze. Sentiva che con la carità si potevano riconciliare i poveri con Dio e la Chiesa. Nel suo cuore avvertiva però di dover fare di più: “C’è tanto da fare … la messe è tanta…non basta dare un po’ di tempo dopo il lavoro della giornata; ci vuole un impegno a tempo pieno”… “le opere nascono a centinaia ogni anno e vanno avanti così, secondo le aspettative; ma l'opera essenziale e primaria sarebbe di formare ed unire in un'associazione forte e stabile operai dediti che sostengono e attivano tutte queste opere, per ora precarie, perché mancano gli appoggi stabili, uomini liberi dagli impegni e interessi del mondo, che possano non prestarsi, ma darsi, abbandonarsi interamente”. Le Prevost trovava forza nella preghiera, ogni mattina andava a messa dai Padri della Missione ed ecco che ... “come meditavo un giorno ai piedi dell'urna di San Vincenzo de' Paoli e gli domandavo come far ricuperare la fede alle popolazioni povere, ebbi, non una rivelazione, ma una forte ispirazione”… “l'importante non è essere numerosi per iniziare l'opera; due o tre anime veramente solide e dedite basterebbero, se es­se sentissero dentro il cuore la voce interiore che le chiama, e alla quale non si resiste; se fossero animate dallo spirito di sacrificio e di rinuncia per lasciare tutto e consegnarsi a Gesù Cristo, senza rimpian­to, senza preoccupazioni, con amore e totale abbandono”. Importante fu l’incontro, l’11 settembre 1844, con un confratello vincenziano di Angers, Clément Myionnet, che aveva la stessa ispirazione. Con la benedizione e l’incoraggiamento di Mons. Angebault nacque così una nuova famiglia religiosa: i Fratelli di San Vincenzo de’ Paoli, i cui membri “lavore­ranno per la salvezza di tutte le anime, prezzo del Sangue di Gesù Cristo. Il loro zelo e le loro preghiere le abbracceranno tutte, ma le loro opere saranno in modo più particolare consacrate alle classi ope­raie o povere; risollevarle, consolarle, istruirle, assicurare la loro vita nel lavoro e nella fede, sembra essere la principale missione affidata a loro dal Signore... In questo genere di opere non si fermano esclusivamente a nessuna forma di carità, lasciando alla Provvidenza il compito di impegnarli a suo piacimento secondo i bi­sogni del tempo”. L’anno dopo finalmente chiese alla moglie di potersi consacrare al Signore, lei acconsentì e poi decise di andare a vivere presso un Istituto di Suore. Nel 1850 si unì a loro un giovane vincenziano appena ordinato sacerdote, era il servo di Dio Enrico Planchat, ucciso in seguito durante la Commune. Dieci anni dopo, il 22 dicembre 1860, dopo la morte della moglie, Giovanni Leone abbracciò la vocazione più volte accantonata e divenne prete.
I Fratelli di San Vincenzo de’ Paoli, formati sia laici che da sacerdoti, diedero vita ad una serie straordinaria di opere: centri per apprendisti e studenti, scuole professionali, pensionati per lavoratori e mense operaie, orfanotrofi sempre più necessari a causa delle guer­re. Alcuni religiosi si fecero questuanti per sostenere le molteplici attività. I “Circoli” divennero anche centri di dibattito dei problemi sociali. Nelle sue visite parigine entrò in contatto con loro anche San Leonardo Murialdo impegnato sullo stesso fonte a Torino.
Animato da un grande amore per la Madonna, che in particolare invocava come Riconciliatrice dei peccatori, a coronamento della sua infaticabile attività, il venerabile Giovanni Leone costruì il piccolo santuario di Nostra Signora di La Salette vicino all'orfanotrofio di Vaugirard (Parigi). Nel 1869 andò a Roma per presentare le Costituzioni e chiedere al Santo Padre la benedizione. La salute però cominciava a diventare precaria e nel 1871 si ritirò in una casa di formazione. Morì il 30 ottobre 1874, un giornale scrisse: "M. Le Prevost era appena conosciuto fuori. Faceva il bene senza ostentazione, dandosi tutto intero e animando tutto attorno a lui del suo spirito di dedizione, di umiltà e di vera carità. Era un vero amico del popolo, che praticava la fraternità tra il padrone e l'operaio...". Fu sepolto nella cappella della Casa di Chaville, poi, a causa delle persecuzioni ai religiosi nel 1907 la salma fu trasferita nel cimitero. Nel 1938 fu finalmente portata nel santuario di Vaugirard essendo stata aperta l’anno precedente la causa di beatificazione. Nel 1998 papa Giovanni Paolo II ne ha riconosciuto le sue virtù eroiche.
Le Prevost ha scritto nel 1847 uno straordinario inno alla carità, più che mai attuale: “È la carità che suscita e risveglia le anime intorno a noi, le spinge e le riunisce. È pure la carità che ci trascina e ci coinvolge nella sua azione. La carità non sbaglia mai e non rimane lungo la strada: una volta accesa, bisogna che si diffonda, brilli e porti lontano il suo calore. Tutto le serve da alimento: non abbiamo dunque paura, cari amici, non pensiamo troppo alla nostra indegnità che spesso ci arresta e ci rende timidi. La carità, come la fiamma, consuma e purifica. Nella carità saremo purificati, vivificati, per mezzo della carità saremo trasfigurati. Oh! Come mi anima e mi consola questo pensiero! È la carità che ci sospinge e ci assilla, da lei siamo mossi, da lei così ardente, così possente, da lei forza, volontà, amore: amore infinito, amore di Dio”.
L’originaria denominazione Fratelli di San Vincenzo de’ Paoli divenne in seguito Religiosi di San Vincenzo de Paoli. Il loro operato si estese da Parigi a tutta la Francia, oggi sono presenti in Bel­gio, Inghilterra e Irlanda, in Canada, in Italia, in Svizzera, nel Burkina Faso, nel Brasile, nella Costa d'Avorio e in Congo.


Autore:
Daniele Bolognini

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Aggiunto/modificato il 2008-12-10

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