Home . Onomastico . Emerologico . Patronati . Diz.Nomi . Ricerca . Ultimi . Più visitati


Newsletter
Per ricevere i Santi di oggi
inserisci la tua mail:

E-Mail: info@santiebeati.it


> Home > Sezione Servi di Dio > Servi di Dio Pietro Ortiz de Zārate, Giovanni Antonio Solinas e 18 compagni Condividi su Facebook Twitter

Servi di Dio Pietro Ortiz de Zārate, Giovanni Antonio Solinas e 18 compagni Martiri

.

† Valle del Zenta, Argentina, 27 ottobre 1683


Vennero martirizzati il 27 ott. 1683 nella valle del Zenta, nel Giaco, vicino all'attuale città di Oràn (Salta, Argentina) dove erano andati con l'intento di creare delle reducciónes per quelle tribù di indios, per poi annunciare il Vangelo. Ne avevano già fonddato una, dedicata a San Raffaele, con varie centi­naia di catecumeni. Da qualche settimana i due sa­cerdoti, accompagnati da 23 persone, si trovavano nei pressi della cappella di S. Maria, da loro stessi costruita, aspettando il rientro di p. Diego Ruiz, confratello di S., che stava ritornando da Salta con un convoglio di viveri. Nel frattempo, avevano ap­profittato per compiere dei brevi viaggi missionari nei dintorni. Senonché, negli ultimi giorni, ebbero un'inaspettata visita di 500 indios Toba e Mocovi, armati di tutto punto e col corpo totalmente dipin­to come solevano fare per una festa o per una guer­ra: dicevano di venire per dare la pace e vivere con loro in buona armonia. Avendo essi dato segni di benevolenza, vennero accolti seppure con preoccu­pazione dai missionari; questi, infatti, avevano capi­to che quegli indios volevano ucciderli e che quindi era arrivata la loro ora.
I 500 indios il 26 ott. si sistemarono a cerchio tutt'intorno alla Cappella continuando a dimo­strarsi interessati e contenti, ma preparandosi a uc­ciderli. La mattina del 27 don Ortiz de Zàrate e p. Solinas celebraro­no la messa e poi continuarono il consueto lavoro: distribuirono viveri, vesti e altri doni, ma soprat­tutto parlarono di Dio. Nel primo pomeriggio, mentre si apprestavano a iniziare l'insegnamento del catechismo, furono aggrediti e uccisi barbara­mente con dardi e altre armi simili a clave, e deca­pitati. Assieme a loro vennero uccisi 18 laici.
Di questi ultimi non si sa nulla, mentre abbiamo alcune notizie dei due sacerdoti.
Giovanni Antonio Solinas nacque nel 1643 in Sardegna, ad Oliena (Nuoro), da Giovanni Paolo e Maria Todde Corbu. Fu battezzato nella parroc­chia di Santa Maria il 15 feb. I genitori erano «no­bili ed esemplari», di forti sentimenti cristiani, che trasmisero al piccolo. Nell'educazione del ra­gazzo, però, svolsero un ruolo determinante an­che i padri gesuiti presenti ad Oliena con un col­legio. Giovanni frequentò la loro scuola. Senten­dosi chiamato alla vita religiosa, il 13 giu. 1663 entrò nella Compagnia di Gesù a Cagliari; qui fe­ce il noviziato e frequentò il corso di filosofia. Per i tre anni di magistero, come insegnante di gram­matica fu in varie città dell'isola e soprattutto a Sassari, dove frequentò anche i primi due anni di teologia. Quando terminò il triennio, era già arri­vato in Europa dall'America Latina p. Cristoforo Altamirano mandato dalla Compagnia per cercare operai evangelici da condurre nella Provincia del Paraguay. Il giovane, da sempre desideroso di an­dare missionario, rispose con entusiasmo all'ap­pello. Così, nel 1672, assieme ad altri tre giovani gesuiti lasciò la Sardegna e, dopo aver ricevuto il sacerdozio a Siviglia il 23 mag. 1673, nel gen. 1674 si imbarcò dal porto di Cadice per l'America Lati­na con la spedizione dell'Altamirano. Arrivò a Buenos Aires l'11 apr. 1674.
Dopo qualche anno passato a Cordoba per ulti­mare gli studi di teologia, dietro sua pressante ri­chiesta fu destinato dai superiori alle reducciónes del Paranà e Uruguay: prima a Itapùa e poi a San­ta Ana e in altre comunità, dove svolse un'attività pastorale intensissima, distinguendosi soprattutto nella predicazione di missioni e quaresimali in va­rie città. Un anziano missionario, p. Pietro Jimenes de Araya, che gli fu più volte compagno di predi­cazione, così scriveva di lui dalla città Las Corrien-tes, al superiore p. Diego Francesco de Altamirano (3 aprile 1679): «Il p. Solinas ha lavorato e sta la­vorando stupendamente, tanto nel confessionale quanto dal pulpito. Molti giorni ha tenuto sermoni e tutti i giorni conversazioni con tanti esempi, l'in­segnamento della dottrina ai bambini e a tutte le categorie della popolazione, e Dio gli ha dato salu­te e forza, e con esse ha lavorato giorno e notte per il bene delle anime senza alcuna distrazione in altre cose. Si degni Vostra Reverenza di ringraziare mol­to il p. Solinas per il suo gran lavoro, lo zelo e l'ap­plicazione con cui ha atteso a tutto, e serva questo a confusione della mia tiepidezza. Io davvero lo ve­nero come un gran figlio della Compagnia, e come tale è infaticabile nel suo impegno per la salvezza delle anime...».
Un anno prima della missione del Chaco, quasi come atto preparatorio per essere fatto degno del martirio, fu ammesso all'emissione degli ultimi voti.
Per la missione del Chaco, voluta nel 1682 dalla Compagnia di Gesù presieduta allora dal Provinciale p. Thomas de Baeza, furono scelti il Solinas, p. Die­go Ruiz, professore all'università di Cordoba, e il fratello coadiutore Silvestro Gonzàles arrivato dal­la Spagna nel Paraguay appena nel 1680. Nei primi mesi del 1683 i tre gesuiti arrivarono a Salta, per unirsi al parroco e vicario di Jujuy don Pietro Ortiz de Zàrate che da qualche tempo pensava di spendere gli ulti­mi anni della sua vita per evangelizzare la regione del Chaco, e finalmente ne aveva ottenuto l'auto­rizzazione. Poteva andare così da quegli indios che egli amava come fossero suoi figli.
Pietro Ortiz de Zàrate nacque negli anni 1622-23 a Jujuy (Argentina) e fu battezzato probabil­mente dal curato e vicario don Bartolomé Càseres y Godoy. Il nonno paterno era l'omonimo Pedro de Zàrate, generale, uno degli uomini più in vista in tutto il Tucumàn, fondatore della città di San Fran­cisco de Alava nel sito dove in seguito sarebbe sor­ta San Salvador, oggi Jujuy. Il padre era il figlio di questi, don Juan Ochoa de Zàrate, la cui storia riempie mezzo secolo dell'esitenza di Jujuy; la ma­dre, donna Bartolina de Garnica. Pietro era l'unico figlio maschio.
La sua educazione fu quella che veniva data in tutte le famiglie spagnole e indie di quel periodo: basata su una profonda fede e pietà. Come affer­mano le Litterae annuae dei Gesuiti, tale educazione perciò «fu conforme a quella dei genitori molto cristiani e timorosi di Dio. Da loro attinse quella na­turale inclinazione che sempre mostrò verso il culto divino; in seguito, tra i divertimenti della sua fan­ciullezza trasparivano i suoi affetti allo stato eccle­siale, che si manifestarono soprattutto nella sua maggiore età».
Perduti ben presto entrambi i genitori, il giova­ne Pietro il 15 nov. 1644 sposò donna Petronilla de Ibarra y Murguìa. Dalla loro unione nacquero due figli, Juan Ortiz de Murguìa e Diego Ortiz de Zà-rate. In questi anni ricoprì varie cariche ammini­strative al comune di Jujuy, soprattutto quella di "alférez", che lo poneva molto in vista.
Purtroppo, ad appena dieci anni di matrimonio, Pietro rimase vedovo; probabilmente si era ai pri­mi mesi del 1654.
Affidò allora i suoi due bambini alla suocera Maria de Arganaràs e continuò a dedicarsi all'am­ministrazione dei beni che un giorno sarebbero sta­ti dei figli. Molto spesso si ritirava in preghiera nel­l'Oratorio della sua "casona". Pensava seriamente, in quei momenti, alla sua antica idea, accarezzata nell'adolescenza, di lasciare il mondo per entrare nel clero. E così, dopo aver riflettuto molto, deci­se: sarebbe diventato sacerdote. In seguito, ne parlò col vescovo diocesano Maldonado, arrivato a Jujuy per la visita pastorale, e poco dopo raggiun­se Cordoba per gli studi necessari.
Fu ordinato sacerdote a Santiago del Estero nel­la metà del 1657. Negli ultimi mesi dello stesso an­no fu nominato curato di Omaguaca; due anni do­po divenne parroco di San Salvador di Jujuy e poi vicario di tutto il territorio cuchegno esteso oltre cento leghe: il Nord-Est, con sede a Omaguaca, che si estendeva da Chicas fino al limite dell'attua­le Vulcano; e il Sud, con sede San Salvador di Jujuy, dal Vulcano fino al rio Perico e Esteco.
Pietro fu un sacerdote molto stimato dai vesco­vi succedutisi nel Tucumàn in quel periodo: per le sue doti di evangelizzatore, di uomo totalmente de­dito al culto, di intensa pietà e penitenza e di gran­dissima carità. Varie volte, resasi vacante la diocesi del Tucumàn, fu visitatore in tutta la diocesi per scelta del Decano e del Capitolo. Il vescovo mons. Nicolas Ulloa, in una relazione al re ne fece un grande elogio: sacerdote «zelantissimo della gloria di Dio, grande stimatore e molto ben disposto ver­so gli indios... assai impegnato nel culto divino».
Negli ultimi anni il suo sogno: evangelizzare il Chaco. Ne parlò a lungo al suo vescovo, scrisse al governatore del Tucumàn e al re di Spagna. Otte­nutane l'autorizzazione, dopo aver preparato tutto, il 18 ott. 1682 salutò i suoi parrocchiani di Jujuy, raggiungendo come prima tappa Omaguaca che fa­ceva parte della sua encomienda. Qui venne rag­giunto dai missionari gesuiti, Solinas e Ruiz, e il lo­ro fratello coadiutore il 20 apr. 1683. Il lungo viaggio per il Giaco e tutte le peripezie della missione fino al martirio ci vengono raccontati da una minu­ziosa lettera-diario scritta da p. Ruiz al Provinciale.
Dopo il martirio, resisi conto della grande tra­gedia, p. Ruiz e i componenti il convoglio dei vive­ri seppellirono i laici nella cappella di Santa Maria, e poi trasportarono le salme dei due sacerdoti in diverse destinazioni: quella di don Pietro a Jujuy, dove venne seppellita solennemente nella chiesa maggiore di San Salvador, e quella di p. Solinas a Salta, seppellita nella chiesa dei Gesuiti.
I due sacerdoti vennero venerati subito come martiri della fede. E si volle ben presto introdurre la causa di beatificazione, ma poi non se ne fece nulla.
In tempi più recenti, autorevoli vescovi auspi­carono l'introduzione della causa. Il 17 mar. 1998 il vescovo di Oràn (Argentina), mons. Carguello, ha quindi chiesto il nulla osta alla Congregazione delle Cause dei Santi per poter istruire l'inchie­sta diocesana sulla vita e l'asserito martirio dei servi di Dio Pietro Ortiz de Zàrate, Giovanni Antonio Solinas e 18 compagni.


Autore:
Salvatore Bussu


Fonte:
Bibliotheca Sanctorum

______________________________
Aggiunto/modificato il 2008-12-15

___________________________________________
Translate this page (italian > english) with Google


L'Album delle Immagini
è temporaneamente
disattivato




CD immagini

Sostienici e avrai TUTTE le immagini di Santiebeati
Clicca qui per richiederlo

Home . Onomastico . Emerologico . Patronati . Diz.Nomi . Ricerca . Ultimi . Più visitati