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Guglielmina Marconi Fanciulla

Testimoni

Pisa, 2 febbraio 1898 - 22 giugno 1909


Guglielmina è stata chiamata la "mammina dei poveri e l'innamorata di Gesù". Ha passato su questa terra solo undici anni, ma ha sparso a tutti i tesori del suo animo ed è morta mentre adorava Gesù Ostia nel suo cuore.
Il 2 febbraio 1898, festa della Purificazione della Ma­donna, a Pisa, sboccia l'atteso fiore della famiglia Tacchi-Marconi.
La battezza lo zio, don Alfredo Marconi e la vezzeggiano tutti i parenti. I genitori sono buoni e si danno tutti all'amore della loro piccola creatura.
Ma presto la piccola Guglielmina non godrà più le tene­re carezze del babbo, né i caldi baci della sua mamma.
Guglielmina aveva sedici mesi quando suo babbo morì in seguito ad una caduta dovuta all'urto con un ciclista. Le rimaneva la mamma, ma anche questa, circa un anno dopo, le veniva a mancare.
- Vi raccomando Guglielmina. - disse ai familiari, la mamma morente - Abbiate la massima cura di lei, allon­tanatela dal male, evitatele ogni contatto pericoloso ed educatela santamente.
E Guglielmina a due anni e cinque mesi rimase con gli zii materni e in particolar modo con la zia Regina che le farà, in tutto, da mamma.
Nella bella villa dei Marconi, Guglielmina è il più bel fiore fra i mille fiori del vasto giardino. Calma e riflessiva per natura, è una bambina serena che piange pochissi­mo. Possiede un cuore d'oro e una volontà che senza por­tarla alla caparbietà, la porta, però, ad essere molto de­cisa. Cullata dalla tenerezza della nonna e delle zie, ride alla vita, ignara della sorte che le è toccata.
In casa saltella felice ed è sempre sorridente. Cerca con premura le immagini di Gesù e della Madonna, special­mente quella della sua bella Addolorata, per coprirla di baci e, in ginocchio, con le manine giunte e gli occhi rivolti al cielo, recitare l'Ave Maria e il Requiem per i suoi genitori. Così dall'età di due anni e mezzo in poi.
Se, andando a passeggio, sente delle brutte parole, di­venta pallida e, scuotendo la testa, fa osservare:
- Queste cose non si dicono!
Un giorno, a sette anni, è fuori con la zia. Ad un tratto sente un uomo bestemmiare. Senza dire nulla, si stacca dalla zia, va diretta da quell'uomo e con franchezza e dol­cezza insieme gli dice:
- Non bestemmiare. Il nome di Dio è fatto per essere lo­dato!
Lei loda sempre il nome di Dio e gioisce quando sente gli uccelli cantare.
- Sentite? - dice - anch'essi lodano il Signore.
Le piace tanto sentire parlare della religione. I suoi oc­chi neri sfavillano di gioia quando lo zio don Alfredo (Be-do come lo chiama lei), parla di Gesù Bambino.
A sera, quando i suoi piccoli occhi le si chiudono, si al­lontana dicendo:
- Ho sonno, vado a baciare Gesù di zio Bedo e poi vado a dormire.
Bussa piano alla porta della camera dello zio, chiede il permesso di entrare e con garbo si avvicina allo scrittoio. Prende in mano il crocifisso, lo ricopre di baci, lo saluta rispettosamente e quindi si reca nella cameretta dove c'è la statua dell'Addolorata. Ai piedi della statua dice le sue preghiere e poi va a letto, con il sorriso sulle labbra e te­nendo la corona del Rosario in mano.
A quattro anni va per la prima volta a scuola nell'Istituto delle Giuseppine. Possiede un'intelligenza vi­va e non fa fatica a studiare, dando spesso delle risposte spiritose che gli attirano l'ammirazione di tutti.
È buona con tutte, ma preferisce la compagnia delle più povere ed è lieta quando la domenica la zia Regina, che insegna catechismo in parrocchia, la porta con lei.
Ascoltando le lezioni di catechismo impara tante cose, gli piacciono di più le spiegazioni su Gesù Eucarestia. Desidera tanto che Gesù venga nel suo cuore, ma deve aspettare ancora alcuni anni per poterlo ricevere.
A cinque anni chiede di confessarsi e le viene concesso.
Delicatissima teme di non dire tutto a allora si confida con la zia Regina, dalla quale riceve le più confortanti rassicurazioni sulla bontà delle sue confessioni.
Nell'agosto del 1913, poco dopo la prima Confessione riceve il Sacramento della Cresima. Da quel momento, progredisce ogni giorno nella pratica delle virtù, perché, non si deve credere che Guglielmina fosse perfetta. In ca­sa, veramente, la ritengono tale ma, invece, deve lottare, specialmente per non assecondare la sua natura. Obbe­dire è quello che le costa di più e proprio per questo chiede sempre tutti i permessi.
Come a tutti i bambini la roba buona piace anche a lei, ma dall'età di quattro anni ha imparato a privarsene per amore di Gesù. Soprattutto al venerdì si dimostra di una generosità ammirabile. Osserva l'astinenza anche prima dei sette anni.
- Ma non vi sei obbligata! - le si fa notare.
- Lo zio Bedo dice che bisogna fare penitenza, - rispon­de lei - dunque devo farla anche io.
E per il suo "Padroncino", cioè per il Sacro Cuore, come lei lo chiama, si priva di tante cose che le farebbero pia­cere.
Gli zii non ricordano che abbia mai fatto un capriccio, né detto una bugia. Se hanno dovuto sgridarla qualche volta, è stato solo perché dava via ai poveri con troppa generosità.
I poveri sono, dopo Gesù, l'amore più grande di Gu­glielmina.
- Il mio Gesù e i miei poveri - diceva spesso per indicare tutta la sua passione.
- Me li manda Gesù - dice con gioia. E quando sente suonare il campanello va di corsa alla porta, sperando di vedere qualcuno dei suoi cari poveri.
Con essi si intrattiene lungamente, ascolta la storia del­le loro miserie, e chiede, per loro, aiuto ai suoi familiari che, lieti di vederla crescere buona, non glielo negano mai.
Un freddo giorno d'inverno bussò alla porta della villa una povera mamma che invano cercava di scaldare il suo bambino stringendolo al petto.
- Perché non le metti le scarpe? - domanda Guglielmi-na, vedendo il piccolo con i piedini lividi dal freddo.
- Signorina, il mio bambino non possiede le scarpe! Guglielmina si tolse immediatamente le sue e porgen­dole alla povera mamma, disse:
- Se gli stanno bene, tenetele pure. Sono contenta di dargliele.
Quando andava a passeggio con le zie era felice di poter incontrare dei poveri per dar loro l'elemosina, il suo sor­riso e le sue preghiere. Conservava i dolci che le venivano regalati e che poi distribuiva ai poveri che incontrava per strada.
- Zia, - diceva - a noi non manca nulla e abbiamo man­giato bene, ma questi poveretti hanno fame.
D'estate si recava, con le zie, a Viareggio per passarvi le vacanze. Le piaceva tanto il flusso e il riflusso delle onde.
- Com'è bello il mare! - esclamava spesso.
Un giorno, mentre è sul terrazzo dell'albergo, vede pas­sare sulla via una fanciulla della sua statura, che indos­sava un vestito tutto stracciato.
- Prendi - le dice, buttandole giù il vestito che si è tolta di dosso - è tuo!
- Io posso metterne un altro, - dice alla zia - ma quella poverina non ne ha nemmeno uno.
In casa Marconi, Guglielmina era l'incaricata di distri­buire l'elemosina. La fanciulla amava tutti i poveri, ma in particolare ne prediligeva uno, vecchio e cieco, chiamato Cintole si.
Un giorno Cintolesi si presentò alla porta di casa Mar­coni. Guglielmina andò in cucina, vide sul fuoco due bi­stecche, ne prese una e la portò felice al povero cieco.
Quando la cuoca ritornò in cucina e vide che sul fuoco c'era una sola bistecca , se la prese con il gatto che era lì vicino, ma Guglielmina la calmò subito:
- Il gattino sono stata io. - disse - ho dato la bistecca al povero Cintolesi.
La domenica le zie invitavano a pranzo una povera donna di quasi novant'anni, che viveva sola. Guglielmina le andava incontro festante, l'aiutava a salire le scale, se la portava in camera, in attesa dell'ora del pranzo, e a ta­vola era piena di premure per la sua vecchina.
Quanti di questi esempi sarebbero da ricordare nella vi­ta della cara fanciulla!
Un giorno del dicembre 1908, Guglielmina aveva la feb­bre molto alta. Cos'era successo? Entrando nella stanza dove teneva i giocattoli vi aveva scoperto un uomo che si era introdotto in casa con l'intenzione di rubare. Il ladro vistosi scoperto aveva tentato di imbavagliare la fanciulla per impedirle di chiamare aiuto, ma, fortunatamente, poi era fuggito.
Ma la paura per Guglielmina era stata tanta ed il suo cuore non aveva resistito. Fu costretta a mettersi a letto. Il medico che la visitò diagnosticò una lesione al cuore.
Passerà sette lunghi mesi tra acuti dolori, ma sempre con pazienza e serenità. Non può dormire, le ripugnano le medicine, il cuore le fa male, ma Guglielmina ripete sempre: - Tutto per Gesù!
Non fa mai un capriccio o un atto di impazienza. Non dice mai una parola sgarbata. Prega spesso e pensa sempre a tre cose: "Al suo Gesù che vuole ricevere nel cuore, ai suoi cari poveri che benefica anche dal letto, a gli amati genitori che andrà presto a trovare e ad abbrac­ciare in Cielo".
- Ma vuoi proprio fare la Comunione a letto? - le do­mandano, con emozione, i familiari.
- Sì, così vuole Gesù ed io desidero farla al più presto. Si decise di assecondare questo desiderio di Gesù e suo.
- Gesù mio - diceva Guglielmina - non sono degna che tu venga nel mio cuore, ma ti ricevo tanto volentieri e a-spetto da te tante grazie.
Nel suo candido lettino, vestita di bianco, con un nastro azzurro tra i capelli neri, Guglielmina attendeva il suo Gesù. E Gesù venne, accompagnato solennemente da tutte le fanciulle della parrocchia che si preparavano alla prima Comunione.
Quante dolci parole si saranno scambiati Gesù e Gu­glielmina!
La fanciulla restò per molto tempo come in estasi. La chiamavano e non rispondeva, le accarezzavano il viso e lei rimaneva immobile, con le braccia incrociate sul petto e gli occhi chiusi.
I familiari incominciavano a preoccuparsi, ma Gugliel­mina aprì gli occhi e sorrise, dicendo:
- Sono con Gesù! Ho il mio Gesù, il mio Signore. Le offrirono molti ricordi, e lei ringraziò commossa.
- Che cosa gradisci, Guglielmina? - domandò un paren­te, offrendole un bel regalo.
- Il più bel regalo che tu possa farmi è di ricevere la Comunione anche tu.
Ai medici e a quanti andavano a trovarla, parlava del suo Gesù e raccomandava a tutti di riceverlo spesso e bene.
Intanto il male si aggravava. I suoi occhi neri, sempre così vivi, sembravano fossero diventati più grandi nel vi­so che era molto dimagrito. Il 21 giugno Guglielmina si aggravò. Le fu amministrata l'Estrema Unzione e le si diede la benedizione apostolica con l'indulgenza plenaria. Guglielmina era tutta un sudore, teneva gli occhi chiusi e sembrava dovesse spegnersi da un momento all'altro. All'alba del giorno dopo sembrò destarsi.
- Datemi Gesù ancora una volta - disse, con voce soa­ve. Poi si riaddormentò.
- Gesù è sempre con te - gli dicevano i familiari, cer­cando di calmarla, ma lei scuoteva la testa.
- No, voglio Gesù Ostia, Gesù Sacramentato. Presto! Poi andrò in Cielo.
Il parroco che assisteva Guglielmina le portò subito la santa Comunione.
- Vieni, Gesù, vieni! - sospirava Guglielmina. Ricevuto Gesù, Guglielmina strinse le mani al petto echiuse gli occhi. Qualche istante dopo piegò la testa bru­na in avanti e rimase così, addormentata per sempre con il suo Gesù. Era l'alba del 22 giugno 1909.
Dal Cielo la cara fanciulla ama eternamente il suo Gesù e da lassù prega per i suoi cari poveri che ha tanto bene­ficato in terra.


Autore:
Maria Cecilia Calabresi


Fonte:
Come fiori per Gesù

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Aggiunto il 2008-12-24

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