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Vincenzina Carminati Adolescente

Testimoni

Bergamo, 7 gennaio 1907 - 9 gennaio 1920


"Mamma, dì al Padre che la Beata Imelda è poco cono­sciuta e che bisogna farla conoscere". Queste sono le pa­role di una fanciulla morente: Vincenzina Carminati.
Venne alla luce a Bergamo, il 7 gennaio 1907, e con il suo bel sorriso di bimba rallegrò per l'unica volta la sua piccola casa. Il babbo era lontano per lavoro e seppe del­la nascita della sua creatura, ma non la vide mai né mai riuscì ad accarezzarla, perché rimase vittima del famoso terremoto di Messina. La mamma, rimasta sola, trovò consolazione nei caldi baci della sua unica figliola, nelle sue sincere manifestazioni d'affetto e nelle sue delicatez­ze.
- Mamma, - le scrisse una volta - dopo Gesù e Maria nel mio cuore ci sei tu. Dunque vedi che ti amo tanto...
L'amava veramente tanto, non solo a parole, ma con i fatti. Per questo era sempre obbediente e rispettosa.
Qualche volta la mamma la correggeva su cose di cui Vincenzina non aveva colpa.
Vincenzina ascoltava in silenzio, ma i grandi occhi neri le si inumidivano di lacrime ed essa, addolorata per aver recato dispiacere alla mamma, diceva tutto al suo Gesù.
- Ma perché piangi così, Vincenzina? - domandò un giorno la mamma in una di quelle circostanze.
- Perché ti ho dato un dispiacere, ma io non so nulla di ciò di cui mi hai rimproverato.
- E perché non ti sei difesa?
La bimba guardò dolcemente la mamma e disse:
- Difendermi? A me non sembra giusto rispondere quando la mamma sgrida o castiga.Chi gitalo aveva insegnato? L'aveva compreso da sola, perchè pregava sempre bene, e il Signore fa comprendere tante cose ai bambini che pregano.
Nel gennaio del 1914, nella parrocchia di Vincenzina si teneva un corso di sacre missioni. La bimba aveva sette anni e già da qualche settimana aveva iniziato a confes­sarsi. Dopo aver preso parte a tutte le funzioni religiose, volle fare la sua confessione sacramentale.
La Confessione, però, durava da un po' di tempo e la mamma di Vincenzina era preoccupata.
Finalmente la fanciulla si alzò dal confessionale.
- Mamma, - le disse appena tornata al suo posto - il padre missionario ha detto che deve parlarti e che tu va­da da lui.
Il timore che la sua Vincenzina avesse commesso qual­che cattiva azione, la mise in angoscia.
Ma tutto scomparve quando il padre missionario le chiese, con volto sorridente:
- È lei la mamma fortunata di quell'angelo?
Il sacerdote era rimasto colpito dal candore e dall'intelligenza precoce della fanciulla ed aveva creduto bene suggerire alla sua mamma i mezzi più opportuni per educarla convenientemente.
Nella casetta silenziosa Vincenzina siede spesso accan­to alla sua mamma.
- Mamma, raccontami una storia.
E la mamma le narra episodi della vita di Gesù, di san Domenico, di san Luigi, di sant'Agnese, di san Tarcisio, destando sempre un crescente interesse nella sua bam­bina. Ma ciò che le piace di più è sentire parlare dell'Eucarestia. Ha un'attrattiva naturale verso Gesù nel Tabernacolo.
- Com'è buono Gesù! Come ci deve amare per rimanere sempre con noi, per venire nel nostro cuore!...
Spesso la mamma la sorprende con le labbra in movi­mento:
- Cosa fai, Vincenzina?
- Faccio la Comunione spirituale... ringrazio Gesù che è venuto nel mio cuore.
A cinque anni, istruita dalla mamma, praticava già tan­te Comunioni spirituali.
In chiesa voleva essere portata vicino a Gesù. Con le manine giunte, fissava il Tabernacolo e pregava senza voltarsi in giro.
Quando la mamma tornava dalla Comunione, Vincen-zina le si stringeva talmente vicino da farla quasi cadere fuori dalla panca.
- Perché fai così, Vincenzina? - le chiese un giorno la mamma, stupita per questo suo comportamento, che le sembrava irriguardoso.
- Oh, perché voglio stare più vicina a Gesù che è nel tuo cuore.
Per lei era sempre una festa andare a trovare Gesù, tanto più quando era esposto solennemente.
In una di queste occasioni la mamma non l'aveva por­tata con sé. Allora la bimba prese un ritaglio di carta e scrisse quanto segue:
"Alla cara mammina mia, che amo di immenso affetto, gli auguri più belli e cari. Gesù ti renda felice e ti consoli con il far crescere la tua Vincenzina tanto buona e obbe­diente, cara a lui e a te. Lascia, cara mamma, che ti dica che credevo di venire a fare l'ora di adorazione con te, e tu invece me l'hai fatta. Te ne sei andata senza fare ru­more. Ho trovato il tuo biglietto: «Mamma viene subito. Fa il tuo compito e sii buona». Ho chiesto a Caterina dove eri e si è messa a ridere. Ho guardato nel tuo comodino e non vi era il tuo libro ed ho compreso. Vedi? Tu credi che io mi stanchi, ma invece no: mi fai un regalo quando mi lasci venire con te a trovare Gesù. Io però ti voglio bene ugualmente e ti bacio mille volte. La tua Zina".
Vincenzina aveva un temperamento espansivo. Appena fu capace di scrivere cominciò a fare delle gradite sorpre­se alla sua mamma. Aspettava che uscisse e poi, sopra dei fogli qualunque, scriveva letterine spontanee, sempli­ci propositi, espressioni affettuose e, al momento oppor­tuno, le nascondeva sotto il piatto della mamma. Com'era felice quando vedeva la mamma leggere le sue parole.
Aveva sentito narrare la vita della piccola Beata Imelda Lambertini e, come lei, Vincenzina amava Gesù Eucari­stia e desiderava ardentemente riceverlo nel suo cuore.
Finalmente il suo giorno stava per arrivare. Il suo cuore scoppiava dalla gioia. "Mamma - scriveva alla vigilia del grande giorno - domani riceverò per la prima volta Gesù nella Santa Comunione! Mamma, come sono felice! Mam­ma cara, dirò a Gesù quello che tu mi hai insegnato. Sì, lo pregherò tanto per te e per tutti i miei cari. Dirò a Ge­sù che voglio essere sempre sua, che mi faccia morire piuttosto che offenderlo con il peccato mortale. Darò a Gesù tutto il mio cuore...".
Ma l'alba del 16 aprile 1914 sembrava non volesse mai spuntare. Alle tre di notte Vincenzina era in piedi.
- Ma è troppo presto, Zina, torna a dormire. Ti chiame­rò io.
Vincenzina tornò a letto, ma non riuscì più a prendere sonno. Finalmente venne l'ora tanto attesa.
Gesù, finalmente, era nel cuore di Vincenzina. I battiti del suo cuore si confondevano con i battiti del Cuore di Gesù. Che cosa avrà detto Gesù a Vincenzina in quel primo incontro? Forse che era contento di lei? Che conti­nuasse ad essere buona? Che presto sarebbe andata con lui, in Cielo?
La Beata Imelda era morta subito dopo la Comunione. Vincenzina desiderava di "morire con Gesù nel cuore", ma Gesù la volle compagna nella sofferenza per portarla, poi, con lui, in paradiso.
Un giorno, erano passate poche settimane dal felice giorno della prima Comunione, la fanciulla si mise a letto con la febbre alta. Si trattava di tifo, una malattia molto seria che fece tanto temere per la sua vita.
"Piuttosto che cattiva, meglio la morte, perchè ci aspet­ta il paradiso!", disse la mamma in quella circostanza. Vincenzina ricorderà sempre queste parole. Gesù volle guarirla dal tifo, ma per permettere che soffrisse mag­giormente.
Le sofferenze sono doni di Gesù come sono suoi doni le gioie, poiché soffrendo noi somigliamo a lui e meritiamo il paradiso. Sono poche le anime che comprendono questo. Vincenzina lo capiva e perciò non si lamentò mai per il suo male.
Per rimettersi dal tifo era stata mandata a Varazze. Da lì, il 14 luglio 1915, scriveva alla sua mamma: "Faccio spesso la Santa Comunione, mi ricordo sempre dell'Angelo Custode ed anche di Domenico Savio e della cara Imelda. Quando verrò a casa vedrai come sarò buo­na, studiosa e obbediente. Gesù non è contento delle bambine che danno dei dispiaceri alla mamma ed io vo­glio che Gesù sia contento della sua Vincenzina".
Un male implacabile si era impossessato del debole or­ganismo di Vincenzina: la tubercolosi ossea. Si cercò di giovarle facendole cambiare clima, portandola al mare, ma tutto fu inutile. Vincenzina soffriva e il male si aggra­vava. Fu ricoverata nell'Ospizio di san Vincenzo a Torre Bordone. La separazione dalla mamma fu, per la fanciul­la che aveva dieci anni, molto dolorosa, ma per non af­fliggere la mamma e per far contento Gesù, si sforzò di dimostrarsi serena, anzi trovò la forza perfino di scherza­re.
Dopo più di un anno tornò in famiglia, ma per breve tempo. Il male insidioso e crudele la minava continua­mente e il suo braccio sinistro era ormai immobile.
Vincenzina soffriva, ma con visibile serenità:
"Soffro per amore di Gesù, - diceva - in riparazione del­le offese che si fanno al Signore, e per il Papa".
Al Papa voleva tanto bene a quando sentiva qualcuno che ne parlava male interveniva con franchezza e inge­nuità:
- Di queste cose non bisogna parlarne!
"Ho pregato per il Papa - scrive il giorno della sua pri­ma Comunione - Poverino! Gli dicono tante brutte cose (e pensava alla lotta della massoneria contro la Chiesa), ma sono certa che Gesù lo benedirà e lo assisterà sempre!
Se qualcuna, nell'Ospizio, non voleva ricevere i Sacra­menti, Vincenzina la esortava e diceva: "Offro i miei pa­timenti a Gesù per te". E soffriva veramente tanto! Ma cos'era la sua sofferenza in confronto a quella di Gesù?
"Gesù ha sofferto ben altro che questo!", diceva, con un sorriso, alle compagne quando si interessavano alla sua salute.
Qualche mese prima della sua morte, Vincenzina rice­vette una grande grazia. Aveva sempre detto che si sa­rebbe fatta suora domenicana, ma, siccome la sua salute non glielo permetteva, accettò con gioia la proposta di di­ventare Terziaria domenicana. E fu felice del nome che le fu imposto: suor Imelda.
- Ormai sono tutta di Gesù - esclamò. Aveva 13 anni. Dopo qualche giorno offrì a Gesù il giglio del suo cuore e si consacrò a lui con il voto di verginità. Era felice e pensò ancora cosa potesse offrire al suo Gesù. Qualche volta aveva curato troppo l'aspetto dei suoi capelli. Li fece tagliare per offrirli in sacrificio a Gesù. Poi volle privarsi dei suoi orecchini d'oro per farne dono a Maria Vergine. Aveva sempre amato tanto la Madonna e tutti i giorni re­citava il Rosario in suo onore e le offriva qualche sacrifi­cio. Poteva la Madonna non essere contenta di quel fiore vivente?
Il 7 gennaio Vincenzina è morente e la sua mamma è presso di lei. Improvvisamente la fanciulla sorride, pro­nuncia delle parole, volgendo lo sguardo verso la finestra.
- Cosa dici, Vincenzina? - domanda la mamma.
- Vedo la mia Imelda... le ho detto di portarmi in para­diso con Gesù...
- E che ti ha risposto?
- Di avere pazienza per due giorni.
La mamma trepidò, nell'attesa del momento che il suo cuore avrebbe voluto allontanare.
Passarono i due giorni e Vincenzina sapeva che quel 9 gennaio 1920 sarebbe stato il suo ultimo giorno. La mamma, invece, ingannata dall'apparente miglioramento, si era allontanata per andare, per un breve momento, a casa.
Alle sei di sera, Gesù venne a prendere "la sua sposina" come la fanciulla stessa diceva di essere. Vincenzina ed Imelda si trovarono unite per sempre, nell'adorazione di Gesù che avevano tanto amato nell'Eucarestia e dal qua­le avevano imparato a soffrire, essere virtuose e a sorri­dere sempre.


Autore:
Maria Cecilia Calabresi


Fonte:
Come fiori per Gesù

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Aggiunto il 2008-12-24

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