Giacinto Carlo Bianchi nacque il 15 agosto 1835 a Villa Pasquali, piccolo centro agricolo della Bassa mantovana in diocesi di Cremona. Primogenito di una numerosa famiglia contadina, sentì ben presto la vocazione al sacerdozio e il desiderio di diventare missionario. Superò le difficoltà legate alla condizione economica della famiglia e all’età di 17 anni entrò nel seminario diocesano di Cremona. Ordinato sacerdote il 29 maggio 1858, per alcuni anni svolse il ministero nei paesi limitrofi a Villa Pasquali e tentò di iniziare un’esperienza comunitaria, la Casa di Lavoro per donne, che verrà ostacolata e fatta chiudere dagli anticlericali. È costretto ad abbandonare la sua diocesi e a rifugiarsi a Genova, dove viene accolto dal grande maestro di ascetica, il priore di Santa Sabina don Giuseppe Frassinetti, di cui divenne stretto collaboratore. Si inserì nella realtà ecclesiale cittadina e frequentò le opere della beata Eugenia Ravasco, che aveva intuito la chiamata soprannaturale ascoltando proprio una predica di don Giacinto. Il capoluogo ligure fu la sua seconda patria: da qui partiva per l’intenso ministero di predicatore in Italia, Francia e Svizzera. Nel 1868 si imbarcò per il suo primo viaggio in Palestina e ne restò affascinato. Nel 1870 chiede di essere accolto tra i gesuiti, e vi resterà per circa due anni. Nel 1872 viene mandato a Pigna, nell’entroterra ligure al confine con la Francia, dove costituisce la Pia Unione delle Figlie di Maria e di S. Agnese, divenendo guida spirituale delle numerose giovani ascritte. Agli inizi del 1876 venne a sapere che don Antonio Belloni, missionario genovese in Terra Santa fin dal 1859, aveva necessità di personale per il suo orfanotrofio di Betlemme. Don Giacinto ascolta questo appello e lo rilancia alla sua comunità di Pigna. La proposta viene subito accolta da Caterina Orengo, che con altre quattro ragazze nell'agosto partono per l'Oriente. È il primo nucleo delle Figlie di Maria Missionarie, che già agli inizi assunsero lo spirito e lo stile della Vergine per vivere il proprio carisma missionario. Don Giacinto restò a Pigna per circa sette anni e in questo periodo incontrò anche difficoltà e incomprensioni, che sfociarono persino in una ingiusta carcerazione per l’infondata accusa di appropriazione indebita. Ma Don Giacinto era l’uomo della carità e del perdono: accettò tutto con fortezza e coraggio, sempre sostenuto da una profonda vita di preghiera. Nel 1892 le Figlie di Maria Missionarie furono costrette a rientrare in Italia, e trovarono in don Giacinto un padre sollecito e generoso, capace di consolidare il nascente istituto ed espanderlo fino alla Sicilia. Egli continuava anche l’intensa attività di predicazione in molte diocesi italiane e presso gli emigranti in Svizzera e Germania, fedele alla missione sacerdotale di «nutrire della Parola di Dio i popoli», come definiva il suo ministero Nel 1890 la Congregazione di Propaganda Fide lo nominò Missionario Apostolico. Nel 1901 aveva riscattato la casa paterna per istituire il noviziato del suo istituto. Qui si ritirò nel 1911, quando le condizioni di salute non gli permisero di continuare il faticoso impegno di predicatore. Nel paese natale iniziò ad erigere un oratorio dedicato a S. Ermelinda, vergine belga del IV secolo scelta a protettrice delle Figlie di Maria Missionarie. Ma una benefattrice di Genova non poté mantenere le promesse e la costruzione non giunse al termine; fu demolita nel 1925. Don Giacinto morì assistito dalle sue Figlie e confortato dal loro amore: era l’11 febbraio 1914, festa della Madonna di Lourdes. Era sempre vissuto povero e nella provvisorietà, dimentico di sé e pronto a sollevare, consolare, aiutare il prossimo. Ogni circostanza, favorevole o avversa, diveniva per lui provvidenziale occasione di testimoniare una fiduciosa speranza in Dio. La sua spiritualità si caratterizzava per un tenero amore a Maria, che fin dalla fanciullezza aveva orientato tutta la sua vita. La fama di santità si diffuse ben presto, tanto che all’inizio del 1915 uscì una sua prima biografia, Storia di un buon prete dei nostri giorni, scritta dal canonico genovese G. B. Revelli. Ma le difficoltà dei tempi, segnati dalle due guerre mondiali, fecero ritardare al 1949 l’apertura del processo ordinario presso la diocesi di Cremona. Questa prima fase fu piuttosto lunga, poiché terminò solo nel 1962. Nel 1974 la salma di don Giacinto fu traslata a Roma e nello stesso anno si concluse con esito positivo il processo sui suoi scritti. Il 17 maggio 1991 la Congregazione delle Cause dei Santi riconobbe la validità degli atti e nel maggio 1993 fu presentata la Positio, che raccoglie molte testimonianze di persone che lo conobbero direttamente. Il 6 dicembre 2008 Benedetto XVI ha proclamato l’eroicità delle virtù di don Giacinto Bianchi. Le Figlie di Maria Missionarie, da lui fondate, oggi sono presenti in Italia, Brasile, Ecuador, Repubblica Centrafricana e Costa d’Avorio con opere di educazione alla fede e promozione umana, particolarmente rivolte alla donna.
Autore: A. Papa e F. Fabrizi
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Aggiunto il 2009-01-13
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