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San Godescalco Re dei Vendi, martire

7 giugno

† Lenzen, 7 giugno 1066


Figlio del duca Udo o Utone, che ancora nei primi anni dell'impera­tore Corrado II governava gli Obodriti e i Vagri, Godescalco venne educato sin dalla nascita nella religione cristiana, dapprima in famiglia, quindi nel mona­stero di S. Michele a Liineburg. Alla morte del padre, assassinato per mano di un sassone, il quale voleva vendicarsi della tirannia e della crudeltà di Udo, qualificato peraltro dal cronista Adamo di Brema come male christianus, Godescalco, sacrificando la sua fede alla vendetta, abiurò al Cristianesimo e, postosi alla testa della sua gente, si unì ad altri principi pagani per andare contro i Sassoni. Combatté a lungo contro di essi portando nella loro terra distruzioni e morte, finché, cedendo al rimorso per tanti dolori e rovine arrecati si arrese al duca di Sassonia Bernardo II, il quale, dopo averlo tenuto prigioniero per qualche tempo, lo spedì in Danimarca. Postosi quivi al servizio del re Canuto II il Grande, andò con lui a combattere in Inghilterra (ca. 1030), dove si comportò da valoroso, facendosi ammirare anche per le sue ottime qualità, si da conquistare tutta la stima e la considerazione del re, di cui sposò in seguito la pronipote Syritha.
Dopo la morte di Canuto (1035) e di suo figlio Harold Hanfoot (1040), Godescalco tornò nella terra natale e, messo su un esercito con la sua gente, intraprese la conquista delle altre popolazioni slave (Obodriti, Pòlabi, Vagri, Liutizi, ecc.), che ben presto sottomise tutte al suo dominio, facendosi in pari tempo riconoscere come loro signore anche da gran parte dei Sassoni. Con le sue conquiste Godescalco riuscì a formare nel 1043 un vasto e ben organiz­zato regno, per cui non ci fu allora tra gli slavi sovrano più potente di lui, come lasciò scritto il succitato Adamo di Brema.
Ritornato nuovamente al Cristianesimo sin dal tempo della sua prima dimora in Danimarca, Godescalco favorì grandemente l'evangelizzazione del popolo, facendo costruire nei suoi domini molte chiese e ordinare sacerdoti, adoperandosi sempre senza posa per la conversione dei suoi sudditi ancora idolatri. Per conservare poi tra loro il fervore della fede cristiana, fondò i vescovati di Oldenburg, di Mecklenburg e di Ratzenburg, istituì numerosi monasteri in varie altre città ed inviò fin nelle più lontane regioni del suo vasto stato (corrispondenti alle odierne Pomerania e Holstein) schiere di mis­sionari, tra i quali si distinse per zelo apostolico Giovanni lo Scozzese, che da solo battezzò migliaia di pagani. Con questi missionari viaggiava sovente lo stesso Godesalco, facendo talvolta anche da interprete durante la loro predicazione.
Uno zelo cosi ardente in favore della diffusione della religione cristiana non poteva ottenere miglior premio della corona del martirio, che Godescalco, il pio re, cinse infatti il 7 giug. 1066, allorché cadde vittima di una violenta reazione pagana (interfectus est a paganis) e fu ucciso in odio alla fede cattolica a Lenzen sull'Elba, mentre si trovava in chiesa. Con lui subirono la stessa gloriosa sorte il sacerdote Ebbone (o Eppone), che fu addirittura trucidato sull'altare e molti altri ecclesiastici e laici. Venerato subito come santo, Godescalco ebbe culto pubblico in mol­tissime chiese dell'Europa settentrionale; se ne celebra la festa il 7 giug., giorno commemorativo del suo martirio.


Autore:
Niccolò Del Re


Fonte:
Bibliotheca Sanctorum

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Aggiunto/modificato il 2009-03-02

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