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Monsignor Guglielmo Pistone Parroco

Testimoni

Bra, Cuneo, 29 gennaio 1910 - Torino, 5 aprile 2009


La recente scomparsa di Mons. Guglielmo Pistone ha riportato agli onori della cronaca questa figura di sacerdote, indubbiamente uomo di Dio e, necessita sottolinearlo, di Maria sua Madre, nel cui segno si sono compiuti il suo pellegrinaggio terreno ed il suo ministero sacerdotale.
Nato a Bra il 29 gennaio 1910, intraprese gli studi filosofici e teologici presso il Seminario del Cottolengo di Torino. Questo fu per lui un momento fondamentale nella sua formazione al sacerdozio, del quale ricorderà per tutta la vita la devozione e l'apertura spirituale che gli vennero trasmessi dal suo “maestro” Ven. Francesco Paleari. Ancora chierico, fu assistente dei compagni più piccoli ed insegnante di materie letterarie, avendo come allievi alcuni futuri vescovi piemontesi.
Ordinato sacerdote, fu chiamato a ricoprire lui stesso ruoli formativi nel Seminario Maggiore di Torino prima quale assistente e poi vicerettore. Insigne musico, compose non pochi inni liturgici che, insegnati ai chierici, presto si diffusero nell'intera diocesi.
Parroco per diciassette anni a Cercenasco, dall'8 settembre 1963 Don Pistone fu chiamato a raccogliere l'eredità del Canonico Luigi Paviolo quale parroco e vicario zonale di Settimo Torinese: all'apostolato in questa città dedicò da allora il resto della sua vita. Era veramente un'eredità pesante: il Canonico Paviolo, prevosto dei poveri, aveva lasciato dietro di sé una fama di santità anche con l'eroico gesto di proporsi quale ostaggio dei tedeschi in sostituzione di un gruppo di suo parrocchiani condannati a morte. Inoltre la città di Settimo, allora sobborgo della prima cintura di Torino, era una grande cantiere ed andava sviluppandosi a vista d'occhio per la forte immigrazione di popolazione da ogni regione d'Italia. In questo ambiente nel quale si trovò ad operare si manifestavano con prepotenza tutte le contraddizioni originate dalla continua crescita demografica. In quegli anni la parrocchia madre di San Pietro in Vincoli fu ridimensionata nei suoi secolari confini e videro la luce nuove parrocchie di periferia, prima nel 1965 San Giuseppe Artigiano e Santa Maria Madre della Chiesa, poi qualche anno dopo nel 1976 San Vincenzo de' Paoli.
Il Capitolo Metropolitano del Duomo di Torino elesse il Canonico Pistone curato della Cattedrale, ma egli rifiutò onde non lasciare la popolazione settimese in quel momento tanto travagliato. Aperto alle prospettive del Concilio Vaticano II, seppe tradurne le indicazioni nella vita parrocchiale nell'ottica dell'ermeneutica della continuità, fedele alla tradizione più autentica della Chiesa. In tale ottica, per sua iniziativa, furono riordinate ed esposte alla pubblica venerazione le reliquie dei cosiddetti “Corpi Santi”, martiri patroni della città.
Impegnato ad offrire riferimenti consolidati alla sua comunità, contrastò la serpeggiante crisi di valori e di ideali, costantemente animato da un profondo spirito ottimistico e senza mai prendere in prestito metodi ed atteggiamenti propri di altre ideologie. Sul fronte sociale Don Pistone diede dunque il via ad opere destinate a lasciare il segno nella vita cittadina, quali la scuola professionale intitolata a Don Paviolo, oggi nota come Enaip, ed il centro sportivo parrocchiale Eureka. Nella ferma convinzione che la moderna società possa produrre l'emarginazione più spietata, mai trascurò i problemi dei più bisognosi, aprendo sempre la canonica a tutti coloro avessero avuto bisogno anche di aiuti immediati e con l'iniziativa della Minestra del Povero.
Nei suoi lunghi anni di ministero parrocchiale, un giorno si presentarono a lui tre ragazze che coltivavano il desiderio di consacrrsi al Signore. Lo zelante parroco non mancò di dare loro tutto il sostegno necessario e nacquero così le Suore Oblate del Cuore Immacolato di Maria, presenti oggi in Italia, Albania, Romania, India e Filippine. A Settimo Torinese sorse le loro Casa Generalizia e qui Don Pistone volle ritirarsi quando nel 1987 furono accettate le sue dimissioni per raggiunti limiti d'età. Oltre a collaborare ancora per anni nei giorni festivi con la nuova chiesa della Consolata, sorta in un nuovo quartiere popolare ed affidata ad un diacono permanente, ricoprì dunque l'ufficio di cappellano delle suore del cui sviluppo nella città di Settimo era stato attivo fautore. Questa nuova missione, lungi dall'essere concepita da lui come un pensionamento, fu ancora un periodo molto fruttuoso della sua vita sacerdotale, a beneficio dei fedeli che numerosi sono sempre accorsi onde affidarsi alle sue cure pastorali. Nel 1991 fu innaugurata la nuova chiesa ed in tale occasione il Cardinale Giovanni Saldarini, a riconoscimento della sua grande opera, gli conferì il titolo di Monsignore. Fortissimo nella fede eucaristica e certo dell'importanza del Crocifisso nella vita liturgica, fu grande devoto di Maria, “Madre di Dio e mamma nostra”. Dal santuario della Madonna dei Fiori di Bra, suo paese natale, fece arrivare un innesto del pruno miracoloso, che anche a Settimo ogni anno fiorisce in pieno inverno.
Trascorse gli ultimi mesi di vita, colpito da malattia, presso il Cottolengo di Torino. E' tornato a Dio all'alba del 5 aprile 2009, Domenica delle Palme. Alle esequie, celebrate dal Card. Severino Poletto, tutta la città, la città di ieri e la città di oggi, si è stretta attorno a colui che le è stata “padre” nella fede proprio nel difficile periodo di un passaggio epocale.
“Un esempio da seguire” ha titolato un settimanale locale l'articolo in memoria di Mons. Guglielmo Pistone. In effetti questa può a pieno titolo essere una sua ottima definizione, un modello da imitare, un'icona del sacerdozio per le nuove generazioni alla vigilia dell'Anno Sacerdotale indetto da Papa Benedetto XVI.


Autore:
Fabio Arduino

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Aggiunto il 2009-04-21
Letto da 122 persone

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