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Mons. Paolo Maurizio Caissotti Vescovo di Asti

Testimoni

Torino, 1726 - Asti, 8 agosto 186


Nato a Torino nel 1726 da Francesco Antonio, conte di Chiusano, eda Maria Teresa Orsini di Rivalta, frequentò tra il 1736 e il ‘42l’Accademia Reale, si laureò in utroque iure nel 1746 pressol’Università di Torino e nel 1750 conseguì la laurea in Teologia,diventando sacerdote l’anno seguente. Personalità schiva e modesta,rifiutò il canonicato, e pochi mesi dopo entrò nella Congregazionedell’Oratorio di Roma: «...andò come egli diceva a seppellirsi nellaCongregazione dell’Oratorio di Roma ed a ricominciare gli studiecclesiastici nella scuola di que’ distinti personaggi, per cuiChiesanova aveva tanto lustro». Qui prestò assistenza negli ospedalidi Roma, assumendo la carica di Prefetto dell’Oratorio, fino al febbraiodel 1762, quando ricevette la nomina a vescovo di Asti e fu consacratodal cardinale Niccolò Acciaioli. In un primo tempo aveva rifiutatol’incarico asserendo di non sentirsi in grado di svolgerne al meglio le funzioni, e solamente l’intercessionedel pontefice Clemente XIII lo fece ritornare sulla propria decisione. Pochi anni prima, nel 1748, dallaCongregazione dell’Oratorio Romano era stato fu scelto come vescovo di Novara il fossanese p. GiovanniBattista Baratta (1691-1748).
Il suo episcopato astese si distinse per l’indizione della visita pastorale nel 1768, la rinuncia in favoredella Stato ai feudi della mensa vescovile nel 1784 – ottenendo, insieme ad un annuale compensofinanziario, il titolo e la dignità di Principe per il vescovo di Asti –, la celebrazione nel 1785 del Sinododiocesano, la costruzione del nuovo edificio del seminario, gli interventi nellaricostruzione dell’abside del Duomo tra il 1764 ed il 1769 su disegni dell’architettoBernardo Antonio Vittone.
Si rivelò un vescovo caritatevole e munifico: provvide di dote le fanciullepovere ed intervenne più di una volta distribuendo cibo e denaro alla popolazioneaffamata, impegnando l'argenteria della sua cappella privata e vendendoperfino la posateria ed i mobili della sua mensa. Nel 1775 instituì la scuoladella “Mendicità istruita” e nel 1784 l’istituto per le “orfane di padre”,chiamato poi “Opera Pia Caissotti”, ampliato in seguito da Monica Maillard eCarlo Giacinto Alfieri, rispettivamente madre e patrigno di Vittorio Alfieri.Morì in Asti l’8 agosto 1786 e il suo corpo, imbalsamato, fu tumulato in cattedrale.
Il nome di mons. Caissotti viene citato, accanto a quello di Marc’Antonio Balbis Bertone, vescovo diNovara, Giuseppe Andoja , vescovo di Tortona, Michele Casati vescovo di Mondovì, Gian Battista Orlieé diSt. Innocent, vescovo di Pinerolo, che si opposero alle tendenze benigniste espresse in particolar modo dallaCompagnia di Gesù. Tutti questi prelati vennero “etichettati” come giansenisti, ma si sa che l’espressione, inquesto contesto, non significa adesione alle dottrine condannate dalla Chiesa, ma un’impostazione di rigoremorale che si oppone alla tendenza principalmente gesuita di adottare dottrine particolarmente lasse e diutilizzare nel confessionale principi basati sul probabilismo.


Autore:
Mons. Edoardo Aldo Cerrato CO


Fonte:
www.oratoriosanfilippo.org

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Aggiunto/modificato il 2009-04-27

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