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Venerabile Elisabetta Maria Satoko Kitahara Laica

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Tokyo, Giappone, 22 agosto 1929 - 23 gennaio 1958

Papa Francesco l'ha dichiarata Venerabile il 22 gennaio 2015.



Nacque a Tokyo il 22 ago. 1929 da Kitaha-ra Kimschi, docente universitario, e da Ei Matzura. Nel­la famiglia trascorse una fanciullezza serena educata nel­la religione buddhista e avviata agli studi. Coinvolta poi nel dramma della guerra mondiale e costernata dalla tra­gedia della patria, formulò per sé e per altri questo pro­gramma di vita: «Coscienti del giorno della ripresa, sforziamoci di agire». Concluse gli studi laureandosi presso l'Istituto Superiore Femminile di medicina (Schova); nel contempo, attratta dalla sublimità della re­ligione cristiana, frequentò i corsi di dottrina cattolica nella scuola delle Missionarie Mercedarie. Ricevette il battesimo il 30 ott. 1949 assumendo il nome di Elisabet­ta, cui in seguito aggiunse quello di Maria per la singo­lare devozione che nutriva per il mistero dell'Immacola­ta Madre di Dio.
L'attuazione del suo programma di vita illuminato ormai dalla fede divenne per lei una inderogabile esigen­za cristiana. Nel 1950, per rendersi utile a coloro che la guerra aveva duramente colpito e costretto a vivere in estrema indigenza, iniziò a collaborare nelle opere cari­tative organizzate da fra Zeno della Missione dei Frati Minori Conventuali istituita da s. Massimiliano Maria Kolbe. La zona di Tokyo detta Arinomachi (Villaggio delle Formiche: cioè di uomini abbandonati, di sfollati subito dopo la guerra, anonimi come le formiche), dove intere famiglie e persone di ogni età, povere ed emargi­nate, si erano rifugiate e organizzate per ricavare da vi­vere mediante la raccolta e la rivendita di rifiuti cercati per le vie della città, divenne il campo dell'apostolato di Elisabetta Maria Satoko. Qui tra le altre virtù cristiane rifulse la carità eroica della serva di Dio verso i bisogno­si cui prodigò assistenza spirituale e materiale con am­mirevole dedizione. Per essere pienamente solidale con loro abbandonò definitivamente la famiglia, le comodità della condizione agiata, e le prospettive di una brillante carriera nella società, e si trasferì ad Arinomachi dove, totalmente dedita a Dio e al prossimo, visse tra i poveri fino alla morte.
Con straordinaria abnegazione si dedicò alla promo­zione umana e cristiana dei poveri di Arinomachi e spe­cialmente dei bambini, sostenuta sempre da fede viva e ardente preghiera, e da una fervida devozione alla Vergi­ne Immacolata. Eresse una cappella come luogo di pre­ghiera e di istruzione cristiana che divenne il centro spi­rituale di Arinomachi dove molti si convertirono alla fe­de cattolica e ricevettero il battesimo. Dopo un periodo di attività febbrile, Elisabetta Maria, colpita da tuberco­losi per le fatiche e gli stenti, si senti costretta a ridurre il suo lavoro; e infine si raccolse tutta in se stessa e in Dio, lieta di potersi dedicare alla preghiera intensa e di soffrire ancora per amore del Signore e del prossimo. L'attività svolta da Satoko Kitahara ad Arinomachi aveva già assun­to una dimensione di rilevanza nazionale quando la pro­tagonista, nota ormai in tutto il Giappone come «Maria del Villaggio delle Formiche», moriva alla età di 29 anni il 23 genn. 1958. Fu sepolta nel cimitero di Tokyo dopo un rito funebre cui avevano partecipato alte personalità ecclesiastiche e civili e una folla innumerevole di ammi­ratori riconoscenti.
La fama della straordinaria testimonianza cristiana di Elisabetta Maria Satoko Kitahara si diffuse presto dal Giappone nel mondo. L'Ordine dei Frati Minori Conventuali volle promuoverne la causa di canonizzazione con il consenso dell'arcivescovo di Tokyo, per cui dispose nel 1975 che fosse condotta una inchiesta preliminare sulla fama di santità della serva di Dio. Nel 1981 mons. Peter Seiichi Schiroyanagi arcivescovo di Tokyo istruiva il processo cognizionale, la cui validità è stata dichiarata con decre­to della S. Congregazione per le Cause dei Santi, il 5 ott. 1984. E in corso la compilazione della Positio sulle virtù eroiche della serva di Dio.


Autore:
Ernesto Piacentini


Fonte:
Bibliotheca Sanctorum

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Aggiunto il 2009-04-28

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